Buone prospettive per l’ortofrutta bio col supporto delle nuove tecnologie

I numeri in costante crescita, sia sul fronte dell’offerta, sia sul fronte dei consumi, premiano soprattutto il comparto ortofrutticolo, dove…

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I numeri in costante crescita, sia sul fronte dell’offerta, sia sul fronte dei consumi, premiano soprattutto il comparto ortofrutticolo, dove l’Italia riveste ancora un ruolo di leader a livello internazionale, nonostante la forte crescita della Spagna. Necessario sviluppare una maggiore efficienza produttiva nelle fasi della coltivazione e del post-raccolta, ma anche garantire livelli qualitativi uguali o superiori agli analoghi prodotti convenzionali visti i maggiori costi di coltivazione e vendita.

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Il settore delle produzioni biologiche è più un fenomeno “consumeristico” oppure ha raggiunto la fase in cui comparto produttivo e mercato si equilibrano nel definirne i fattori di crescita e consolidamento? E’ ancora trainato eminentemente dalla domanda di mercato oppure il mondo della produzione è tuttora al traino e si adatta a una domanda crescente a fronte di un panorama caratterizzato, per molti altri settori e comparti, da una domanda stagnante? Prima di abbozzare una risposta a queste domande è necessario richiamare i principali dati statistici che denotano la situazione strutturale e lo sviluppo che il settore ha fatto registrare in questi anni, in ambito sia internazionale che nazionale. La superficie mondiale dedicata al biologico, così come da fonti Fibl-Ifoam, riferita al 2012, è pari a 37.544.909 di ettari, con un’incidenza della SAU bio sulla SAU mondiale pari allo 0,9% e una distribuzione per continente così come riportato nella tabella 1. I produttori assommano a 1.927.018. Rispetto al 2008, la superficie è aumentata del 7,2%, mentre i produttori agricoli del 37,6%; in particolare, le aziende agricole sono cresciute in Asia, Africa ed Europa. Alla superficie coltivata vanno aggiunti 31.455.091 ettari di dedicati alla raccolta spontanea e ad altri usi (acquacoltura, foreste, pascoli, ecc) comunque gestiti secondo il metodo biologico, il che porta la superficie complessiva a 69.025.742 ettari di.  A partire da Steiner, dopo oltre un secolo di agricoltura biologica ed a quasi venticinque anni di riconoscibilità normativa, con la pubblicazione del Reg. Ce 2092/91 (ora 834/2007 e 889/2008) che fece da apripista legislativo a livello planetario, possiamo affermare che il settore è uscito dalla nicchia ed è diventato un segmento produttivo in costante crescita, anche in questi ultimi anni non certo facili sul piano economico a livello internazionale. Spagna al vertice, Italia al secondo posto  Il nostro Paese per molti anni è stato il leader produttivo a livello europeo ed oggi mantiene comunque la seconda posizione, dopo la Spagna, in termini di superficie coltivata, pur detenendo lo “scettro” per quanto concerne l’intensità di produzione e la tipologia dei prodotti biologici ottenuti. Molta superficie della Spagna è condotta in modo estensivo, considerando anche il fatto che quasi 1 milione degli 1,6 dell’intera penisola iberica sono coltivati in Andalusia, notoriamente caratterizzata da un’agricoltura estensiva. Solo nel 2008 la superficie coltivata a biologico nell’Ue a 27 Paesi era di 7.763.273 ha (dati Eurostat); dalla tabella 2 si può notare come in 4 anni la superficie sia aumentata del 30,6% e solo in un anno la crescita sia stata del 6,04%. Sempre in tabella 2 è riportato anche l’incremento percentuale Paese per Paese dal 2011 al 2012, e si può notare come per l’Italia (dato 2013/12) l’incremento sia stato dell’12,8%; era stato del 6,4% nel confronto 2012/11. Un incremento superiore a quelli di altri Paesi europei simili per estensione. Se ci soffermiamo, invece, sull’incidenza percentuale della superficie biologica sul totale della SAU coltivata, possiamo notare come le più elevate percentuali siano appannaggio dei Paesi europei. A livello complessivo nell’Ue l’agricoltura biologica ha un’incidenza intorno al 4,3% (dati Eurostat), con