Campagna grani, la qualità delude. Verso la riclassificazione del feed?

OSSERVATORIO
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Le più recenti stime produttive confermano un raccolto di tenero oltre i 144 milioni di t, ai massimi degli ultimi anni (+6,5% sul 2013). L’esatto opposto si verifica per il grano duro che si ferma a soli 7,2 milioni di t (-14% sulla media dell’ultimo triennio).

Ma se i volumi dei raccolti danno risultati fuori dalla norma lo stesso non si può dire per la loro qualità che è peggiore delle attese, inferiore rispetto all’annata scorsa e con caratteristiche che potrebbero comportare problemi per gli operatori.

Da una rapida analisi della produzione di frumento nell’Europea dei 28 (fig. 1), osserviamo che dal 2010 ad oggi i grani teneri sono (tranne una parentesi nel 2012) in costante aumento; al contrario i duri manifestano una pericolosa e costante regressione con il dato peggiore proprio nell’ultima tornata produttiva.

Entrando più in dettaglio per singolo prodotto, nel 2014 le principali fonti statistiche riportano un’importante incremento produttivo dei teneri in Uk (+37%), Danimarca (+22%), Austria (+11%), Polonia (+9%), Germania (+6%), e Romania (+4%) oltre alla conferma della Francia (+2%); per i duri si osserva il forte decremento di Spagna (-22%), Francia (-15%) e Grecia (-6%) e la sostanziale tenuta dell’Italia.

Qualità dei teneri

Ma vediamo la qualità dei grani teneri uscita dai campi per le principali macroaree d’interesse commerciale per l’Italia.

Est Europa – Nei paesi dell’Est Europa (Ungheria, Polonia e Romania), colpiti come gran parte d’Europa da piogge tardive, si nota un discreto peso specifico tra i 78 e gli 80 kg/hl, ma un’elevata variabilità sia del tenore proteico, tra il 9 e i 12,5% sulla sostanza secca, che del valore di Hagberg (indice di caduta), tra i 300 secondi del pre-pioggia e valori attorno ai 180 del post-pioggia.

Austria – In Austria, origine di grani superiori di alta qualità, i danni derivanti dalle piogge estive sono sempre più evidenti e di fatto hanno ridotto a poco più del 60 la percentuale con specifiche molitorie (o milling); qualità che vede anche una riduzione dell’1% del tenore proteico rispetto al 2013 e valori alveografici di W (tenacità) e P/l (estensibilità) inferiori alla media per un grano tipo spring.

Germania – Similarmente all’Austria è accaduto in Germania ove solo un 50-60% del raccolto è pre-pioggia, con specifiche dell’altra metà del raccolto più vicine ai grani generici tipo 76-220-11 che ai panificabili superiori. Tuttavia in Germania possiamo dire che un 70% della produzione è con specifiche molitorie anche se con valori di tenore proteico (tra il 9 e il 15 percento) e di Hagberg (tra 200 e 400) molto differenti da zona a zona.

Francia – In Francia, principale bacino di approvvigionamento di grani biscottieri e panificabili per tutti i paesi del Sud Europa, si è registrato forse il peggio a livello di danni da pioggia, con bassi pesi specifici (tra i 75 e i 78 kg/hl), tenore proteico in media non superiore al 12% e valori di Hagberg che in molti casi sono stati sotto i 180 secondi (limite che declassa il frumento da uso alimentare ad uso zootecnico); la produzione francese mostra specifiche molitorie solo nel 62% dei casi, contro il solido 88-90% del triennio 2011-2013.

Regno Unito – La situazione in Uk, abbastanza inaspettatamente, sarebbe oltre le attese: pesi specifici medi sui 77 kg/hl, un tenore proteico attorno al 12% sulla sostanza secca e valori di Hagberg che nei lotti pre-pioggia va oltre i 310 secondi, che lo fanno classificare come molitorio.

Qualità dei duri

Se la qualità dei teneri europei è a dir poco variegata, lo stesso possiamo dire per i grani duri, sulla base dei dati aggregati per paese, pubblicati da fonti governative e private.

Spagna – In Spagna, dopo mesi di siccità primaverile, l’arrivo delle piogge ha consentito di produrre granella con buone caratteristiche. In un’annata come questa pesi specifici medi attorno agli 80 kg/hl, vitrosità oltre il 75% e un tenore proteico mediamente superiore al 12,5% sulla sostanza secca, non è un risultato di poco conto.

Italia e Francia – Risultato che ha trovato similare riscontro nel Sud dell’Italia e nel Sud Ovest della Francia, ma sicuramente non nelle aree del Centro Nord della Francia ove calano di molto sia i pesi specifici che la vitrosità e compaiono livelli di GMF (germinati, volpati e fusariati) oltre il 7% dischiarato da fonti private come la “media dell’annata”.

Grecia – In Grecia le piogge durante la trebbiatura hanno causato un evidente degrado del raccolto con pesi specifici tra i 74 e i 78 kg/hl, bassa vitrosità della granella e proteina estremamente variabile tra l’11 e il 13% sulla sostanza secca.

