Crescita sostenibile se corre in rete

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Produrre di più con meno risorse rispettando
l’ambiente è il mantra dell’intensificazione
sostenibile, uno degli obiettivi
strategici della Fao in vista del boom
delle bocche da sfamare nel mondo.
Dal punto di vista ambientale l’Italia è ai primi
posti sostiene Agri2000 nell’8°rapporto
dell’Osservatorio innovazione impresa agricola.
Vedi ( fig. 1) i casi di bietola (rese,+32%)
e patata (+30%) a fronte della flessione di
azoto (-33%) e agrofarmaci (-54%). Anche
le nostre superfici “rendono” di più: siamo la
dodicesima agricoltura nel mondo (43,8 mld
di $) con lo 0,3% dei terreni: la Francia fa meglio
(74,9 mld), ma su una superficie doppia.

L’altra faccia della medaglia è quella economica:
“Si è lavorato molto sulla qualità, siamo
primi in Europa per dop e igp, ma senza
impatti significativi sui bilanci aziendali. Anzi
il nostro valore aggiunto è negativo” ha detto
Ciro Lazzarin, Economics & food chain
division leader di Agri 2000. Scontiamo infatti un saldo in rosso tra import ed export
con l’Italia nel gruppo dei paesi forti importatori,
circa 7 miliardi di $ nel 2010-2012. Importiamo
soprattutto da Spagna e Francia,
nostri principali fornitori di commodity.

E non reggiamo il confronto con i paesi emergenti.
Agri2000 enfatizza la staticità
con una partita Italia-Brasile negli ultimi
20 anni (dal 1990 al 2012). Vince il Brasile,
in pieno boom, con un incremento delle
superfici coltivate del 14% (30milioni di
nuovi ettari) e delle rese del grano (+93%).
Italia: superfici -18%, rese +24% anche se
le nostre sono molto superiori ai 23 q/ha
brasiliani.

La crisi e i suoi effetti

Intanto soffriamo la crisi in modo pesante:
12,2 milioni di ettari coltivati (-18% in 20 anni);
calano anche le imprese e la forza lavoro;
aumenta invece l’età degli addetti (solo
il 12% ha meno di 35 anni).

Pensiamo al futuro: come ridurre il saldo negativo?
Di cosa hanno bisogno le imprese
per innovare processi e prodotti? Più rete
secondo Camillo Gardini, presidente di Agri2000,
che precisa: “La sfida del momento
è soprattutto organizzativa più che produttiva.
Ci sarebbe spazio per un incremento di
produzione del 20%”.

Chi fa rete oggi? Il 29% delle aziende nel
settore dei seminativi, il 38% per frutta e vite,
il 29% nelle orticole. L’aggregazione più
semplice (fig. 3) è l’acquisto di mezzi tecnici:
“È il classico punto di partenza – sottolinea
Lazzarin –. Poi si passa ai mezzi meccanici
quindi alla manodopera sino a gestire assieme
l’intero processo produttivo: le jointventure
agricole si vanno diffondendo (meno
del 30% delle imprese), ma non sempre
si trasformano in società vere e proprie (restano
accordo verbale nel 64,5% dei casi),
scritto (24,5%). Per crescere vanno cercate
forme più strutturate di aggregazione (solo
l’11% dei casi è una società semplice o
altra forma.

Poca consulenza

Anche l’acquisto di consulenza o servizi
si limita al 43% delle aziende: molto bassa
la percentuale di chi ricorre a enti pubblici
(7,8%) o università (4%) mentre il 29% si avvale
di consigli tecnici e il 21% economicocommerciali.
Ai primi posti le grandi aziende
(oltre 500mila €), in primis quelle orticole
(69%). L’accesso al mercato (fig. 2) evidenzia
la contraddizione: il 61% lo fa attraverso
cooperative o consorzi: non sono forse
reti? Rimandiamo la risposta.

È qui che, secondo Agri2000, c’è lo spazio
per la crescita della competitività dell’agricoltura
italiana. E della sostenibilità: “Il punto
più trascurato è la sostenibilità economica”. Non a caso un quarto delle aziende non
fa alcuna valutazione di redditività.

Nel frattempo le aziende vanno in rete in
modo virtuale: cresce l’utilizzo delle tecnologie per viaggiare on line. Smartphone
o tablet sono strumento di lavoro nelle aziende
più grandi (72%), zootecniche(70%),
condotte da laureati (63%).

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