Contoterzisti: per le attività connesse occorre più chiarezza

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Evidenziate possibili situazioni di concorrenza sleale

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«Oggi vogliamo tentare di dare un contributo determinante nella comunicazione e nell’informazione in merito alla norma, possibilmente nel delineare ciò che si può legittimamente fare e cosa è diversamente da evitare, quali sono le opportunità, ma anche i limiti delle attività connesse, perché si possa arrivare a un rispetto e a una collaborazione fra operatori, aziende agricole e contoterzisti». È in questa parte dell’intervento di Raffaele Viaggi, presidente di Unima Ferrara, che si coglie il senso del convegno organizzato da Unima Ferrara e dalla Federazione Emilia Romagna Imprese Agromeccaniche su opportunità e limiti delle attività connesse, con particolare riferimento al loro legame con la prestazione di servizi. Preceduto dai saluti di Nicola Rossi, assessore all’Agricoltura della provincia di Ferrara, e da Mauro Giannattasio, segretario generale della Camera di Commercio di Ferrara, Viaggi ha confermato come la prestazione di servizi rientri nella sfera dell’agricoltura secondo appunto quanto dice la normativa (art. 2135 del Codice Civile), ma allo stesso tempo ci sono tre aspetti essenziali da rispettare per la multifunzionalità delle aziende agricole in regime di connessione: la normalità dell’utilizzo in azienda delle macchine, la prevalenza dell’impiego delle stesse in azienda e soprattutto la proporzione della potenzialità delle macchine rispetto all’azienda stessa. Il delicato compito di fare chiarezza è stato affidato al fiscalista tributarista più esperto del settore, Gian Paolo Tosoni, che ha cercato di sgombrare subito il campo da possibili dubbi. «Quando si parla di attività connesse – ha esordito – non si parla di conto terzi, ma di agricoltura e delle relative norme speciali, con una serie di agevolazioni di vario genere, fiscali e previdenziali. Le attività connesse imprimono a quelle agricole un maggiore valore aggiunto (trasformazione, manipolazione, commercializzazione ecc.), con limiti ulteriori forniti dall’Agenzia delle Entrate per evitare abusi (circolari 44E/2002 e 44E/2004). L’intento del legislatore era quello di spronare l’agricoltore ad ampliare i suoi orizzonti e di aiutarlo ad ammortizzare meglio le macchine. Nel caso specifico delle prestazioni di servizi, ci sono due requisiti da rispettare: il soggetto agricolo deve essere quello che svolge attività connesse e i servizi devono essere effettuati con mezzi e risorse prevalentemente usati nell’azienda agricola. Inoltre, le attività connesse non devono superare per dimensione, capitali e risorse umane quelle dell’attività agricola e tantomeno potrà essere considerata attività connessa quella svolta con mezzi e/o risorse sproporzionate alle reali necessità dell’azienda agricola o mezzi e manodopera non inerenti al piano colturale adottato. Sotto il profilo fiscale – ha concluso Tosoni – le attività connesse non rientrano nel reddito agrario e sono soggette al regime forfetario del 25%». Il parere di Unima Le “reazioni” del mondo sindacale degli agromeccanici non si sono fatte attendere e non proprio all’insegna della piena soddisfazione. «Quanto riferito da Tosoni è vero – ha commentato Massimo Alberghini Maltoni, Vice Presidente Unima – ma la realtà è che la norma è stata applicata in maniera distorta: nelle organizzazioni agricole purtroppo qualcuno consiglia di tassare le attività connesse a reddito agrario o addirittura di non fatturare». E il presidente di Unima Silvano Ramadori ha calcato la mano: «La norma non è chiara. Per quale motivo ci sono canali preferenziali che creano iniquità e distinzioni inutili? Aggiungo anche che non è ammissibile che i Psr agevolino chi fa attività connesse. Abbiamo chiesto come Cai (Coordinamento agromeccanici italiani) un incontro alla Commissione Finanza per fare chiarezza sul tema». Gli interventi conclusivi dalla platea hanno infine lamentato il fatto che nessuno controlla se le aziende agricole si muovono in effetti entro il perimetro concesso dalla norma, creando quindi casi di concorrenza sleale.