Credito ad hoc per l’imprenditoria agroalimentare

Plant and money.

Arriva dalla Bei, ma ci vuole anche l’appoggio delle banche locali. E le imprese cominciano a capire che è meglio diversificare l’offerta che delocalizzare

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«I contributi a pioggia, a fondo perduto, non ci sono quasi più. E questo è un bene per il sistema agroalimentare. Quando le imprese nascono in virtù dei contributi, inevitabilmente sono destinate a morire». Lo ha affermato l’economista Gianluca Bagnara introducendo il convegno sugli strumenti della Bei tenutosi recentemente a Cesena. «Il nostro settore ha aggiunto Bagnara – ha le potenzialità per attrarre capitali esteri e svilupparsi ulteriormente. Ma sembra quasi che preferiamo essere subfornitori di merci e servizi. Un esempio: gli olandesi non hanno nulla se non una spiccata capacità progettuale. E poi si servono delle nostre tecnologie per vendere i loro progetti in tutto il mondo. Noi italiani abbiamo tutto, ma ci manca lo spirito giusto per proporre progetti di ampio respiro». Ferran Minguella, responsabile dei finanziamenti per l’Italia della Bei, è stato chiaro: la banca per cui lavora è in grado di finanziare progetti anche in campo agroalimentare, ma serve comunque una banca partner locale che svolga il lavoro di analisi del progetto. E sono 28 i gruppi italiani con cui ha rapporti la Bei. «I nostri finanziamenti – ha affermato Miguella – sono dell’ordine di qualche milione di euro ognuno. Chiaro che deve trattarsi di progetti di un certo spessore, spesso presentati da più aziende che si mettono insieme. Se l’investimento non supera i 25 milioni di euro, potenzialmente può essere finanziato interamente con il credito».   Leggi il “Dossier Credito” completo su Terra e Vita 28/2015 L’Edicola di Terra e Vita