Cronache dal fronte nell’anno della larvata

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Il bilancio di un’annata difficile attraverso la reale esperienza di un’azienda viticola

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Nel corso del 2014, a causa del particolare andamento climatico, la peronospora della vite (Plasmopara viticola) ha colpito duro in molti areali, senza apparenti distinzioni da Nord a Sud. Il nostro punto di vista parte dal caso esemplare di un’azienda della provincia di Bologna. Si tratta di un vigneto di circa 7 ettari ubicato in pianura. È proprio in queste zone infatti che si registrano gli attacchi più insistenti di peronospora. Nelle zone di pianura il clima primaverile è spesso molto umido, risultando ottimale per lo sviluppo del patogeno. Viceversa nelle zone montane, pedecollinari e collinari, tendenzialmente più ventilate ed asciutte, la peronospora, pur rappresentando comunque un potenziale pericolo per la coltura, assume, di solito, una virulenza inferiore ed il controllo risulta normalmente più agevole. Generalizzare è comunque difficile: le strategie di difesa sono estremamente complesse in funzione delle numerose variabili climatiche che entrano in gioco, nonché per il ruolo che possono giocare condizioni climatiche locali (microclimi) nel condizionare l’attività del fungo. In questo contesto, la peronospora della vite, può determinare gravi danni alla coltura quasi ovunque nel nostro Paese e rimane il nodo centrale per la difesa anticrittogamica della vite. Il caso reale da cui partono le nostre considerazioni aderisce ai disciplinari di Difesa Integrata Avanzata (Dia) predisposti dalla Regione Emilia-Romagna (va ricordato che nelle norme tecniche specifiche per la Dia non è autorizzato l’impiego del mancozeb su vite). I vitigni coltivati sono i seguenti: Pignoletto, Montuni, Lambrusco e Cabernet.

La scelta della strategia

Per la scelta della strategia di difesa antiperonosporica si è fatto riferimento ad alcuni fattori:

  1. l’epidemia è legata ad un susseguirsi di infezioni primarie;
  2. il superamento della soglia di rischio, calcolato anche con il supporto del modello previsionale (si veda riquadro), ci dice quando devono iniziare gli interventi chimici;
  3. il proseguimento della difesa è legato alle condizioni climatiche necessarie per la produzione dei macrosporangi ed il rilascio delle zoospore sulla vegetazione suscettibile;
  4. fase fenologica in cui si trova il vitigno.

In riferimento a queste ultime possiamo individuare tre fasi: –   il periodo che va dall’inizio dell’attività vegetativa fino alla prefioritura; –   la fase dalla prefioritura alla allegagione; –   dall’allegagione avvenuta fino alla raccolta. Nel momento in cui si verifica una pioggia infettante ha inizio il periodo di incubazione che vedrà al suo termine la comparsa della tipica sintomatologia della malattia: –   macchia d’olio sulla pagina superiore della foglia; –   muffa biancastra sulla pagina inferiore della foglia (in presenza di elevata umidità); –   muffa biancastra sui grappoli. Quest’ultima è costituita dalle fruttificazioni agamiche (sporangi) che liberano zoospore in grado di dare il via alle infezioni secondarie, quest’ultime possono anche prendere avvio anche in assenza di piogge, con bagnature della vegetazione (nebbie, rugiade). In fase tardiva, sulle foglie vecchie colpite da peronospora si formano delle piccole macchie nella pagina superiore, in corrispondenza delle quali è visibile, nella pagina inferiore, una muffa bianca “rasata” (peronospora a mosaico).

 Le sostanze attive

Numerosi prodotti sono stati messi a punto per la protezione della vite così come molto articolate sono le strategie che si possono attuare secondo varie combinazioni di prodotti a diverso meccanismo d’azione, per limitare il rischio di resistenza. Si possono così distinguere 6 gruppi di sostanze attive a disposizione dei viticoltori per attuare razionali strategie di difesa integrata:

