COLTURE OGM. Coesistenza sempre al palo

SEMINATIVI. Ennesimo slittamento in Conferenza Stato-Regioni delle linee-guida
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Le linee guida per le norme regionali di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate rimangono ancora una volta, e forse definitivamente, confinate nei cassetti della Conferenza Stato-Regioni che nella sua ultima riunione dell’8 settembre 2010 ha deciso di rinviare al 30 settembre 2010 ogni valutazione.

Questo ultimo rinvio che peraltro non lascia prevedere che per quella data la questione sarà risolta, arriva dopo che la nomina di Giancarlo Galan a Ministro per le politiche agricole alimentari e forestali, aveva fatto intravedere la possibilità di una revisione della politica di completa chiusura agli Ogm manifestata dall’ex ministro e ora Governatore del Veneto Luca Zaia.

Ancora una volta quindi, in Conferenza Stato-Regioni prevalgono le ideologie politiche sulle questioni tecniche che il Ministro Galan, come aveva lasciato capire, intendeva portare avanti per non penalizzare il nostro Paese. Opposte valutazioni vengono da parte delle organizzazioni agricole per il rinvio dell’esame delle linee guida per la coesistenza tra coltivazioni tradizionali, biologiche e quelle Ogm. Infatti per il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi ciò “dimostra l’attenzione della Conferenza Stato-Regioni nei confronti degli agricoltori e dei consumatori italiani. È un atto di buon senso e in perfetta linea con i nuovi orientamenti dell’Unione europea sulla libertà per gli Stati di decidere sulle colture transgeniche”. Il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni invece sottolinea come “per gli Ogm ci auguriamo che la Conferenza Stato-Regioni detti un percorso che tenga conto delle verità scientifiche. Il biotech rischia di rimanere un tabù per il nostro Paese, come è avvenuto per il nucleare, se non c’è la volontà politica di avviare un sereno dibattito con il supporto degli scienziati. Ancora una volta invece registriamo il tentativo di eludere l’urgenza di disciplinare la materia, mentre i maiscoltori italiani per questa moratoria subiscono un danno economico che Confagricoltura ha già stimato in alcune centinaia di milioni di euro ogni anno”.

Le recenti proposte della Commissione europea che lasciano maggiore spazio di decisione agli Stati membri in materia di autorizzazioni alle coltivazioni Ogm, sono state il motivo immediato per giustificare il rinvio anche se tali proposte sono interpretate con segno opposto da coloro che sono favorevoli e da coloro che sono contrari agli Ogm. Ed infatti si va sempre più formando uno schieramento di regioni che va dal Veneto al Piemonte, passando per Emilia, Toscana, Marche Puglia e Calabria per un divieto totale agli Ogm su tutto il territorio nazionale.

La penultima decisione di rinvio era stata presa dalla Conferenza Stato-Regioni a fine gennaio 2010. In quella riunione infatti dovevano essere approvate le linee guida sulla coesistenza che erano già state approvate dalla Conferenza dei Presidenti delle regioni nell’adunanza del 17 dicembre 2009. Peraltro il documento era già stato definito sin dal dicembre 2007 senza che venisse successivamente approvato.

Con un colpo a sorpresa il documento fu tolto dall’ordine del giorno della riunione forse per evitare una presa di posizione ufficiale negativa e anche perché già si profilava la questione della cooperativa Futuragra e della sentenza del Consiglio di Stato.

Quest’ultima peraltro nonostante il suo contenuto particolarmente innovativo non ha impedito al Mipaaf di contestare e contrastare le coltivazioni di mais Ogm fatte da Fideato, presidente di Futuragra a Pordenone e alla Conferenza Stato Regione di non fissare le linee guida che consentano poi alle regioni stesse di fissare le regole della coesistenza delle colture.

Il Consiglio di Stato, poi rilevava infatti nella sua sentenza, come la mancata adozione dei piani regionali per non autorizzare la messa in coltura di mais Ogm autorizzato peraltro dall’Ue, non può essere un motivo valido in quanto a tali piani sono estranei i motivi di carattere sanitario ed ambientale che potrebbero giustificare una simile restrizione.

Pertanto, non si può ritenere che in attesa dei c.d. piani di coesistenza regionali, connessi a profili squisitamente economici venga meno l’obbligo di istruzione e conclusione dei procedimenti autorizzatori disciplinati, con disposizioni specifiche.

Ne discende, con tutta evidenza, diceva la sentenza, che il blocco generalizzato dei procedimenti di autorizzazione in attesa dei c.d. piani di coesistenza regionali, esporrebbe lo Stato italiano a responsabilità sul piano comunitario, rendendo di fatto inapplicabile nell’ordinamento nazionale quello che è un principio imposto dal diritto comunitario.

A ciò può essere aggiunto che anche il richiamo al principio di precauzione, a sostegno dell’impossibilità per l’Amministrazione di istruire e concludere i procedimenti autorizzativi, non è stato supportato da parte del Ministero dall’indicazione di specifici studi scientifici ai quali potrebbe essere eventualmente ricondotto un rischio per la salute umana, o altri beni o diritti fondamentali.

LE LINEE GUIDA PER GLI OGM
Le Linee guida non ancora approvate si caratterizzano sopratutto per gli aspetti tecnici lasciando ferma la competenza in materia di fissazione dei criteri e delle norme di coesistenza tra colture convenzionali e colture geneticamente modificate delle singole Regioni.

Inoltre introdurrebbero una tariffa che costituisce in realtà una vera e propria tassa, imposta a tutti coloro che vorranno praticare coltivazioni di prodotti geneticamente modificati.
Le somme riscosse andranno a confluire insieme con quelle relative all’utilizzo dei siti sperimentali regionali in un fondo sempre regionale per coprire le spese che derivano dall’applicazione delle linee guida, ma soprattutto per risarcire i danni dovuti alle colture Ogm nei casi in cui sia dimostrato, entro un anno, che il danno subito è conseguente alla presenza delle colture Ogm e che il danno stesso sia stato quantificato.

Un altro elemento nuovo sarebbe costituito dal Patentino di competenza rilasciato al personale responsabile dell’impiego di Ogm, da ciascuna Regione in cui ricade l’attività a seguito della partecipazione ad un corso formazione sulla coesistenza di prodotti agricoli geneticamente modificati, convenzionali e biologici.

Le linee guida non ancora approvate prevedono poi un pesante regime sanzionatorio che fissa pene pecuniarie che arrivano fino a 60mila euro nel caso in cui si pratichino coltivazioni Ogm senza avere la prescritta autorizzazione o su aree escluse con obbligo di distruggere e smaltire la relativa produzione secondo le direttive regionali.

Per quanto riguarda poi le misure di precauzione a carattere territoriale, il documento delle Linee guida prescrive che devono essere escluse dalle coltivazioni Ogm le aree interessate ai marchi Dop e Igp, quelle omogenee a regime di coltivazione biologico e integrato mentre le regioni fissano le distanze minime di separazione delle colture Ogm dagli allevamenti stanziali di api.
Inoltre si dovrà tener conto degli accordi volontari tra agricoltori, della durata quinquennale che decidano a maggioranza di delimitare ulteriori aree di esclusione. Nelle zone di confine tra due regioni si dovranno rispettare le distanze minime più restrittive mentre la coesistenza nelle zone di confine tra Stati dovrà essere regolata tra gli Stati su proposta delle Regioni interessate.


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