Cina, nuove “sicurezze” nel piatto ma la Ue trema per l’import-export

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Il dipartimento della Food and drug administration del Governo cinese (FDAG) lo scorso giugno ha divulgato, attraverso il sito web ufficiale del National people congress, un progetto di revisione della normativa in materia di sicurezza alimentare che è stato sottoposto al pubblico per suggerimenti e commenti (è intitolato People’s Republic of China food safety law- revised amendment).

Il progetto è stato inviato anche all’Unione europea che ha sollevato critiche e perplessitàsia sulla bontà dell’iniziativa, a soli 5 anni dall’entrata in vigore della precedente legge, sia sul contenuto delle future regole.

Tra i diversi obiettivi, la futura disciplina vuole:
– rendere più severe le sanzioni per violazioni a sicurezza alimentare e salute pubblica;

– intervenire sulla pubblicità degli alimenti;

– chiarire i requisiti prescritti per garantire tale sicurezza (licenze comprese);

– in particolare per i prodotti alimentari per l’infanzia.

Sono due i problemi maggiori che il Governo cinese intende risolvere: in primo luogo, la Cina è, e rimane, ancora un paese fortemente soggetto a un diffuso inquinamento ambientale. Secondo i dati della Banca Mondiale, 16 delle 20 città più inquinate al mondo sono cinesi. In secondo luogo, si avverte ancora un’assenza di cura nel trattamento e nella produzione dei cibi.

Ruolo ai cittadini

Come si è detto, la futura normativa contiene cambiamenti che rendono più stringente la responsabilità dei produttori di alimentie delle amministrazioni locali, e attribuisce un importante ruolo ai cittadini nel vigilare su comportamenti lesivi della sicurezza innescando, in questo modo, una sorta di duplice controllo: sia dall’alto, attraverso le autorità di controllo ad esso deputate, sia dal basso, attraverso segnalazioni di comuni cittadini che possono denunciare situazioni di pericolo per la sicurezza e la salute pubblica.

2. L’Unione europea e la riforma cinese: non sono chiari i tempi per la sua applicazione e occorre evitare il rischio di misure più restrittive di quelle dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc).

Come si è detto, l’Ue ha espresso numerose perplessità al progetto di legge in esame sulle quali pare utile soffermarsi anche per capire meglio le implicazioni sulle esportazioni e importazione di prodotti con la Cina. Se da un lato, infatti, l’Europa apprezza gli sforzi continui della Repubblica popolare cinese per promuovere e migliorare la propria legislazione sulla sicurezza alimentare e per ridurre al minimo gli effetti negativi sugli scambi, dall’altro non manca di ricordare, proprio per i rilevanti effetti che la normativa potrà avere sugli scambi commerciali, che si dovrà prevedere un ragionevole intervallo di tempo tra la pubblicazione di tali norme e la loro entrata in vigore al fine di consentire ai partner commerciali di adattarsi al nuovo quadro normativo.

Un suggerimento di fondamentale importanza che dovrebbe essere tenuto in considerazione non solo dalle autorità cinesi, ma anche dagli altri paesi dell’Omc, proprio per consentire alle imprese di potersi adeguare alle nuove regole senza dover subire eccessivi contraccolpi in termini di organizzazione e finanziari. È per questa ragione che l’Europa ha già chiesto alla Cina di poter avere un chiaro quadro della tempistica sull’attuazione delle future regole a tutela della sicurezza alimentare.

Inoltre, è la stessa Unione che spinge affinché vengano introdotte misure più restrittive per gli operatori commerciali.

L’Europa, in altre parole, intravede il rischio di incomprensioni e incertezze per gli operatori commerciali e sollecita le autorità cinesi a semplificare l’attuale quadro normativo, partendo dagli adempimenti amministrativi e dalla semplificazione dei ‘passaggi’ ai vari organismi governativi e dipartimenti di settore.

Licenze per produzione e commercializzazione

Altro esempio di scarsa chiarezza riguarda l’attuale sistema della licenza per la produzione di alimenti in Cina. La proposta di legge dovrebbe andare nel senso della semplificazione, passando da una per ogni prodotto, a un’unica per modalità, e condizioni di produzione. Dalla lettura della proposta di legge si comprende l’importanza dell’auspicio dell’Unione europea, dato che non pare ancora ben chiaro quale sarà il futuro sistema di rilascio delle licenze sia per la produzione, sia per la commercializzazione di alimenti. La licenza per la produzione a ogni buon conto non sarebbe sufficiente nel caso di alimenti prodotti con additivi, nel qual caso occorrerà dotarsi di un’ulteriore licenza ad hoc.

Infine, non sono neppure del tutte chiare le modalità di revoca delle licenza, per il mancato rispetto dei requisiti alla base del loro rilascio.

Tracciabilità dei cibi

La proposta contiene un lungo elenco che prescrive le modalità che dovranno essere seguite per la produzione, preparazione e per la commercializzazione degli alimenti e prevede l’istituzione di un sistema nazionale di supervisione e controllo nella produzione e commercializzazione, nonché un sistema di monitoraggio e archiviazione di tutti i casi legati alla violazione della normativa in parola; in questo modo i consumatori potranno facilmente reperire informazioni sul produttore e sulla qualità del prodotto in vendita nel mercato, verificandone l’affidabilità, o acquisendo informazioni su eventuali precedenti violazioni.

Controlli previsti

I controlli di supervisione della qualità e del processo produttivo si dovrebbero concentrare su otto categorie di cibi: prodotti caseari, carne, liquori cinesi, bevande e olio vegetale da cucina, latte in polvere e alimenti per bambini.

Dopo il “caso” del latte in polvere nel 2008, i consumatori sono molto più attenti alla sicurezza dei prodotti alimentari destinati ai bambini. Era del tutto atteso un intervento teso a chiedere ai produttori di latte in polvere in Cina di registrare tutti gli ingredienti, le formule e le etichette presso il locale dipartimento di sicurezza alimentare, mentre un divieto viene previsto per le aziende produttrici che vogliano appaltare la fase di imballaggio del latte in polvere.

Le imprese di produzione alimentare sono chiamate ad istituire un sistema di gestione di tracciabilità degli alimenti, mentre, come si è detto in precedenza, è demandato alle autorità pubbliche la responsabilità dello sviluppo di tale sistema e la pubblicazione delle metodologie da seguire per garantire la sicurezza alimentare e garantire la formazione del personale ispettivo.

La nuova disciplina interverrà anche sulla pubblicità degli alimenti consentendo l’effettuazione della stessa, soprattutto con riguardo ai nuovi prodotti, una volta effettuati test di controllo e verificata la regolarità e il rispetto delle modalità nella loro produzione. 

(*) Studio Legale LS Lexjus Sinacta (c.perrella@lslex.com) (a.masutti@lslex.com)

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