punte per Austria, Svezia ed Estonia che hanno valori rispettivamente del 19,7, 15,6 e 15,3%, mentre l’Italia ha toccato il 10% ed ha superato Paesi come Germania, Spagna e Francia che detengono valori pari, rispettivamente, al 6,2, 6,4 e 3,8%. L’Italia ha da sempre rivestito nella produzione biologica un ruolo primario. Nel corso del 2013 la superficie è aumentata, come ricordato, del 12,8%, mentre gli operatori sono cresciuti in un anno del 5,4%, raggiungendo i 52.383, di cui 45.969 dediti all’attività di produzione agricola esclusiva o mista. Se il 2013 ha visto il nostro Paese raggiungere il dato più elevato in termini di superficie biologica, occorre anche sottolineare come lo sviluppo dell’ultimo decennio, comparato a quello registrato in ambito Ue, abbia fatto registrare una velocità inferiore agli altri Paesi membri in quanto l’incidenza della superficie biologica è passata dal 17 all’11,79%; una perdita di “peso specifico” rispetto a Paesi quali Spagna, Germania e Francia che hanno corso molto più velocemente di noi. In termini di mercato, questa rivista analizza in dettaglio questi aspetti in un altro articolo; qui è sufficiente ricordare che il mercato globale del biologico nel 2012 ha raggiunti (fonte Fibl-Ifoam) i 64 miliardi di $. Nella tabella 3 viene riportata la suddivisione del fatturato per le principali aree geo-economiche che ne detengono la maggior parte. In ambito nazionale la domanda è aumentata con regolarità negli ultimi 10 anni facendo registrare nei primi 5 mesi del 2014 un aumento del 17,3% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, mentre, purtroppo, la domanda complessiva di beni alimentari è diminuita nello stesso periodo dell’1,4%. Se ci soffermiamo un attimo sull’aggregato ortofrutta fresca e trasformata, mentre nel biologico l’incremento delle vendite è stato dell’11,0%, nell’analogo segmento del convenzionale abbiamo assistito a un arretramento del 3,6%.  Ortofrutticoltura bio in Italia e nel mondo Concentrandoci sui dati produttivi e sul ruolo dell’ortofrutticoltura nel biologico, in tabella 4 sono riportati i dati dei principali aggregati che definiscono l’ortofrutticoltura a livello mondiale, facendo raggiungere una superficie pari a 961.696 ha che rappresenta il 2,56% della superficie coltivata a biologico a livello mondiale. Di questa, 517.132 ettari sono coltivati in Europa, facendo registrare sul totale della superficie europea un’incidenza pari al 5,03%, conteggiando in questa anche la superficie della Svizzera. Questo primo dato denota come la superficie dedicata all’ortofrutticoltura in Europa sia maggiormente significativa di quanto registrato a livello mondiale e come lo sviluppo dell’agricoltura biologica nel nostro Continente sia caratterizzata da una maggiore intensività rispetto all’agricoltura biologica mondiale. Entrando nel dettaglio della situazione italiana, al 31 dicembre 2013 la superficie dedicata all’ortofrutticoltura assommava a 191.542 ettari, contro i 157.127 del 2012 ed il conseguente incremento pari a ben il 21,9%. Un aumento molto al di sopra di quello registrato nel medesimo periodo per l’intera superficie biologica che è stato del 12,8%. Se poi analizziamo l’incidenza della superficie ortofrutticola biologica in ambito europeo e mondiale, possiamo notare come l’Italia incida per il 30,3% sulla superficie europea e per il 16,3% su quella mondiale. Dati estremamente significativi che denotano come il nostro Paese detenga un ruolo storico nella produzione ortofrutticola e lo abbia esteso anche per quanto concerne il settore delle produzioni biologiche. A questo è necessario aggiungere che la superficie nazionale dedicata all’ortofrutticoltura biologica incide per il 14,5% sul totale della superficie biologica censita al 31 dicembre 2013, esprimendo una delle percentuali maggiori rispetto sia agli altri Paesi europei, sia al resto del mondo. Inoltre, che vi sia stata una crescita di interesse del settore verso il biologico è provato dal fatto che ben 55.754 sono gli ettari in “fase di conversione”, ovvero nella fase triennale dall’ingresso nel biologico dedicata alla preparazione del produttore e degli