Coldiretti: «caccia» al tir straniero

PROTESTA
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Brennero, Reggio Emilia,
Roma. È il triangolo
della protesta della
Coldiretti che è tornata mercoledì
scorso sul valico per controllare
gli arrivi di falso made
in Italy e contestare l’ondata di
import agroalimentare. E questa
volta la protesta è stata rafforzata
dalla presenza degli allevatori
a Reggio Emilia e a
Roma dove sono stati portati
in piazza Montecitorio i maiali
per chiederne provocatorialmente
l’adozione da parte delle
istituzioni.

La Coldiretti ha rilanciato
con forza il cavallo di battaglia
su cui ha «costruito» la strategia
sindacale degli ultimi anni.
E che parte dalla constatazione
del buco produttivo nazionale,
con un tasso di autoapprovvigionamento
che è sceso al 70
per cento. «Questo significa
che in realtà il made in Italy è
fatto in gran parte da prodotti
esteri con un tasso delle importazioni
complessive del 30 per
cento. Arriva da oltre confine
il 40% della latte e della carne
che consumiamo, il 50% del
grano tenero, il 40% del frumento
duro, il 20% del mais e
fino all’80% per la soia». E
poi, dalle verifiche a campione
sui tir ispezionati dai coltivatori
con le insegne gialle arrivati
da tutte le parti d’Italia, sono
emerse anche tanti strani percorsi.

Come quello delle mozzarelle
destinate alla Sicilia in arrivo
dalla Germania, o il latte
diretto a Brescia targato Polonia.
E ancora le cagliate industriali
del Belgio per i formaggi
«tricolore» e i prosciutti tedeschi
con destinazione Modena.
Tra i tanti prodotti trasportati
dai Tir che entravano nel
nostro paese – sottolinea la
Coldiretti – i carabinieri dei
Nas hanno prelevato dei campioni
di prosciutti non timbrati
sui quali fare delle analisi.
Spacciati per italiani anche fiori
dell’Equador, patate tedesche
e latte. In poche ore – ha
denunciato la Coldiretti – sono
transitati tir con oltre 100mila
chilogrammi di latte tedesco e
polacco per un’azienda di trasformazione
di Brescia.

Dall’indagine al valico l’organizzazione
guidata da Roberto
Moncalvo ha trovato la conferma
della forte dipendenza
alimentare dall’estero. Oltre
l’80% di quanto si consuma,
sceondo l’organizzazione, arriva
dunque dai mercati esteri e
contiene «materie prime straniere
circa un terzo (33% della
produzione complessiva dei
prodotti agroalimentari venduti
in Italia ed esportati con il
marchio Made in Italy, all’insaputa
dei consumatori e a danno
delle aziende agricole)».
Per questo la Coldiretti ha ingaggiato
la «battaglia di Natale
» finalizzata a consentire ai
consumatori acquisti consapevoli.
«Gli inganni del finto Made
in Italy sugli scaffali – ha
affermato Moncalvo – riguardano
due prosciutti su tre venduti
come italiani, ma provenienti
da maiali allevati all’estero,
ma anche tre cartoni
di latte a lunga conservazione
su quattro che sono stranieri
senza indicazione in etichetta,
oltre un terzo della pasta ottenuta
da grano che non è stato
coltivato in Italia all’insaputa
dei consumatori, e la metà delle
mozzarelle che sono fatte
con latte o addirittura cagliate
straniere».

E secondo la Coldiretti questa
massiccia presenza di prodotti
d’importazione è dovuta
alla «ricerca sul mercato mondiale
di materie prime di minor
qualità pur di risparmiare,
dal concentrato di pomodoro
cinese all’olio di oliva tunisino,
dal riso vietnamita al miele
cinese, offerte spesso a prezzi
troppo bassi per essere sinceri,
che rischiano di avere un impatto
sulla salute. L’80% degli
allarmi alimentari è stato provocato
da prodotti a basso costo
provenienti da paesi fuori
dalla Ue e a salire sul podio
sono stati nell’ordine Cina, India
e Turchia, ma a seguire
anche Usa. Spagna, Thailandia,
Polonia e Brasile. Si tratta
di paesi che alimentano un forte
flusso di importazioni verso
l’Italia».

La lista dei prodotti sotto
accusa è lunghissima e va dagli
agrumi freschi (arriva un
quantitativo pari al 14% della
produzione nazionale a cui si
aggiungono 300mila quintali
di succhi concentrati), semilavorati
industriali di pomodoro
prevalentemente da Cina e
Usa (20% della nostra produzione),
latte a lunga conservazione
(dei 2 milioni di tonnellate
consumati solo mezzo milione
è made in Italy), formaggi
similgrana per 83 milioni di
chili da Repubblica Ceca, Ungheria,
Polonia, Estonia, Lettonia
concorrenti del Grana padano
e Parmigiano. L’import di
olio supera poi la produzione
nazionale (480mila tonnellate).
Mentre all’import di carni
per realizzare salumi di bassa
qualità è imputata la scomparsa
di 615mila maiali nostrani.

La soluzione? Per Moncalvo
una sola: l’obbligo di indicare
l’origine della materia prima
su tutti i prodotti.

Una scelta che secondo la
Coldiretti è necessaria per ridare
valore al made in Italy e
favorire l’occupazione e la tenuta
del settore. La crisi – questi
i numeri sciorinati al Brennero
– ha portato alla chiusura
di 140mila stalle e aziende.
Mentre solo nell’ultimo anno
sono scomparse 32.500 strutture
produttive agricole e sono
stati bruciati 36mila posti di
lavoro nelle campagne. «Stiamo
svendendo un patrimonio
del nostro paese – ha concluso
Moncalvo – sul quale costruire
una ripresa economica sostenibile
e duratura che fa bene all’economia,
all’ambiente e alla
salute».


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