CLIMA. Mais, slittano (e calano) le semine

Le speranze degli agricoltori sono legate a una reale espansione dell’impiego come biomassa
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Le preoccupazioni dei cerealicoltori piemontesi, già allarmati dalla situazione attuale dei mercati, sono cresciute in conseguenza anche dalle continue piogge dell’ultimo periodo, che non permettono di eseguire per tempo gli interventi programmati. A proposito dei mercati, purtroppo si assiste addirittura a una lenta ma costante diminuzione dei prezzi dei cereali a paglia, dovuta all’ingente quantità offerta dai Paesi dell’Est europeo a fronte di una scarsadomanda interna.

«In questo contesto è ragionevole pensare che anche nel 2010, come già accaduto lo scorso anno, le semine del mais slitteranno di qualche settimana – ci racconta Luca Tacconi, agricoltore e contoterzista di Travacò Siccomario (Pv). Per quanto riguarda gli orientamenti colturali nel Pavese, la mia impressione è che la superficie dedicata al mais, vista l’attuale redditività aziendale, sarà ulteriormente ridotta, con una espansione di riso e soia. Gli investimenti con i cereali autunno-vernini sono anche loro diminuiti in maniera sostanziale, soprattutto in conseguenza dei prezzi di mercato, con una sensibile riduzione di tutti gli interventi agronomici essenziali per la quantità e la qualità delle produzioni, come le concimazioni e i trattamenti fungicidi ed insetticidi. La situazione meteorologica negativa non ha inoltre ancora consentito l’esecuzione della maggior parte degli interventi di diserbo di post-emergenza e ci troveremo sicuramente di fronte ad alcune malerbe ormai troppo sviluppate per ottenere un ottimo controllo delle stesse».

«Il calo progressivo della redditività di cereali a paglia e mais sta mettendo in forte crisi tutto il sistema agricolo e zootecnico lombardo, perché solo le aziende con gli allevamenti hanno mantenuto un certo livello d’investimenti colturali, ma la maggior parte delle aziende ha limitato le superfici dedicate, preoccupate anche da fattori come l’assenza dei prodotti concianti per il mais, e di conseguenza anche il ricorso ai contoterzisti per l’esecuzione di molti interventi. A questo punto le semine di mais saranno molto concentrate nel tempo e sarà difficile poter soddisfare tutti i clienti».

«Le nostre speranze sono legate a una reale espansione dell’impiego del mais come biomassa per la produzione di energia elettrica e le iniziative in questo senso sono molteplici – conclude Tacconi. Personalmente seminerò ancora mais da granella nella speranza che i prezzi possano risalire a oltre 150 €/t e dedicherò maggiore tempo alla coltura del riso, già ampiamente diffusa nella mia zona di attività, anche se l’andamento dei mercati è decisamente in calo pure per questo prodotto».


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