Come ottenere piante a misura di macchina

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Continua la sperimentazione per un’olivicoltura sempre più meccanizzata. La sperimentazione ha per ora dimostrato che la micropropagazione non riduce la vigoria delle piante, requisito fondamentale per gli impianti superintensivi

L’articolo Come ottenere piante a misura di macchina è un contenuto originale di Olivo e Olio.

La meccanizzazione e la pedonalizzazione rappresentano i binari sui quali da mezzo secolo viaggia la moderna frutticoltura, con diverse destinazioni: la riduzione dei costi colturali, il miglioramento della qualità in senso lato, la massimizzazione dell’efficienza d’uso delle risorse naturali (sole, terra, acqua, nutrienti) e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Questi binari sono preclusi ancor oggi all’olivicoltura, che invece è ferma alle stazioni ideologiche della non-scienza e della non-economia, per precisi motivi culturali e di interessi partigiani, lontani dal campo e dal frantoio. Se, infatti, i sistemi colturali sono stati rivoluzionati per rispondere alle esigenze prima evidenziate nel caso delle specie arboree per il consumo fresco (basti pensare a quanto è avvenuto per il melo e il pesco) quanto più ciò avrebbe avuto motivo di accadere per le specie arboree da industria, come l’olivo.

I percorsi da intraprendere sono diversi, ma è certo che anche in olivicoltura la meccanizzazione passa necessariamente attraverso l’introduzione di sistemi colturali costruiti intorno alla macchina. Col modello di olivicoltura superintensiva la produttività del lavoro di raccolta meccanica in continuo risulta pari a 20 t/g/op, cioè quasi 100 volte maggiore rispetto ai metodi di raccolta meccanica con macchina scuotitrice di tronco.

La questione varietale, tuttavia, rimane il punto cruciale per la sostenibilità agronomica, economica ed ambientale dell’olivicoltura superintensiva. Le varietà di olivo adatte ad essere coltivate secondo questo innovativo sistema colturale devono possedere precisi requisiti, vegetativi e produttivi, tipici delle varietà a medio-bassa vigoria.

Richieste varietà a bassa vigoria

Il Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università di Bari Aldo Moro ha messo a dimora nel 2006 presso il Centro didattico sperimentale “Martucci”, di Valenzano (Ba), un oliveto sperimentale ad alta densità (1.670 alberi per ettaro) con 15 differenti varietà: 12 italiane e 3 estere, 2 spagnole ed 1 greca. L’obiettivo principale di questa sperimentazione pluriennale, ancora in corso, è quello di individuare varietà italiane adatte alla coltivazione in oliveti superintensivi. Dopo dieci anni di osservazioni, le cultivar italiane hanno mostrato, in generale, medio-alta vigoria e, quindi, ritardo nell’entrata in produzione e bassi livelli produttivi. Solo Fs-17 e Nociara hanno mostrato le prestazioni produttive più vicine alle cultivar di riferimento. Seguono Coratina e Peranzana, delle quali è noto il vigore più contenuto rispetto al panorama varietale nazionale, e che potrebbero essere definite cultivar adatte “con limitazioni”. In considerazione dell’ottimo livello apprezzamento che riscuotono i loro oli, non solo al livello nazionale, sarebbe utile individuare strategie che permettano di superare tali limitazioni, legate sia al livello produttivo sub-ottimale e sia soprattutto a parametri vegetativi. Una strategia potrebbe essere quella di mettere a punto una gestione della chioma ‘su misura’ per queste varietà. Altro percorso potrebbe essere quello della riduzione della vigoria tramite il miglioramento genetico e/o l’uso di portinnesti nanizzanti: ma entrambi richiedono investimenti congrui in ricerca e sperimentazione, con risultati applicativi a medio-lungo termine. La riduzione della vigoria di una cultivar consentirebbe una precoce entrata in produzione e la riduzione della taglia degli alberi, che si renderebbero in tal modo idonei alla meccanizzazione e alla pedonalizzazione, pur con la probabile contrazione della longevità del frutteto.

 

Leggi l’articolo completo su Olivo e Olio n. 4/2016 L’Edicola di Olivo e Olio