Cambiano i flussi degli scambi

Completati sia il quadro “quantitativo” che il “qualitativo” della produzione di frumento in Europa, quali potrebbero essere a breve i riflessi di mercato sulle piazze comunitarie?

Sulla base dell’ultima ultima stima dei consumi di grano tenero milling (per farine alimentari e amido) attorno ai 54 mio/t, speculare a quanto visto nel 2013, si dovrebbe assistere a un’evoluzione della matrice degli scambi tra paesi comunitari. Il deficit franco-ungarico di grani con caratteristiche molitorie (per coprire i consumi interni e gli impegni sull’export) verrebbe compensato e in parte commercialmente sostituito dalle origini Centro-Nord europee come la Germania e la Svezia, ma anche dal sorprendente Uk.

Il 2014/15 sarà anche un’annata ove si cercherà di riclassificare quei grani feed che presentano specifiche appena sotto i valori minimi del frumento per consumo umano; questo fattore contingente cambierebbe la direzione di alcuni flussi intra-EU (soprattutto da e sulla Francia) con riflessi anche sul panorama dei paesi esportatori europei che per i grani milling dovrebbero vedere maggiore attività in uscita dai porti del Baltico (Germania e Scandinavia) a scapito della tradizionale area del Danubio. Quest’ultima al contrario è vista principale attore nel fornire al resto d’Europa quel grano feed (vero) che, per motivi di eccedenza, nella passate annate proveniva (declassato) dal surplus del milling comunitario.

Rischio Canada

Per il grano duro, all’opposto che per i teneri, il problema nasce dal valore della produzione e non tanto dalla qualità che sì resta importante, ma decisamente meno critica rispetto a quanto avviene per i teneri; un basso Hagberg con livelli di pre-germinatura non pregiudica più di tanto (salvo una minore qualità del semilavorato) la possibilità di trasformarlo in semola. Per la campagna in corso, il limite quantitativo è indiscusso ma non ancora completamente evidente; non appena svanirà l’effetto calmierante dei recenti arrivi dal Canada e il mercato prenderà coscienza del deficit ancora da coprire per raggiungere il giugno 2015, la situazione si dovrebbe stabilizzare. Infatti se dal punto di vista della qualità molitoria il grano duro d’origine extra-Eu non è mai stata un problema (elemento calmierante), il fatto che nei prossimi 9-12 mesi il Canada sarà il solo paese eccedentario evidenzia il rischio di avere un impari livello di forza negoziale tra la polverizzata domanda europea e la “territorialmente” concentrata offerta mondiale.

Come andrà il mercato

Se per un verso o per l’altro l’Europa (per i teneri) e l’Italia (per tenero e duro) vivranno un’annata con più di un dubbio e qualche certezza, come andranno le quotazioni? Quali saranno gli aspetti da seguire maggiormente per garantirci un decoroso risultato d’impresa? Partendo dallo scenario appena delineato in cui tendenzialmente avremo meno frumento milling e più qualità feed, è evidente che il rapporto tra domanda e offerta sarà molto delicato per tutte le classi merceologiche: dal biscottiero al panificabile, dai grani superiori a quelli di forza (i più amati e coltivati dai produttori Italiani) e via-via fino ai grani duri. Sinteticamente potremmo dire che più il frumento è “particolare” (sinonimo di insostituibilità molitoria come per il duro) più le quotazioni e i “premi” dovrebbero tenere se non rafforzarsi, per contro tutto quanto è classificabile come generico dall’industria (vedi i teneri misto rosso) potrebbe porgere il fianco a momenti di debolezza per eccesso di offerta e molteplicità di origini.

In aggiunta a questo andamento “normale” del mercato, si dovranno tenere in considerazione anche alcuni fattori “esogeni” come l’evoluzione della crisi russo-ucraina (e anche russo-europea dopo l’imposizione dei dazi), la debolezza del rublo, l’azzeramento dei dazi all’import dall’Ucraina (già evidente in Spagna), la solita insicurezza del cambio euro/dollaro sempre più determinante in ottica di esportazione verso i paesi mediorientali e del cosiddetto Magreb, e la sempre più evidente solitudine commerciale del Canada come fonte di grano duro.

Per coprire i rischi

Ma come difendersi in questo mare di incertezze? La risposta non è univoca; di certo dipenderà dalla rapidità di “lettura” dell’evoluzione delle esigenze qualitative del mercato, valorizzando (il tal quale) o riclassificando (con la miscela) il nostro frumento.

In questo contesto da un lato sarà rilevante sia sapersi muovere nei contesti commerciali europeo e mondiale che hanno la disponibilità di un’ampia gamma di frumenti con tutte le caratteristiche necessarie, e dall’altro quanto difendersi, con gli odierni strumenti di copertura del rischio (contratti a listini, future e opzioni), dalla sempre più frequente volatilità dei prezzi. Su quest’ultimo punto e sulla reale validità di tali strumenti per i frumenti europei si è aperto un acceso dibattito che ha coinvolto l’intero settore granario (v. box a pag. 8).

In conclusione, la campagna appena iniziata è un puzzle con molte più tessere di un’annata tradizionale, viviamola con positività perché dove c’è incertezza si celano anche tante opportunità per chi sa coglierle.

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