Commissione europea, giochi aperti per il 14 marzo

Flag of European Union

Da Bruxelles – Le forze in campo e le alleanze storiche in via di formazione al Consiglio agricolo

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Fumano i cervelli alla Commissione europea, accesi dalle affermazioni del Commissario Phil Hogan dello scorso 15 febbraio, quando il boss dell’agricoltura ha aperto a soluzioni per rispondere alla crisi che sta attanagliando diversi settori agricoli dell’Unione europea. Il 25 febbraio era la data limite per gli Stati membri per inviare alla Commissione idee e proposte: tutti hanno svolto il loro compito. Ora spetta proprio alla squadra di Hogan mettere in campo proposte concrete in vista della discussione chiave del 14 marzo tra i Ministri agricoli dell’Unione europea.

 

La Germania e il fronte del no(rd)

Le proposte italiane e francesi (su cui torneremo) sono note; ultime in ordine di arrivo sono le proposte tedesche, su cui vale la pena soffermarsi con maggiore attenzione; non siamo naïf, i voti contano. Berlino spinge la Commissione ad adottare un secondo “pacchetto di crisi” che, come quello dello scorso autunno, cerchi di risolvere i problemi di cassa. Opzione condivisa da una decina di paesi. Ma i (non) risultati dell’ultimo pacchetto dovrebbero suonare da campanello d’allarme piuttosto che servire da esempio.

Netta, invece, l’opposizione tedesca a qualsiasi tipo di controllo dei volumi di produzione nel settore lattiero-caseario che, assieme a un inauspicato aumento del prezzo di intervento, “darebbe un segnale sbagliato agli agricoltori”.

Il fronte del “no” alla limitazione del libero mercato è allargato a Irlanda, Regno Unito, Danimarca, Olanda e Svezia, non proprio gli ultimi arrivati in termini di “peso politico” in Consiglio

Tuttavia, confrontando tutte le proposte, un’ipotesi di regolamentazione della produzione potrebbe prendere comunque corpo, anche in virtù della promessa di Hogan di «esaminare gli strumenti di regolazione dei volumi».

 

La Francia e gli ‘amici’ di Le Foll

La Francia, è noto, propone un sistema di riduzione volontaria della produzione nel settore del latte, attraverso tre diverse “strade” tecnicamente percorribili a legislazione costante. Il Ministro Stéphane Le Foll sembra ottimista, forte del sostegno di Portogallo e Belgio, pienamente allineati, ma anche di Spagna, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Cipro, non cosi lontani dalle idee di Parigi. E Grecia e Austria sarebbero pronte a salire sul carro. E l’Italia?

Si prospettano accese discussioni: Le Foll dovrà fare i conti con i numeri del “fronte del nord”: si andrà alla conta?

 

Latte, partita chiave

Per rimanere nel settore latte e allevamento, almeno la metà dei Ministri chiede il mantenimento e il miglioramento del regime degli aiuti all’ammasso privato (per latte, ma anche per formaggi e suini), mentre perde adepti la proposta di un aumento del prezzo di intervento, di cui rimangono strenui sostenitori Polonia, Francia, Portogallo e Repubblica Ceca.

Ma non c’è solo il latte, si diceva. Per restare in Germania, il Ministro Christian Schmidt si è allineato alla richiesta, molto condivisa, di un innalzamento temporaneo della soglia per la concessione di aiuti de minimis; per molti il limite dei 15.000 euro per azienda per tre anni andrebbe raddoppiato. E anche su questo la Commissione potrebbe essere ricettiva.

Tutti concordi poi sul fatto che il futuro della nostra agricoltura non può prescindere dal miglioramento del commercio, sia da un punto di vista politico, con un appello a trovare una soluzione all’embargo russo (anche sanitario), che da un punto di vista tecnico: Hogan ha già fatto intendere che lavora su una regolamentazione orizzontale dello strumento del credito all’esportazione, a oggi applicato a macchia di leopardo (solo in quattro paesi nel settore agricolo). Tra i maggiori sostenitori di questo strumento Germania e Regno Unito, ma si tratta di un’idea largamente condivisa.

Altro elemento importante ai fini del commercio interno e internazionale, la richiesta di regole chiare sull’etichettatura dell’origine dei prodotti trasformati, del latte e della carne, con i Ministri di Francia, Regno Unito e Austria in particolare, ben allineati all’Italia.

Molte le misure proposte anche nel settore dell’ortofrutta, dall’aumento del prezzo di ritiro, con richieste di rivederne anche il funzionamento nel suo complesso, fino alla richiesta di introduzione di clausole di salvaguardia nel settore del pomodoro (con la Spagna che “allunga” l’asse Roma-Bruxelles).

 

Gli esiti possibili

Proviamo a leggere la palla di cristallo, pur appannata. Pensiamo di non sbagliare immaginando un esito duplice: la proposta, a breve, di misure immediate (su ammasso privato e misure eccezionali per l’ortofrutta, interventi sul de minimis, semplificazione per gli anticipi Pac anche per il 2016 e flessibilità nelle modifiche dei Psr, soprattutto per misure di gestione delle crisi, interventi sul commercio per i crediti all’esportazione), ma anche un tentativo di cercare consensi su misure a medio termine, in particolare per la gestione della produzione del latte a livello Ue, per strumenti finanziari per alleggerire gli interessi sui prestiti, con intervento della Bei.

Giochi e scommesse aperte con la speranza che quanto uscirà dal Consiglio del 14 marzo aiuti veramente a superare i problemi, contingenti e strutturali, dell’agricoltura europea.

 

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