Cambiare…banda

EDITORIALE
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“Non possiamo pretendere che le cose
cambino se continuiamo a fare le stesse
cose” sosteneva Albert Einstein.
Fingendo allora di ingannare la crisi,
almeno per la parte relativa al nostro
autoinganno, giochiamo a pensare
cosa potrebbe cambiare in agricoltura.
Prendiamo a prestito la rivoluzione in atto
nel settore dei farmaci dove si va parlando
di medicine “fai da te” grazie a tecnologie
a metà fra il 3D (oggetti prodotti grazie a
stampanti tridimensionali) e il 4D (ci lavora
il Mit di Boston).

Il farmacista del futuro, esperto di chimica
e informatica, collaborerà (o dovrebbe)
con il medico e l’industria per creare il
farmaco su misura per il paziente. Lo
adatterà nel tempo e proverà anche a
diminuire gli effetti collaterali.
E nei campi? Ipotizziamo agrofarmaci a
misura di agricoltore da ordinare
on line (ci sono già), scelti e dosati in
base ai patogeni telerilevati in campagna,
tenuto conto del meteo e delle eventuali
resistenze (ci siamo quasi). Pensiamo
anche a prezzi da confrontare on line
(più difficile). Ipotizziamo un’assistenza
tecnica super partes sempre digitale (da
organizzare). Attrezziamoci, infine, per
digerire i dati dell’indagine Antitrust-
Agcom dell’altro giorno: mezza Italia
dimenticata dagli operatori della banda
larga.

Meglio tornare allora in farmacia e farsi
una flebo. Una bella trasfusione a base di
proteine emoglobina-simili estratte dalla
bietola (è uno studio svedese). Dagli (ex)
zuccherifici nasceranno biofabbriche?


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