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Cuccette, pavimenti e raschiatori anche i dettagli contano

Quanto deve essere grande la postazione per il riposo? E quale materiale ci si può mettere sotto? Meglio il fessurato o il pavimento pieno? Un errore nella scelta delle strutture può influenzare per anni la produzione della mandria. Parlano tecnici e allevatori

Ottavio Repetti

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13 Maggio 2011

Accanto all'alimentazione, arredi e conformazione di una stalla sono una delle variabili che più influenzano la salute e le performance della mandria.
Gli aspetti da prendere in considerazione sono due, spesso contrapposti: i costi degli impianti e gli effetti sulla produzione media per capo (oltre che, naturalmente, sulla salute degli animali).
Una scelta che permetta di risparmiare qualche decina di migliaia di euro in fase di costruzione o ristrutturazione delle stalle non è sempre e comunque una buona scelta: se influenza negativamente la produttività (o, peggio, se provoca dolori o patologie negli animali) va senz'altro scartata. Viceversa un investimento che comporti una certa spesa ma al tempo stesso faccia aumentare la produzione potrebbe ammortizzarsi nel giro di pochi anni e cominciare a fruttare da quel momento in poi: non dimentichiamo che una stalla, se ben costruita, è destinata a servirci per 20 o 30 anni.
Dunque va bene l'attenzione al risparmio, ma ponderata dagli effetti prevedibili su performance e stato di salute delle vacche. Senza dimenticare, naturalmente, il benessere animale, che possiamo considerare come una formula che sintetizza quanto scritto sopra: una vacca che “sta bene” è una vacca sana e che, naturalmente, produce di più di una sofferente o anche semplicemente scomoda.
La letteratura scientifica è ricca di dissertazioni su quanto situazioni apparentemente trascurabili – cuccette mal progettate, pavimentazioni sporche o scivolose, ambienti poco confortevoli – possano penalizzare gli animali da questo punto di vista. Dunque, bisogna informarsi e ragionare prima di prendere delle decisioni. In questo servizio ci concentreremo su tre elementi che possono influenzare sensibilmente le condizioni di vita in stalla: cuccette, pavimentazione e sistema di pulizia di quest'ultima.
 

 

