Carota, un terzo del suo Dna è unico

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Sequenziato il genoma dell’orticola

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«La carota è una coltura interessante per la sua diversità. Tutti la conoscono, ma come spesso accade per le cose più familiari, non tutti sanno la sua storia fino in fondo». La premessa è del genetista Philipp Simon, professore di orticoltura dell’Università del Wisconsin negli Stati Uniti, che ha capitanato un gruppo di ricercatori internazionali verso la mappatura completa del genoma dell’ortaggio in questione.

Il progetto del genoma della carota nasce da una collaborazione tra un consorzio internazionale di aziende sementiere e il gruppo di ricerca internazionale, del quale fanno parte, tra gli altri, tre italiani: Massimo Iorizzo attualmente professore alla North Carolina State University, coordinatore degli esperimenti e primo autore del lavoro; Marina Iovene, ricercatrice al Cnr di Bari, che ha condotto gli esperimenti di citogenetica; Walter Sanseverino, Ceo di una giovane azienda di bioinformatica, che si è occupato della caratterizzazione dei geni che regolano la resistenza a patogeni in pianta.

L’analisi del genoma della carota ha portato all’identificazione di 32.113 geni (tra questi, 10.530 geni sono unici per la carota) organizzati in 9 cromosomi. Di questi geni, oltre 600 codificano proteine che permettono alla pianta di essere resistente a insetti, nematodi, funghi e batteri. Per il sequenziamento – ci ha spiegato Iovene – è stata utilizzata la carota di tipo Nantese con radice (carota) arancione. Il Dna genomico è stato estratto dalle foglie di piante di questa varietà e successivamente sono state effettuate procedure specifiche per la preparazione dello stesso al sequenziamento.

Questo studio, complesso ed esteso, copre aspetti che spaziano dalla storia evolutiva della carota, anche in relazione ad altre specie di interesse agrario appartenenti a famiglie botaniche più o meno vicine a quella della carota; alla sua variazione del colore, come si è giunti, cioè, da una carota selvatica con una radice biancastra, legnosa e non edule, alle carote di cui ci cibiamo, ricche di carotenoidi (quelle gialle arancioni e rosse) e di antociani (quelle viola); fino alla struttura del genoma di questa specie.

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