Biologico: Il comparto tiene

BIOLOGICO
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Nel mese di luglio il Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica) ha rilasciato i primi dati sulla consistenza del settore al 31 dicembre 2011, sulla base delle informazioni fornite dagli organismi di controllo autorizzati al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.

Alla fine dell’anno scorso gli operatori sottoposti al regime di controllo erano complessivamente 48.269, contro i 47.663 al 31 dicembre 2010, con un incremento di 606 (+1,3%), di poco inferiore alla perdita di 846 unità (-1,8%) che si era registrata nel 2010 (tabella 1).

In sostanza, con l’eccezione del 2004 (in cui si registrò un picco negativo di 40.965 unità), dal 2003 al 2011 il numero degli operatori è sempre stato compreso nell’intervallo tra 48.500 e 51mila unità (figura 1).

Assai modesta, quindi, la crescita del numero complessivo di operatori, e ancora una volta, da attribuire principalmente al comparto della trasformazione e distribuzione (sono tenute a sottoporsi al sistema di controllo tutte le imprese industriali e artigiane che trasformano prodotti, così come quelle di distribuzione all’ingrosso e anche quelle al dettaglio che non si limitino a vendere prodotto confezionato da altri operatori controllati).

Come si verifica dalla tabella 2, l’andamento è differenziato nelle diverse categorie: diminuiscono di 774 unità i produttori agricoli che si limitano alla produzione primaria (2%), mentre aumenta di 778 unità quello delle aziende che affiancano all’attività agricola quella di trasformazione (+24,9%). Considerando complessivamente le aziende agricole (con sola produzione primaria e anche con attività di trasformazione), non si registra sostanzialmente nessuna variazione (sole 4 unità) rispetto all’anno precedente.

Valorizzazione dei prodotti

Produzione agricola che tiene, quindi (e con un certo sviluppo del numero di aziende che ha avviato attività che consentono di valorizzare il raccolto attraverso forme di trasformazione; i valori assoluti sono modesti, ma la tendenza è significativa, se si considera che dalle 155 del 2003 si è arrivati a 3.906), mentre prosegue il trend positivo sul versante della trasformazione e distribuzione, che i dati del Sinab consegnano in forma aggregata: gli operatori di questi anelli della filiera aumentano di 573 unità (+10,2%, contro un incremento del 7% nel 2010).

Viene assolutamente confermata la distribuzione degli operatori sul territorio nazionale: il maggior numero di aziende di produzione agricola si concentra nelle regioni meridionali, con Sicilia, Calabria e Puglia in testa, mentre per le imprese di trasformazione e distribuzione la graduatoria è guidata da Emilia- Romagna, Veneto e Lombardia.

Se si guarda alla distribuzione territoriale delle aziende agricole con attività di trasformazione, invece, il peso maggiore è della Toscana, con 728 operatori, seguita da Puglia e Calabria.

Anche per quanto riguarda le superfici, la situazione non registra variazioni significative: tra terreni in produzione biologica e in fase di conversione si rimane a cavallo di 1,1 milioni di ettari, con un decremento dell’1,5%.

Si confermano come principali orientamenti produttivi quello cerealicolo, le colture foraggere e i pascoli, seguiti dall’olivo. Continua a diminuire la superficie a orticole, seguendo una tendenza iniziata nel 2008, in leggero aumento è quella frutticola (tabella 3).

A fronte di una riduzione del numero delle aziende zootecniche (6.503 nel 2009, 7.355 nel 2010 e 6.884 nel 2011, con un segno negativo del 6,4%), la consistenza degli allevamenti vede una crescita del numero di capi suini, ovini, caprini e avicoli, cui fa da contraltare una contrazione del numero dei capi bovini (-6,8%).

Sarà da verificare per l’anno prossimo l’impatto dell’approvazione da parte del ministero di disciplinari privati per l’allevamento del coniglio, non ancora normato a livello europeo.

Come sempre, è necessaria qualche cautela nell’utilizzo dei dati elaborati dal Sinab come elemento di valutazione dell’andamento del settore.

Cautela con i dati

Ciò non perché presentino vizi nell’elaborazione, ma perché, necessariamente, registrano i dati forniti al ministero delle Politiche agricole da parte dagli organismi di controllo, che comprendono, altrettanto necessariamente, tutte le imprese inserite nei rispettivi sistemi di controllo, senza distinguere tra quelle che effettivamente immettono sul mercato i propri prodotti con la qualificazione biologica e quelle che si possono ritenere interessate più ai premi previsti dai Piani di sviluppo rurale che nella valorizzazione all’interno delle diverse filiere biologiche.

Nel passato si sono registrati massicci movimenti di aziende strettamente in relazione con questi strumenti, con oscillazioni annue che in qualche caso hanno superato il 50% della consistenza del settore (è accaduto in particolare in Sardegna e Basilicata, ma il fenomeno è stato diffuso, pur se con minor rilievo, anche in altre regioni).

Eccettuate variazioni consistenti in talune filiere, il versante produttivo esprime segnali complessivamente di tenuta ma, ancora una volta, non sembra tenere il passo con il brillante andamento del mercato.

Il compito sempre più urgente che attende il settore è quello di un’organizzazione efficiente delle filiere, per evitare che a raccogliere i frutti del costante gradimento del consumatore siano le produzioni estere, comunitarie o meno.

Ma una responsabilità di non minor peso sta nelle mani delle organizzazioni professionali agricole, che non hanno ancora deciso se il comparto biologico rappresenta un comparto di cui promuovere organizzazione e sviluppo o una fastidiosa minoranza da sopportare.

E in quelle delle Regioni, chiamate a decidere se i prossimi Piani di sviluppo rurale dovranno servire a incentivare la loro produzione agricola verso orientamenti produttivi con buone prospettive di mercato e di sviluppo oppure a integrare i redditi in picchiata di altri sistemi produttivi ingessati e lontani dall’innovazione.

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