Con il fitoseide stop al ragnetto rosso

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Phytoseiulus persimilis controlla con efficacia lo sviluppo del fitofago in razionali piani di difesa integrata e biologica

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Il ragnetto rosso (Tetranychus urticae) è un fitofago che rappresenta una minaccia generalizzata per le colture; gli agricoltori lo conoscono molto bene e devono sostenere uno sforzo continuo per proteggere la loro produzione.

D’altra parte l’industria chimica sviluppa, in una sorta di sfida continua, sempre nuove molecole con meccanismi di azione originali e complessi da mettere a disposizione delle aziende agricole.

in questo contesto si inserisce l’alternativa dell’utilizzo di tecniche di lotta biologica, che su alcune colture sono applicabili su ampia scala: fragola, pomodoro, cocomero, melone, peperone.

Queste tecniche sono incentrate sullo sfruttamento delle qualità dell’acaro predatore fitoseide: Phytoseiulus persimilis. Si tratta del predatore principe del ragno rosso in tutti gli areali e le colture in cui il fitofago è presente. Inoltre, è uno degli ausiliari più studiati e sperimentati in campo nelle varie condizioni di coltivazione. Le popolazioni selvatiche sono estremamente rarefatte sia al nord che nelle regioni del centro-sud a causa dell’estrema semplificazione dell’agroecosistema e, soprattutto della tendenza a compiere una “pulizia completa” (un vero e proprio azzeramento) quando si ha intenzione di iniziare una coltivazione orticola intensiva. Questo determina una situazione dove il ragno rosso ha le risorse per sopravvivere in qualche modo sul luogo o comunque può sempre rientrare da fuori sfruttando diversi mezzi (piante dal vivaio, vento, ecc), mentre le popolazioni degli ausiliari selvatici, estremamente indebolite e rarefatte non sono in grado di svolgere il loro ruolo naturale di limitazione dello sviluppo del fitofago.

Il fitofago

Il ragnetto rosso comune (T. urticae) sverna come femmina sola o in gruppi in ripari vari e alla ripresa dell’attività (8-12°C) fino a 30 generazioni in serra.

Le uova sono sferiche, translucide –gialle e dono deposte sulle foglie delle colture attaccate; la larva è subglobosa di colore giallo-rosa. Alle condizioni ottimali con temperature di 30-32°C sono sufficienti 8-10 giorni per completare un ciclo.

Il danno determinato da questo fitofago è di tre tipi:

– svuotamento delle cellule;

– riduzione dell’attività fotosintetica;

– rugginosità sui frutti.

La sintomatologia caratteristica della presenza del ragnetto è rappresentata da un ingiallimento e decolorazione delle foglie a cui può seguire, nei casi più gravi, una filloptosi.

Le femmine del fitoseide (P. persimilis), con il corpo piriforme di colore arancio brillante, sono invece leggermente più grandi del ragnetto rosso e molto mobili. La capacità di ricerca è elevata ed è in grado di esplorare grandi superfici. In condizioni normali lo sviluppo è più rapido rispetto a quello della sua preda. Le uova del fitoseide, che presentano un diametro nettamente maggiore rispetto a quelle del ragnetto, sono di colore rosa aranciato e pertanto risultano facilmente identificabili. L’intervallo ottimale per la fecondità delle femmine si registra tra 17 e 28 °C.

Il fitoseide preda tutti gli stadi di sviluppo del ragnetto rosso.

Le condizioni climatiche all’interno dei tunnel plastici costituiscono quasi sempre un fattore determinante per l’esplosione dell’attacco. Nelle giornate soleggiate di fine inverno-inizio primavera i livelli di umidità relativa raggiungono valori bassissimi e il microclima risulta assai favorevole al fitofago; la gestione dei parametri climatici è in grado di influenzare la gestione dell’equilibrio tra preda e predatore. E’ quindi assolutamente indispensabile interagire con gli abbassamenti di umidità che favoriscono il ragnetto rosso rispetto al fitoseide, sia per lo sviluppo, sia per la capacità di movimento e di esplorazione delle parti più esposte della pianta.

La strategia di introduzione del predatore deve prendere il via molto precocemente e frazionata in più introduzioni periodiche, per permettere al fitoseide di infeudarsi e moltiplicarsi sulla coltura anche in presenza di bassissime presenze del fitofago e soprattutto prima che la popolazione del ragnetto raggiunga livelli di pericolosità.

Il lancio

La distribuzione (il lancio) dei predatori sulla coltura deve essere molto accurata, per non correre il rischio di tralasciare zone della serra in cui il ragnetto rosso non è ancora visibile, ma già presente. Infatti se il movimento lungo la fila è agevolato dalla continuità di vegetazione, le possibilità di spostamento laterale da una bina all’altra sono più ridotte. La durata del periodo di introduzione e le quantità di predatore da utilizzare sono influenzate dall’andamento climatico; periodi stagionali caratterizzati da lunghi periodi di bassa umidità relativa (inferiori al 60%) favoriscono lo sviluppo del ragnetto rosso e la velocità del suo ciclo riproduttivo. In queste condizioni più che usare un maggior numero di predatori, assumono grande rilevanza alcune tecniche agronomiche che possono favorirne l’attività, tra cui l’arieggiamento, l’ombreggio delle serre e le nebulizzazioni con acqua. In particolare queste ultime, facendo aumentare l’umidità relativa offrono una vantaggio determinante per l’insediamento del fitoseide.

Il ricorso alle tecniche di difesa biologiche per il ragnetto consente al produttore di mettersi al riparo dai possibili fenomeni di resistenza legati ad un esclusivo ricorso alla difesa chimica; rischio per altro molto elevato per un fitofago in grado di compiere fino a 30 generazioni in un anno in serra. Inoltre si prospetta la commercializzazione di frutti di qualità e con minori rischi di inquinamento da residui di antiparassitari.

La difesa biologica contro il ragnetto rosso è una possibilità concreta che, se ben applicata, consente di affrontare in maniera ottimale un obiettivo chiave della coltivazione della fragola; mantenere un fitofago così pericoloso in equilibrio senza danni alla coltura.