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30 agosto 2010

CAMPAGNA CEREALI. Grano tenero, occhio a settembre

Graduale rientro della tensione se la Russia riaprirà. Attesa per Canada e Australia

CAMPAGNA CEREALI. Grano tenero, occhio a settembre

TAG:
cereali, filiere agricole, mercati, mercato agricolo




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Il panorama cerealicolo mondiale è decisamente mutato dopo la conferma delle minori produzioni di grano (e orzo) nelle aree del Mar Nero e, soprattutto, dopo l’annuncio del blocco delle esportazioni di grano dalla Russia per la restante parte del 2010. A riportare la mente al recente 2007/08 sono bastate poche sessioni delle borse Usa, sconvolte dal prepotente ritorno degli speculatori.

Se i dati del supply-demand saranno confermati (mancano ancora: Canada a fine settembre; l’Emisfero Sud a novembre-dicembre), la produzione si attesterebbe sui 651 milioni di t a fronte di consumi di 655 milioni di t e un livello di scambi sui 120 milioni di t, molto simile al 2009/’10; nonostante il calo della produzione e consumi crescenti, gli stock finali al maggio 2011 si confermerebbero immutati rispetto al maggio 2010, ai massimi degli ultimi anni.

Per meglio definire lo scenario dopo la decisione della Russia, analizziamo separatamente le principali componenti del supply-demand mondiale: l’aggregato dei cinque principali paesi produttori , la produzione europea e, da ultima, la situazione nella regione del Mar Nero.

Nei cinque principali paesi produttori il panorama è mutato, ma non tantissimo rispetto al giugno scorso con una lieve flessione (-1%) delle produzioni a 251 milioni di t (-3 mio t) e un consumo che cala di 5 mio t a favore di un equivalente aumento dell’export, con una stima di stock finali al maggio 2011 in flessione, ma sempre al rassicurante livello di 50 milioni di t.

L’Eu-27 a livello produttivo ha confermato quanto già stimato a giugno, ossia produzioni leggermente inferiori al 2009/10 in regime di consumi stabili sui 115 milioni di t e stock finali a maggio 2011 in progressivo calo a 14 milioni di tonnellate (erano 16 mio/t a maggio 2010). Scomponendo il dato della produzione europea il calo è imputabile al binomio Francia-Germania mentre i paesi dell’Est nel complesso raccolgono gli stessi volumi del 2009 e la sola UK vede un lieve incremento.

Da ultimo la regione del Mar Nero, ove si è registrato il maggiore cambiamento del supply-demand. Rispetto al giugno scorso si è consolidato una calo del 30-35% del raccolto russo con riduzioni dovute alla siccità primaverile anche in Ucraina. La produzione 2010 è oggi vista a 82 milioni di t (era stimata a 92,5 mio/t a giugno), i consumi sono in lieve aumento a 63 milioni di t (+ 3 mio/t) per un maggiore utilizzo mangimistico delle partite di grano di minor qualità (basso peso specifico) e gli scambi ridotti a 26 milioni di t (-6 mio t) dopo l’annuncio del temporaneo blocco russo all’esportazione.

Il sensibile calo dell’esportazione russa e ucraina verso il bacino del Mediterraneo e soprattutto il crollo degli stock finali in Europa e nella regione del Mar Nero molto a ridosso degli “spettri” del 2007/08 sono i fattori che hanno innescato la folle cavalcata delle borse Usa e del Matif-Euronext francese.

QUALITÀ A POCO PREZZO
A tal proposito è bene ricordare che gran parte dei grani russi e dal Mar Nero è da anni fonte di “qualità a basso prezzo” per gli utilizzatori europei e del bacino del Mediterraneo che, comprando grano foraggero (il feed) molto spesso si trovavano consegnato un cereale riclassificabile a “idoneo per l’alimentazione umana”. Inoltre, chi comprava il feed russo lo trattava in alternativa all’orzo foraggero ucraino, altro cereale che vive un’annata 2010/11 di scarse produzioni e forti tensioni. Il connubio di questi “ingredienti” di mercato, con l’aggiunta della latente speculazione che dal 2007/08 non aspettava altro che tornare imperiosa, sono le principali cause della recente impennata dei prezzi. Ma durerà? E per quanto durerà?

Se lo scenario del grano 2010/11 è nel suo complesso quantitativamente rassicurante non si può dire lo stesso dal punto di vista della “qualità” dei raccolti.

Sul fronte nordamericano, il basso tenore proteico dei grani vernini sarebbe solo in parte compensato dall’eccellente qualità dei grani primaverili americani (gli spring) che, base i primi tagli, presentano un tenore proteico superiore di un punto percentuale rispetto al 2009/10; resta l’incognita della qualità del raccolto canadese. Sul fronte europeo le produzioni francese, tedesca ed austriaca, dopo la siccità primaverile e le abbondanti piogge d’inizio estate, non hanno confermato le ottime caratteristiche del 2009/10.

L’IMPENNATA
Quanto visto e sentito dai primi di luglio a oggi conferma che, nonostante uno scenario che nei fondamentali non è per nulla critico, bastano un paio di notizie (la scarsa qualità in Europa e il blocco russo) a far rivivere momenti di forte tensione ed estrema volatilità “quotidiana” sulle borse Usa e, di conseguenza, sull’EuronextMatif francese e, con il canonico ritardo di 2-3 settimane, sulle piazze italiane (v. la rubrica dei prezzi a cura di Terra e Vita).

La quotazione del “rosso primaverile”, principale sostituto dei grani europei nella produzione di farine di forza, in un mese è aumentata del 60% a causa del “panico” dei molini, che da mesi avevano ridotto al minimo le scorte, e di chi (traders) aveva venduto grani di forza del Mar Nero; evidente che in regime di panico arrivino anche gli speculatori finanziari e il risultato di questo cocktail è stato come sempre esplosivo: dai 5 $/bushel di fine giugno agli 8,5 $/ bushel dei primi di agosto! Oggi si prospetta un graduale rientro della tensione stante la crescente pressione dell’offerta e la (ovvia a questi prezzi) minore domanda.

Se e quando la Russia toglierà il divieto ad esportare o confermerà la decisione di garantire comunque un volume (si parla di un 2,5 mio t) per il periodo settembre-dicembre, la situazione potrebbe rapidamente tornare prossima ai livelli del luglio scorso, in attesa che si dipanino le incognite sul raccolto canadese o si confermino le positive sirene sui raccolti australiani.


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Stefano Serra - Terra e Vita n.33-34/2010




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