  1. contatticidi o prodotti di copertura (prodotti rameici, ditiocarbammati: mancozeb, propineb, metiram e dithianon) agiscono per contatto con un meccanismo d’azione multi sito. Si segnala che nel disciplinare di difesa integrata vite il mancozeb è limitato a soli 3 interventi all’anno;
  2. citotropici traslaminari (cimoxanil, dimetomorf, zoxamide, cyazofamid, mandipropamide, flupicolide, benthiavalicarb, valiphenal e amisulbrom) penetrano i tessuti e raggiungono il parenchima;
  3. sistemici (metalaxyl e benalaxyl e iprovalicarb) sono assorbiti e traslocati all’interno della pianta garantendo la protezione anche della vegetazione in accrescimento;
  4. inibitori della respirazione mitocondriale (Qoi) (pyraclostrobin, famoxadone, fenamidone) sono attivi a livello della respirazione cellulare con un meccanismo monosito;
  5. induttori di resistenza sono attivi direttamente sul fungo attraverso l’attivazione delle difese naturali della pianta con la particolarità di fosetil-Al di essere considerato come lo standard di riferimento per la protezione delle foglie apicali dei germogli e delle femminelle e dotato di elevata sistemia;
  6. ametoctradina ad innovativo meccanismo d’azione con attività cero-dinamica.

Nel momento in cui si verifica una pioggia infettante il vigneto può essere già protetto da un trattamento effettuato preventivamente, oppure può essere “scoperto”. I trattamenti preventivi possono essere effettuati sulla base delle previsioni di piogge, oppure nell’ambito di una strategia che prevede di effettuare i trattamenti a turno fisso nelle situazioni di maggiore rischio; in entrambi i casi si cerca di evitare l’insediamento del fungo. Nel caso di vigneto non protetto si realizza l’infezione; a questo punto occorre valutare attentamente lo sviluppo del periodo di incubazione del fungo che può variare da 4 a 15 giorni ed è fortemente influenzato da umidità relativa e temperatura.

La successione dei trattamenti

In base a tutte queste considerazioni (e a quelle espresse nei riquadri), nell’azienda di pianura scelta come riferimento, e orientandosi in base alle fasi di sviluppo del Pignoletto, la stagione si è aperta con un intervento a base di dimetomorf+rame il 16 aprile in corrispondenza con un adeguato sviluppo della vegetazione (germogli lunghi 8-10 cm) e ripetuto dopo circa 9 giorni il 25 aprile (grappoli visibili). A seguire sono stati effettuati due interventi con la miscela fenamidone+ipro-valicarb+fosetil-Al rispettivamente il primo maggio (grappoli separati) e il 12 maggio nelle fase di racimoli distanziati. È stato poi eseguito in data 24 maggio (fioritura) un trattamento a base di cimoxanil+zoxamide+fosetil-Al. L’inserimento costante di fosetil-Al nelle miscele impiegate in questo periodo ha tutelato il vigneto con particolare riferimento alla protezione degli apici e delle femminelle. Successivamente sono stati effettuati due interventi con ametoctradina+metiram il 13 giugno (mignolatura) e successivamente con rame+fosetil-Al il 27 giugno (pre-chiusura grappolo).

 Le contromisure per le piogge estive

Tutti i rilievi effettuati nel vigneto fino al termine di luglio hanno segnalato solamente una sporadica presenza di macchie di peronospora su foglie. Successivamente, visto anche il perdurare delle piogge, si è continuato a trattare con prodotti contenenti solo rame sotto forma di ossicloruro il 14 luglio (chiusura grappolo), mentre il 31 luglio e l’8 agosto (invaiatura) con formulati a base di rame solfato neutralizzato con calce (poltiglia bordolese). Tale impostazione ha consentito una buona protezione dalla peronospora, fatto salvo la presenza di infezioni secondarie solo su femminelle. L’andamento climatico 2014, caratterizzato da frequenti piogge durante tutto il periodo primaverile-estivo, ha creato notevoli problemi sotto l’aspetto fitosanitario. In particolare, il susseguirsi di eventi infettivi, hanno determinato una diffusa presenza di infezioni di peronospora, sia su foglie che su grappoli, specie chi non ha trattato correttamente. Il caso considerato rappresenta una delle tante possibilità operative che è possibile metter in campo per proteggere il vigneto dalla peronospora. L’utilizzo delle varie sostanze attive deve rientrare in uno schema complessivo dove vengono sfruttate, nel corso della stagione, le potenzialità dei meccanismi d’azione così da sottoporre la popolazione del fungo a diverse pressioni selettive. Costante osservazione del vigneto, integrata con la verifica dell’andamento meteorologico, del modello previsionale relativo ed impiego corretto delle sostanze attive disponibili sono le premesse per un’efficace difesa integrata dalla peronospora della vite.   * Centro Agricoltura Ambiente “G. Nicoli”   Foto di Luca Marzocchi Visualizza l’articolo completo di Terra e Vita n. 12/2015