Coltivare ogm? L’Italia dice no

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Richiesta notificata all’Ue. Da marzo è in vigore la direttiva che consente agli Stati di vietare, ad oggi 19 paesi sono contrari

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L’Italia è arrivata sul filo di lana a chiedere a Bruxelles di vietare la coltivazione degli ogm nel nostro Paese. Maurizio Martina, di concerto con i ministri dell’Ambiente Gian Luca Galletti e della Salute Beatrice Lorenzin, ha inviato alla Commissione europea le richieste di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli ogm autorizzati a livello europeo.

L’opportunità di dichiarare il proprio Paese o le proprie regioni esenti da ogm free immediatamente e con il possibile accordo delle società produttrici delle piante transgeniche, scadeva il 3 ottobre 2015 per le quattro varietà di mais geneticamente modificato già approvate per la coltivazione nell’Ue (Monsanto MON810, Pioneer TC1507, Syngenta GA21 e Bt11) più altri quattro in attesa della valutazione di rischio da parte dell’Efsa (l’Autorità Ue di sicurezza alimentare).

Fino al 1° ottobre 2015, 11 Stati membri avevano richiesto l’esenzione del proprio territorio. I primi due, Lettonia e Grecia, hanno già ottenuto l’accordo, esplicito o tacito, basato sul silenzio-assenso, dei produttori (Monsanto, Syngenta, Pioneer e Dow). Altri tre paesi, Francia, Croazia e Austria, sono in attesa, dopo che la loro richiesta è stata presentata a Bruxelles e trasmessa alle società biotech.

È arrivata anche la richiesta del Regno Unito, lo Stato membro più pro-ogm dei 28. Il governo di Londra ha dovuto, “obtorto collo”, trasmettere a Bruxelles le richieste della Scozia, del Galles e dell’Irlanda del Nord di mantenere il proprio territorio ogm-free. Complessivamente 19 Paesi hanno richiesto l’esenzione: Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Slovenia, Ungheria, Gran Bretagna e il Belgio per la Vallonia.

«La nostra scelta – ha detto il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina – guarda alle caratteristiche del modello agricolo italiano, che vince e si rafforza puntando sempre di più sulla qualità e sulla distintività». Forti critiche dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica: «I ministri fanno finta di ignorare e nascondono ai cittadini che l’Italia continua imperterrita a importare oltre 4 milioni di t di soia ogm e un miliardo di euro di mais estero (in parte ogm)».

 

Terra e Vita 40/2015 L’Edicola di Terra e Vita