Censimento Agricoltura: Meno aziende, ma “più grandi”

Primo piano
alLavoroNeiCampi_new

I dati dettagliati sull’ultimo Censimento generale dell’Agricoltura che l’Istat ha diffuso il 12 luglio scorso confermano quello che era emerso dai primi exit poll subito dopo il primo spoglio delle schede di rilevazione.

L’agricoltura italiana ha subìto, nel decennio trascorso, una profonda evoluzione soprattutto in termini strutturali e di gestione in quanto, tanto per cominciare, la consistenza del numero delle aziende si è ridotta di oltre un terzo per cui ora si contano 1.620.844 aziende agricole e zootecniche attive in Italia che corrisponde a -32,4% rispetto al 2000. La diminuzione del numero delle aziende si è realizzata in modo omogeneo in tutte le regioni e ha interessato prevalentemente quelle di piccola e media dimensione e cioè quelle inferiori a 30 ha.

Di contro, si assiste ad un aumento della dimensione media delle aziende che rimane comunque sempre troppo bassa e limitata, in quanto si attesta su 7,9 ettari per azienda rimanendo quindi sempre entro limiti di criticità.

 

PIÙ PICCOLE AL SUD

Ma la media nazionale non mette però in risalto che le aziende del Nord continuano ad avere le maggiori dimensioni medie e cioè 14,4 ha di Sau per azienda nel Nord-ovest e 9,8 nel Nord-Est, mentre al Sud si rileva il valore più basso pari a 5,1 ha per azienda.

Ma la tendenza all’aumento della superficie media aziendale è comunque confermata dal fatto che le aziende con superficie superiore a 30 ha sono invece aumentate rispetto a 10 anni prima e oggi rappresentano il 5,3% delle aziende italiane e coltivano il 53,8% della Sau nazionale, la quale ultima peraltro è pari complessivamente al 42,8% del territorio nazionale, corrispondente a 12,9 milioni di ettari totali, e risulta però in diminuzione del 2,5% rispetto al 2000.

Accanto al dato sulla dimensione aziendale vi è quello sul tipo di gestione che ci consegna un’agricoltura per il 96,1% di tipo aziendale e familiare nelle quali la conduzione diretta dell’azienda da parte del conduttore e dei suoi familiari rappresenta la forma prevalente con il 95,4% del totale. Questo dato, unito a quello dell’aumento della superficie media aziendale, è anche il segnale di una maggiore flessibilità rispetto al passato nella gestione fondiaria, grazie al maggior ricorso a forme di possesso dei terreni diversificate e orientate sempre più all’uso di superfici in affitto o gestite a titolo gratuito. La Sau in affitto è aumentata del 50,3% e quella in uso gratuito del 110,8%, raggiungendo complessivamente il 38,1% del totale mentre era il 23,2% nel 2000 . Evidente è poi la crescita degli investimenti nel settore da parte di società di persone o di capitali e di cooperative. Le aziende condotte in forma societaria aumentano del 48,2% rispetto al 2000, pur continuando a rappresentare solo il 3,6% del totale delle aziende censite. Esse, tuttavia, coltivano il 17,7% della Sau rilevata nel 2010.

 

LAVORO DIMEZZATO

Pur confermando la struttura tradizionale dell’agricoltura italiana, i risultati dettagliati del 6° Censimento evidenziano poi significativi segnali di cambiamento a testimonianza di un settore in lenta, ma chiara evoluzione socio-economica. In dieci anni la forza lavoro è diminuita del 50,9% e si è spostata verso la manodopera salariata la cui quota passa dal 14,3% al 24,2% tra il 2000 e il 2010.

 

MANODOPERA

La quota di manodopera femminile risulta pari al 37%. La presenza dei familiari in azienda tende a diminuire del 56,6%. Circa il 99% delle aziende agricole fa ricorso a manodopera familiare, un dato che conferma come la famiglia rappresenti il tessuto connettivo della produzione agricola nazionale, attorno alla quale ruotano decisioni e strategie imprenditoriali.

Il Censimento del 2010 ha rilevato per la prima volta informazioni sugli stranieri operanti all’interno dell’azienda agricola la cui presenza risulta essere sempre più significativa. In particolare, i lavoratori stranieri, pari a 233 mila unità, rappresentano il 24,8% della manodopera aziendale non familiare e il 6,4% di quella complessiva.

Il 57,7% della forza lavoro straniera proviene da Paesi dell’Ue, mentre il 42,3% da Paesi non appartenenti all’Unione. La distribuzione per tipo di contratto stabilito con l’azienda evidenzia come i cittadini extra Ue prevalgano nella forma di lavoro continuativa, mentre nelle forme contrattuali più flessibili sono relativamente più frequenti gli stranieri appartenenti a paesi membri dell’Ue.


Pubblica un commento