Dagli effluenti interrati nuova vita e meno inquinanti

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Prospettive e utilità di una migliore distribuzione dei reflui e dei digestati

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Valorizzare al massimo tutto quello che è disponibile, con elevata efficienza; recuperare e riutilizzare ogni apparente “residuo” a ogni singolo passaggio, facendolo diventare l’inizio di un nuovo processo produttivo.

Il concetto di “rifiuto” in natura non esiste: quello che viene scartato costituisce l’inizio di una nuova catena alimentare per un altro genere di organismo. Così come la Terra è rotonda, la sua economia è naturalmente …“circolare” ! E in origine, oltre che nei sistemi economici più elementari, lo scarto è sempre stato visto come risorsa. A partire dallo scarto per eccellenza, quello che resta dell’alimentazione umana e animale, cioè le rispettive deiezioni. In questo senso nulla da scoprire, si tratta di una innovazione che “ritorna e soprattutto di “un ritorno per il futuro”.

Tornare a distribuire sostanza organica ai suoli con il pretesto della “decarbonizzazione” funzionale a prevenire/mitigare i cambiamenti climatici è peraltro uno dei temi più alla moda, (oltre che meritevole di approfondimenti e discussione in termini scientifici e non di propaganda/greenwashing).

Detto di come l’innovazione sia un concetto “molto” relativo nel tempo, è possibile ora scendere nei dettagli e vederlo applicato nelle diverse situazioni, sia dal punto di vista dell’imprenditore agricolo sia dal punto di vista dell’evoluzione tecnica.

 

Le sinergie sono vincenti

Dal punto di vista dell’azienda, un impiego oculato ed efficiente è solo nell’interesse dell’agronomia e del reddito: il primo passo è vedere l’effluente, meglio se digestato, come un valore. La prima “innovazione” sta ancora qui: passare da una visione in termini di “spandimento” a una, più attenta al conto economico, di “utilizzazione agronomica”.

(*)La bibliografia è disponibile presso l’autore.

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