Crittogame sulle insalate

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Nel generico gruppo delle “insalate” rientrano ortaggi a foglia come lattughe, scarole, indivie e cicorie, mentre nel gruppo improprio delle “lattughe simili” sono incluse valerianella e rucola. In questi ultimi anni si è assistito ad un notevole incremento delle superfici coltivate con questi ortaggi anche grazie al successo riscosso dalle produzioni destinate alla cosiddetta “quarta gamma”. Tale intensificazione colturale non poteva non portare alla comparsa di problemi fitopatologici nuovi, talvolta anche assai gravi.

Trattandosi di ortaggi a foglia, le infezioni prodotte da agenti patogeni (funghi e batteri) e gli attacchi di insetti fitofagi a carico della parte aerea, riescono a compromettere in parte o del tutto il valore commerciale del prodotto.

In questo contesto la difesa fitosanitaria assume un ruolo strategico e presuppone l’adozione di tutte quelle pratiche agronomiche – ampie rotazioni colturali, impiego di materiale vivaistico sano, varietà resistenti e/o tolleranti, equilibrate concimazioni, giusta densità di trapianto, acqua irrigua in relazione alle reali necessità delle colture – che consentono di ridurre il rischio fitosanitario. Inoltre è indispensabile il costante monitoraggio delle coltivazioni per poter intervenire tempestivamente con agrofarmaci caratterizzati da un favorevole profilo ecotossicologico e da tempi di carenza sufficientemente brevi. Le avversità di natura fungina più temibili nella stagione autunno-vernina, sia in pieno campo sia in ambiente protetto, sono la peronospora ed il marciume del colletto.

La peronospora è in grado di colpire quasi tutte le insalate, risultando peraltro particolarmente dannosa su lattuga. Interessa soprattutto le coltivazioni autunno-vernine, divenendo particolarmente dannosa nelle regioni e nei periodi a clima fresco e umido. L’agente causale della malattia presenta una specializzazione biologica molto spinta, con la presenza di diverse razze fisiologiche, e può conservarsi sui semi, anche se la trasmissione del patogeno attraverso semi infetti non è mai stata considerata rilevante per la sua diffusione. Dal punto di vista fitoiatrico il primo trattamento anticrittogamico, da effettuarsi sulle varietà particolarmente recettive, deve essere praticato 8-10 giorni dopo il trapianto mentre i successivi vanno cadenzati in funzione delle condizioni climatiche (pioggia, elevata umidità relativa e temperatura) e della persistenza del fungicida impiegato nelle operazioni di difesa.