IL POSTO DI RIPOSO DEV’ESSERE COMODO
Il posto di riposo, la cuccetta, è uno degli aspetti più importanti nell'organizzazione di una stalla. «Sono finiti i tempi in cui una buona stalla è quella con cuccette ben fatte. Siamo andati oltre. La cuccetta ormai dev'essere ben fatta e ben funzionante a priori, non è più una variabile in discussione», sostiene Pierluigi Navarotto, docente di Costruzioni rurali all'Università di Milano.
Cuccette fatte male spingono la vacca a coricarsi soltanto quando è molto stanca o comunque per il tempo strettamente necessario a riposare e la riduzione del tempo di decubito, come è stato confermato da diversi studi, influisce negativamente sulla produzione di latte, perché la mammella riceve una minor irrorazione sanguigna. Tuttavia, forma e dimensione della cuccetta non sono le sole variabili da considerare. Vediamone altre nel dettaglio.
Quante cuccette
. Nel recente passato – ma è una pratica ancora comune in moltissime stalle – si tendeva a sottodimensionare il numero di poste per il riposo in rapporto alla capacità della stalla. In altre parole, in un box da 100 vacche si facevano (e fanno) 95 cuccette, contando sul fatto che gli animali non sentono l'esigenza di coricarsi tutti assieme, nemmeno nel cuore della notte.
Tuttavia le cose non sono così semplici: l'etologia insegna che in una mandria vi sono esemplari domanti e altri sottomessi: se non c'è posto per tutte, a restare in piedi sono sempre le sottomesse, che pertanto non riescono a riposare a sufficienza.
Non a caso diversi allevatori puntano ormai sull'equazione “una vacca, una posta”. Per esempio i fratelli Zani, titolari di un allevamento da 500 capi a Cigole (Bs): «È vero che gli animali non si coricano mai tutti assieme, tuttavia in alcuni momenti ve ne sono davvero poche in piedi e quindi preferiamo che tutte possano trovare un posto», spiega il capostalla Aurelio Prandini.
Anche Giancarlo Vertua, allevatore bergamasco che ha impostato tutta la stalla in funzione del benessere animale, sostiene la necessità di avere tante cuccette quanti sono i capi presenti nel box.
Fatte come. Non basta che le cuccette siano in numero sufficiente: devono essere anche realizzate secondo criteri ben precisi. Grandi abbastanza per contenere la vacca, per esempio, e con sufficiente spazio davanti perché l'anilmale si possa coricare e alzare agevolmente. Come noto, quando la vacca si corica ha bisogno di allungare la testa e lo stesso vale quando si alza.
Dunque la barriera non può essere messa laddove la cuccetta finisce. Anche il tubo educatore deve essere alto a sufficienza perché l'animale possa passarvi agevolmente sotto con la testa ed è inutile dire che anche la larghezza è importante. Se questi parametri non sono rispettati, le bovine non si coricano oppure si coricano di traverso, sporcando la cuccetta con feci e zampe e provocando un immediato innalzamento delle cellule.
Alcuni progettisti propongono infine cuccette inclinate verso la parte posteriore, nella convinzione che avendo la parte ruminale più alta rispetto al posteriore la vacca digerisca meglio. Inoltre ponendo la mammella più in basso rispetto al quarto anteriore si favorisce l'irrorazione sanguigna, che come abbiamo visto è essenziale per la produzione di latte.
Una soluzione di questo tipo è stata adottata dalla famiglia Bellaviti di Caselle Lurani (Lo), per le sue 315 cuccette a paglia senzamanutenzione.
Quale lettiera. Resta per l'appunto un'ultima questione relativa alle poste di riposo: cosa metterci dentro. La classicapaglia,usataper secoli, oppure nuovimateriali che pur costando di più sembrano dare unmiglior risultato?
«Abbiamo provato molti materiali diversi. Segatura, per esempio, oltre alla classica paglia lunga. Ma tutti davano problemi. Si innescavano facilmente delle fermentazioni e registravamo un tasso di mastiti superiore al dovuto. In effetti, soprattutto in estate, la cuccetta era spesso bagnata, anche a causa della sudorazione dell'animale », spiega il già citato Vertua, che dopo vari tentativi ha optato per la paglia pellettata. «Asciuga più rapidamente della paglia comune ed è più sana, pur avendo un costo tutto sommato paragonabile. Da quando abbiamo iniziato a usarla abbiamo notato un cambiamento notevole sulle cuccette. Su 230 capi in lattazione troviamo al massimo 20 cuccette un po’ sporche e solitamente in zone marginali», spiega l'allevatore, aggiungendo che pulisce la cuccetta ogni giorno e aggiunge pellet due volte la settimana.
Curiosamente, i fratelli Zani hanno fatto il percorso inverso: «Nel 2010 siamo passati dalla paglia pellettata a quella comune, mischiata con carbonato di calcio e acqua. La paglia pellettata è ottima, ma costa troppo. In questo modo dovremmo risparmiare 50mila euro l’anno », ci racconta il titolare. Che, tuttavia, sottolinea come questa scelta abbia portato a un immediato innalzamento delle cellule nel latte, su cui si è dovuti intervenire con altri accorgimenti.
Concludiamo con un allevatore veneto, anch'egli attento al benessere animale. Si chiama Giuseppe Dagli Orti e vive a Villaverla, nell'alto Vicentino. Nella sua stalla ha installato materassini, ricoperti con carbonato di calcio.
«Fino a qualche anno fa usavo la segatura, ma l'ho abbandonata per problemi di approvvigionamento, costo e gestione. Non ho nemmeno preso in considerazione la paglia, avendo pavimento grigliato, e ho provato con il carbonato di calcio. Il risultato è ottimo: nel giro di poche settimane sono scomparse le abrasioni ai garretti, che in precedenza erano abbastanza numerose, e in più ho notato un abbassamento nel numero di cellule». Il materassino, infatti, è una soluzione alternativa alla paglia.
Possono essere di vario tipo: alti, bassi, alveolari, più o meno morbidi e ricoperti con vari materiali.
 

 

