Castanicoltura organizzata a prova di crisi: le conseguenze sull’indotto

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La crisi economica, nonostante una domanda di castagne e marroni che presenta alcuni sintomi di stanchezza, non sembra avere conseguenze sulla tenuta dei prezzi del prodotto e sull’indotto, almeno nelle zone che hanno fatto della tradizione produttiva un valore aggiunto e un vanto per il turismo eno-gastronomico. La domanda di castagne e marroni di alta qualità risponde a consumi consapevoli e disponibili, anche solo per breve tempo, a corrispondere prezzi medio-alti.

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Il castagno, con riferimento alle aree di coltivazione tradizionali, è da annoverare tra le specie che meglio hanno saputo creare un legame con il proprio territorio e sfruttare i molteplici aspetti connessi alla multifunzionalità, in primo luogo il turismo e l’enogastronomia. Il successo dei sistemi territoriali più organizzati è legato alla creazione di un prodotto di qualità elevata e, dunque, dal prezzo generalmente più alto per i consumatori rispetto ad analoghe produzioni meno valorizzate, nonché ad un indotto potenzialmente sensibile alle recessioni economiche.
In virtù della perdurante, grave crisi economica che coinvolge il nostro Paese, con gravi ripercussioni in rilevanti comparti produttivi, appare interessante valutare la tenuta dei sistemi castanicoli organizzati e degli indotti generati in questi anni di ristrettezze economiche. In considerazione di ciò, dopo una breve rassegna di alcune evidenze statistiche dell’attuale stato di crisi del Paese, lo studio ha definito, tramite opportuni indicatori, le “performance” economiche di due “sistemi castanicoli” ad elevata organizzazione ed attivamente rivolti alla valorizzazione del prodotto, come quelli di Castel del Rio e del vicino Mugello; lo scopo era quello di valutarne la continuità con i risultati ante-crisi, nonché di porle a confronto con quelli di altri importanti comparti frutticoli.
L’indagine si è basata sulla distribuzione di questionari ad un campione di produttori attivi e ai principali operatori commerciali delle aree esaminate e ad interviste dirette con i referenti dei rispettivi consorzi di valorizzazione. Il quadro dei rilievi si è completato con colloqui mirati a esperti di problematiche commerciali della fase all’ingrosso e della fase al dettaglio (DM e negozi specializzati). In particolare, le informazioni raccolte tramite questionari e/o interviste sono state di grande utilità per comprendere le dinamiche della filiera commerciale e valutarne la stabilità, con particolare riferimento all’ultimo triennio.

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