Buona ripresa della fragolicoltura: crescono consumi ed export

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Basilicata, Campania e Veneto si contendono il primato. Forte incidenza del rinnovamento varietale. Permangono le oscillazioni dei prezzi. Il valore aggiunto del prodotto “made in Italy”.

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Sulla base dell’indagine condotta da Cso Italy, le superfici destinate alla coltivazione della fragola in coltura specializzata nel 2017 segnano in Italia un aumento rispetto agli investimenti del 2016. Con circa 3.640 ha la fragolicoltura nazionale aumenta del 3% e raggiunge il livello più elevato di questo ultimo decennio. L’84% della superficie riguarda fragoleti in coltura protetta e il resto in pieno campo. L’incremento ettariale è imputabile esclusivamente ai maggiori investimenti in tunnel, con il 4% in più rispetto all’anno precedente, a fronte di un calo del 2% di fragoleti in campo aperto.

Questo andamento è una diretta conseguenza del fatto che nel nostro Paese si sta assistendo da numerosi anni ad un continuo aumento della coltivazione nelle aree del Sud che oggi rappresentano il 65% della fragolicoltura nazionale. Spiccano Basilicata e Campania che da sole rappresentano quasi il 50% della fragolicoltura nazionale; la Basilicata, con quasi 900 ha, segna nel 2017 un ulteriore 4% di incremento rispetto all’anno precedente; la Campania – con un potenziale produttivo simile alla Basilicata – incrementa del 5%.

Al Nord, con oltre 300 ettari, il Veneto rappresenta la regione oggi più importante e vede rafforzare i propri investimenti del 5% sul 2015, mentre l’Emilia-Romagna, con circa 240 ettari, segna ancora un calo del 3%. Stabili gli investimenti in Sicilia, terza regione in ordine di importanza con 315 ha, mentre scende del 6% la Calabria; in aumento del 3% il Piemonte, costanti le provincie di Trento e Bolzano con circa 115-120 ha ciascuna.

A livello nazionale le varietà oggi coltivate risultano molto diversificate, in ragione del tipo di coltivazione e degli areali. Le varietà stanno diventando sempre più specifiche di un determinato areale tanto da divenire esse stesse caratterizzanti la fragolicoltura stessa di quel territorio. Ne è un esempio la Basilicata dove la coltivazione vede una forte concentrazione della varietà Sabrosa-Candonga® (quasi l’80% di fragoleti). Seguono a distanza la nuova varietà Melissa, al 10%, e varietà come Sabrina e Marisol, al 5% ciascuna.

Anche in Campania si sta sempre più concentrando l’attenzione su poche varietà: in questo caso Sabrina si conferma la principale varietà per ordine di importanza, con quasi il 70% del totale. Tra le altre seguono Melissa, Nabila e Fortuna. Più diversificato è il panorama nelle altre principali regioni. In Veneto i catasti dei soci Cso vedono la conferma della varietà Eva, al 30%, seguita da Garda con circa il 20%. In Emilia-Romagna, sulla base dei dati dei vivaisti, la prima varietà risulta Clery, con meno del 20% degli impianti totali, seguita da Joly e Sibilla (circa il 10% ciascuna).

L’export italiano

I volumi di fragole esportati dall’Italia sono diversificati negli anni in quanto dipendono dai flussi produttivi. Negli ultimi 6 anni sono oscillati fra circa 19.000 t nel 2012 e 13.600 nel 2015. Nel 2016 le esportazioni di fragole italiane si sono attestate su oltre 14.000 t, segnando un +6% rispetto a quelle del 2015; nonostante questa crescita, i volumi sono risultati inferiori a quelli del periodo 2010-12. Il valore economico complessivo dell’export, invece, aumenta di dieci punti percentuali rispetto al 2015 e si posiziona su oltre 36 Ml €, grazie al buon posizionamento del prezzo medio che, con oltre 2,5 €/kg, registra un +4% rispetto alla già buona quotazione del 2015.

Nel 2016 l’86% delle esportazioni è stato indirizzato verso i Paesi dell’Ue (28), tra i quali spiccano Germania e Austria. Il rimanente 14% è stato indirizzato principalmente in Svizzera. La Germania nel 2016 ha assorbito circa 5.700 t di fragole italiane, il 40% del totale, una quota di poco inferiore rispetto all’anno precedente, ma con volumi che tendono a ridursi col passare degli anni. Le spedizioni verso l’Austria, con 2.300 t, rappresentano oltre il 20% del totale, confermando gli stessi volumi dell’anno precedente. Seguono a distanza Slovenia, Croazia e Regno Unito rispettivamente al 7, 5 e 4% del totale. I quantitativi esportati in Slovenia, nel tempo, appaiono in costante contrazione, mentre risultano in progressivo aumento quelli indirizzati verso la Croazia; più stabili i volumi diretti in Inghilterra.

L’export verso i Paesi extra-Ue (28), durante l’ultima campagna, è stato esclusivamente indirizzato verso la Svizzera, con circa 2.000 t, pari al 14%, e in ripresa rispetto ai quantitativi inviati nel 2015, ma ancora contenuti se il confronto viene fatto con gli anni passati.

Gli acquisti al dettaglio in Italia

Per le fragole il mercato interno sta assumendo sempre maggiore importanza; il fattore vincente è determinato dal valore della provenienza italiana, nello specifico da aree vocate, che diventa una discriminante di scelta importante per il consumatore perché garanzia di qualità e sicurezza. Ne sono una prova i dati GfK elaborati da Cso Italy relativamente ai consumi domestici che incrementano di anno in anno. Proprio nel 2016 gli acquisti al dettaglio delle famiglie italiane hanno superato le 86.000 t, registrando un +4% sul 2015. La crescita è una conferma di quanto sta avvenendo nel lungo periodo.

Dal 2006 la quota di mercato della distribuzione organizzata è diventata sempre più importante e oggi si trova al 67% del totale. In valori assoluti, si tratta di oltre 58mila t di merce di cui il 40% è rappresentato dai supermercati, il 13% dai discount, il 12% dagli iper e il 2% dalle superette. Sul piano dei canali cosiddetti tradizionali, a fronte di un volume di acquisti di quasi 27.000 t, scendono ancora una volta gli ambulanti che rappresentano il 12% del totale, mentre sale dal 17 al 19% l’importanza del dettaglio specializzato, cioè i cosiddetti fruttivendoli.