BolognaFiere rilancia sul Sana

E ritrova la fiducia degli operatori
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Grazie a un rinnovato impegno da parte di Bolognafiere e un format riveduto e corretto, il Sana, salone internazionale del biologico, si è riproposto con successo come manifestazione di riferimento per il settore. Lo confermano gli operatori, che hanno ritrovato l’ambito ideale per mettere a segno utili contatti. Già il ritorno dei player della grande distribuzione (erano presenti nell’inedita veste di espositori Coop, Conad e Despar, ma sembra che il prossimo anno la compagnia si allargherà) lasciava presagire un’edizione all’insegna della professionalità, come poi si è verificato. D’altra parte con l’esclusione delle produzioni non certificate era già stata fatta una scrematura sulle caratteristiche e la qualità dell’offerta (anche se in effetti qualche stand e prodotto “anomalo” era ancora presente). Queste esclusioni se da una parte hanno portato a una riduzione o, meglio, a un ricompattamento la fiera, dall’altra hanno permesso di dare ordine all’offerta; un’offerta destinata a un settore che, nonostante la crisi, sta andando alla grande, e che deve puntare proprio sulla professionalità per continuare a crescere e ad affermarsi. 
 

 

OTTIMISMO SULLA PAC
Così a vent’anni dalla prima normativa europea sul biologico, il reg. Cee 2092 del luglio 1991 (a cui il Ccpb ha dedicato un convegno), il Sana edizione numero 23, come nelle intenzioni di Duccio Campagnoli, presidente di Bolognafiere, punta ancora a tirare la volata al settore del biologico. E questo anche in vista dell’esposizione universale del 2015. «Da Sana 2011 – come ha afferma Campagnoli nel corso del convegno di apertura del salone – parte la road map per gli operatori che vogliono arrivare preparati a Expo 2015. Il cibo biologico, infatti, rappresenta una risposta importante ai tanti interrogativi che l’Expo, con il motto “Nutrire il pianeta”, si propone di affrontare».
In un trend di crescita internazionale, il biologico mantiene nel nostro Paese una posizione di spicco. L’Italia infatti si riconferma come uno dei maggiori esportatori di bio (va all’estero quasi il 50% della produzione), primo produttore di ortaggi, frutta, olio e vino (quest’ultimo, peraltro, ancora compresso dall’assenza di una norma europea). Gli acquisti degli italiani di prodotto bio, in crescita da ormai dieci anni, nel primo quadrimestre del 2011 sono cresciuti di quasi il 12% nella gdo e dal 15 al 20% nei punti vendita specializzati. Un milione di pasti bio vengono serviti ogni anno nelle mense scolastiche e oltre 500 sono i ristoranti che offrono l’opzione biologica. E mentre il Sud produce il bio (il 52% delle produzioni sono collocate nel Meridione dove viene effettuato solo l’8% degli acquisti bio), il Nord lo consuma (il 70% dei consumi bio si ha infatti nel Settentrione).
«Il biologico rappresenta un modello per lo sviluppo dell’agricoltura italiana, da difendere anche in ambito Pac» ha dichiarato il ministro Francesco Saverio Romano intervenendo al Sana fra un Consiglio dei ministri e un incontro con Dacian Ciolos per affrontare i principali nodi della riforma della Polica agricola comuntaria, esprimendo non poche preoccupazioni su come verranno ripartiti i contributi comunitari. Romano ha annunciato anche l’imminente pubblicazione di un bando che mette a disposizione 10 milioni di euro per il biologico.
Sempre in occasione del Sana Paolo De Castro, presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, si è detto moderatamente ottimista relativamente alle dotazioni per il bio all’interno della nuova Pac, nell’ambito di una “condizionalità rafforzata”.
Si tratta di un’evoluzione importante verso un’agricoltura ecologicamente sostenibile in grado di risponde a molte esigenze della società (come quella del benessere degli animali e della sicurezza alimentare), nell’ambito della quale il biologico va a collocarsi come importante punto di riferimento.


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