PAVIMENTO: PIENO O GRIGLIATO?
Dagli Orti, come abbiamo appena letto, usa un pavimento grigliato nella sua stalla. Lo stesso fanno molti altri allevatori, convinti dai vantaggi di questa soluzione: efficace autopulizia, poca necessità di manutenzione, buona durata.
Eppure, secondo il professor Navarotto il pavimento fessurato non è il massimo. «Può creare problemi ai piedi, soprattutto se non è realizzato secondo tutti i crismi. Inoltre il pavimento pieno presenta un vantaggio ambientale, perché riduce le emissioni in atmosfera. Infatti le deiezioni emettono esalazioni soltanto finché non finiscono nel canale di raccolta, mentre con il grigliato continuano a scaricare in atmosfera anche quando si trovano sotto il pavimento».
Grazie ad accorte pendenze longitudinali e trasversali, continua il docente, i reflui finiscono rapidamente nei canali di scolo.
Tuttavia, visto che il fessurato rappresenta ancora la soluzione più adottata, vediamo come lo si puòmigliorare.
Orientamento e smussamento. I problemi ai piedi nascono soprattutto dalle ferite che le fessure provocano nell'unghia dell'animale.
Una soluzione può essere quella di collocare le tavole grigliate in modo che la fessura sia perpendicolare alla direzione prevalente di marcia. Dunque la vacca percorre il grigliato avendo le fessure che vanno da destra a sinistra: in questo modo è più facile che appoggi il piede sulla parte piena del pavilungo la griglia, procurandosi abrasioni o tagli.
In base a questo principio, pertanto, la direzione delle fessure deve cambiare a seconda della funzione dello spazio: camminamento, area antistante la mangiatoia o zona delle cuccette.
Altro accorgimento assai valido, adottato da alcuni produttori, è lo smussamento degli spigoli vivi delle fessure: un lavoro certosino che riduce però il pericolo di tagli.
Gomma: quasi un pascolo. «Per gli olandesi, il pascolo è la vera infermeria. Portano fuori animali con i piedi distrutti e in pochi giorni sono come nuovi», sostieneGiuseppeDagli Orti, ricordando quanto visto in un viaggio nei Paesi Bassi. Forte di quell'esperienza, DagliOrti ha dapprima aperto l'accesso a un box su terra alle vacche malate e partorienti e in seguito ha collocato su tutta la pavimentazione della stalla ilmateriale più simile al fondo naturale: la gomma. «Una soluzione costosa, ma che consiglio, perché èdavvero ottima».
Della stessa opinione Alessandro Spiller, che con il padre Antonio gestisce un'altra stalla, sempre a Villaverla: «Il pavimento in gomma è stato un grande investimento: sono spariti i problemi ai piedi e abbiamo notato anche un inequivocabile incremento produttivo». Secondo alcuni studi, ponendo la gomma davanti alle mangiatoie si inducono le vacche a sostarvi di più; dunque a ingerire più cibo. Inoltre gli animali sono più attivi anche subito dopo il parto e pertanto si riducono le dislocazioni dell'abomaso.
Infine un'indagine condotta negli Stati Uniti ha dimostrato che la pavimentazione in gomma incrementa la permanenza in stalla, dal momento che abbatte i problemi ai piedi. E per un paese come l'Italia, dove la longevità in stalla non va molto oltre le due lattazioni, non è una cosa da poco.
L'unico limite della gomma, costo a parte, può essere il rischio di confusione sugli spazi di riposo. Per questo alcuni consigliano di lasciare che gli animali si abituino alle cuccette – soprattutto se contemporaneamente si sostituisce la lettiera tradizionale col materassino in gomma – prima di pavimentare l'intera stalla. In questo modo le vacche continueranno a coricarsi nel posto giusto.
C'è poi un altro aspetto da considerare: con la gomma le unghie non si consumano, quindi il pareggiamento va fatto con regolarità. «Per ovviare al problema ho provato, recentemente, alcuni metri quadrati di gomma abrasiva, che dovrebbe simulare l'azione del cemento», dice Dagli Orti.
 

 

LA PULIZIA: ROBOT O RASCHIATORE
Il pavimento pieno, come abbiamo visto, è più comodo e anche ambientalmentepiùsostenibile del grigliato. Presenta però un paio di difetti evidenti. Il primo è la tendenza a provocare scivolamento nelle vacche, con rischio di lussazioni o altri danni agli arti. Per questo i costruttori si stanno orientando su pavimentazioni piene con particolari disegni antiscivolo.
Il secondo difetto è la difficoltà di pulizia: anche con le giuste pendenze, il pavimento pieno tende a sporcarsi, diventando di conseguenza ancor più scivoloso. Inoltre comporta l'adozione di un sistema di sgombero per il fosso di scolo, solitamente rappresentato dal raschiatore.
Anche su quest'ultimo, comunemente detto ruspetta, vi sonodiverse lineedipensiero.
La maggioranza degli impianti adotta il raschiatore mosso da asta rigida: praticamente indistruttibile, ma assai costoso da far muovere.
«Questo comporta che gli allevatori lo azionino conmolta parsiomonia. Di conseguenza le stalle restano sporche e i reflui continuano a riversare ammoniaca nell'aria», spiega il professor Navarotto. Il quale consiglia, piuttosto, il raschiatore a traino flessibile.
«Che sia fune o catena, riduce fortemente i costi energetici e quindi si può attivare il raschiatore molto più di frequente durante la giornata».
Il limite di questa soluzione è nella durata: la catena o la fune, soprattutto se di nylon, presto o tardi si rompono. «Tuttavia sono da preferire all'asta rigida, a mio avviso, e anche al cavo di acciaio. Quest'ultimo, infatti, dura di più, ma se si sfilaccia diventa pericoloso per i piedi delle vacche, dal momento che i fili d'acciaio rischiano di provocare dolorose ferite ai garretti».
C'è infine un'ultima soluzione, da non sottovalutare: il robot. Sentiamo, al proposito, un'esperienza diretta, ancora da Giuseppe Dagli Orti: «L'ho acquistato nel 2007 ed è impostato per pulire la parte antistante alle cuccette. Ogni 40minuti fa il giro della stalla e poi torna al suo posto, senza interferire con la zona di alimentazione, dove potrebbe provocare la fuga delle vacche e quindi ridurre l'ingestione ». Un bel salto di qualità, se si pensa che soltanto 40 anni fa le stalle si gestivano con paglia e forca.