appezzamenti, incidendo sul totale della superficie ortofrutticola per ben il 29,1%. Rispetto alla superficie nazionale dedicata all’ortofrutta, includendo in questa anche la viticoltura destinata a vino, la superficie ortofrutticola biologica incide all’incirca dall’8 al 9% sul totale, una percentuale leggermente inferiore rispetto al 10% che costituisce l’incidenza della superficie biologica sulla SAU nazionale. Nonostante l’incremento della superficie nel corso del 2013, secondo dati Sinab le importazioni di ortofrutta biologica proveniente da Paesi terzi ha raggiunto le 21.613 t, con un incremento pari al 37% sul 2012, pur tenendo presente che quasi 9.000 sono state le tonnellate di banane e un’altra quota di import era attribuibile ai prodotti in contro-stagione. Anche questo elemento denota come vi sia ancora uno spazio di crescita per il settore ortofrutticolo biologico nazionale alla luce di un progressivo incremento della domanda interna e della quota destinata all’esportazione, sia come prodotto fresco, sia come trasformato. Nell’interpretazione dei principali dati statistici summenzionati, l’ortofrutta rappresenta uno degli aggregati cui più il consumatore ha prestato attenzione nell’orientare la domanda di prodotti biologici; infatti, il 30,5% della domanda (fonte Ismea) di prodotti bio è rappresentata dalla categoria degli ortofrutticoli freschi o confezionati. Nuove tecnologie per un biologico di qualità, sostenibile e competitivo. Da sempre l’attenzione del consumatore biologico si è orientata verso prodotti freschi biologici in quanto meno rischiosi in tema di presenza di residui di fitofarmaci. Alla luce di questo forte orientamento del consumatore, italiano ed internazionale, il settore è stato spinto a convertire maggiori superfici al biologico, ma non sempre lo sviluppo del mercato è stato seguito da un’analoga crescita in termini tecnologici e di miglior efficienza tecnico-produttiva. Potremmo affermare che la produzione ha subito, come è normale che sia nelle fasi iniziali, una forte spinta dal mercato, ma in un secondo momento non ha saputo adeguare la tecnica produttiva per migliorare il metodo di produzione stesso e ridurre conseguentemente i rischi e le perdite di produzione con indubbi vantaggi sul costo di produzione. Ancora oggi le tecniche produttive non sono in linea con gli innumerevoli rischi fitosanitari e qualitativi che possono minare l’economicità del processo produttivo o in taluni casi la sopravvivenza degli impianti frutticoli. Queste sono le motivazioni che da sempre ci hanno spinto a sostenere che biologico non è un complicato ritorno al passato, ma piuttosto l’innesto di nuove tecnologie onde poterlo correttamente applicare e limitare al minimo i rischi produttivi. Il biologico ha necessità di ricerca, di sperimentazione, di soluzioni tecnologiche tali da poter disporre di sementi e materiale di moltiplicazione idonei e coerenti con il metodo di produzione biologico, oltre che di maggiori conoscenze da applicare alle necessità in termini di fertilizzazione e di protezione delle colture. L’obiettivo del biologico non è un ritorno all’agricoltura di sussistenza o al pauperismo dettato da rese estremamente ridotte o da un livello qualitativo inferiore. A questo proposito è bene ricordare che i prodotti biologici devono presentare livelli qualitativi uguali agli analoghi prodotti convenzionali, se non talvolta superiori considerando che ha comunque un costo di produzione ed un prezzo maggiori. Il biologico deve diventare un prodotto maggiormente disponibile anche sul piano economico; per questo è necessario sviluppare una maggiore efficienza produttiva sia nelle fasi della coltivazione, sia in quelle post-raccolta. La produzione deve trovare nel biologico un fattore di sviluppo e di successo in modo da essere da traino, e non essere trainata, per un mercato e per un consumatore sempre più attenti alla sostenibilità. Il biologico è oggi considerato il metodo produttivo maggiormente sostenibile, anche se su questo versante il settore deve misurare le proprie “performance”e applicarsi di più. visualizza articolo completo Sp.Tecnica 2_Piva