Cereali, ampia volatilità nei mercati a termine

Tendenze
coltivazioneGrano_new

In un mercato cerealicolo sempre più telematico è bastato che “Radio Londra” passasse pochi ma precisi messaggi destabilizzanti per innescare il panico tra gli operatori e dare nuova linfa alle speculazioni, e lo spauracchio della speculazione è come un incendio estivo che si auto alimenta! 
Durante il susseguirsi di bollettini climatici molto simili a quelli dell’estate 2007, a ben poco è valsa la saggezza della più parte degli attori agroalimentari: le “macchinette overnight” degli speculatori sono tornate a fare il bello ed il cattivo tempo sulle principali piazze telematiche mondiali. 

Tralasciando il commento sui toni “bellici” spesso usati da chi vuole influenzare i mercati granari, alla base della veemente reazione sulle borse internazionali vi sono però fatti oggettivi come l’ormai costante aumento dei consumi granari mondiali, aumento che per il 2012/13 si scontra con una produzioni in calo sia rispetto al 2011 che alle euforiche stime del Maggio u.s.. La causa dei minori raccolti è riconducibile, come già accaduto nel 2007 e nel 2010, ad una escalation di problemi climatici occorsi: forti gelate in alcune aree dell’Europa e del Mar Nero che sono state poi riseminate; alluvioni in Australia che hanno messo a dura prova il loro sistema logistico di esecuzione dei contratti; la siccità in Argentina, nelle aree centrali degli USA ed in Russia che ha di fatto azzerato nelle stime gran parte del previsto surplus produttivo. Fin qui è tutto vero e “certificabile”, ma l’ultima parola sui raccolti non è ancora scolpita nella roccia, ed il consumo cerealicolo mondiale non è poi così stabilito, come lo si vorrebbe delineare. Grano, mais e altri cereali presentano ampia sostituibilità in molti utilizzi zootecnici e la dieta alimentare nei principali paesi importatori ha gradi di flessibilità direttamente correlati agli “spread” di prezzo tra le singole granaglie. È il caso del Marocco che quest’anno non ha prodotto il solito duro foraggero e coprirà l’inatteso handicap con l’importazione di altri grani foraggeri; non tassativamente con altro grano duro. 

Ad ingigantire una situazione di crescente preoccupazione si sono poi inserite componenti esogene come: la “scientifica” speculazione pubblica (fondi) e privata, i cui attori senza alcuna apparente logica entrano ed escono dalle borse monetizzando sempre più rilevanti “margini” di guadagno; la crisi finanziaria Europea con l’euro sempre più sofferente, e l’euro debole fa da lente d’ingrandimento ai prezzi d’importazione delle merci estere (pagate in dollari); l’incognita dei consumi energetici e della domanda di petrolio, sempre più correlate alle fonti bio-energetiche (mais, colza .. grano) e condizionate dall’odierna crisi finanziaria. 
Parafrasando se il rischio climatico da un lustro fa ciclicamente “ballare” le borse ed i mercati internazionali, le ultime componenti (ancora?) esogene al mondo agricolo, hanno portato le quotazioni dei cereali direttamente sulle .. montagne russe. Dopo i minimi di Aprile, da fine Maggio i prezzi vanno sempre più su e non accennano a rallentare… ma non potrà essere così per sempre e prima o poi le quotazioni torneranno a terra, ma quando? e altrettanto bruscamente? 

Non esistono sfere di cristallo, ma se consideriamo che: l’annata è iniziata con gli auspici di ampie scorte di grano ed esiste interscambiabilità con il mais; l’andamento dei prezzi dovrebbe far aumentare le semine cerealicole, con ottime prospettive produttive 2013; la produzione granaria mondiale sarà alla fine di poco inferiore ai consumi, riducendo di poco le scorte mondiali; l’utilizzo di cereali per bio-energie (mais, colza… grano) potrebbe ridursi sensibilmente se il prezzo del petrolio si manterrà al di sotto dei 90 $/barile e quello dei cereali alle stelle… se tutto questo si avvererà, nelle prossime settimane potrebbe radicarsi sia negli operatori tradizionali che negli speculatori il dilemma di quanto ancora attendere senza perdere l’attimo fuggente per incassare la “marginalità” fin qui accumulata. Ci attendono giornate di ampia volatilità nei mercati a termine, ma come scrisse Niccolò Machiavelli, gli eventi si ripetono e guardando agli errori commessi in passato si può agire correttamente al presente. I ricordi di quanto abbiamo sentito e vissuto nel 2007/08 e nel 2010/11 sono ancora intensi e più che cavalcare le montagne russe della speculazione ed inseguire le sirene degli “spread” sul CBOT è meglio salvaguardare il conto economico della propria azienda con un sano e leale rapporto con la controparte commerciale.


Stefano Serra
Terra e Vita

Pubblica un commento