Biodiversità senza rotazione? Una Pac ingenua

Human hands holding soy beans

Si può “aggirare” il greening coltivando la soia

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  Un agricoltore che può parlare con competenza di questioni amministrative e Pac è Adriano Toniutti. Friulano – gestisce un’azienda agricola a Mereto di Tomba (Ud) – è stato, per 35 anni, funzionario del locale ispettorato all’agricoltura. «Rispetto a ciò che si prefiggeva, la Pac sta ottenendo poco e, per di più, nel modo sbagliato. Per esempio, non capisco perchè non abbiano mantenuto l’obbligo di rotazione e abbiano invece scelto di togliere il precedente vincolo di cinque anni come massimo per una monocoltura. Si sono giustificati dicendo che era impossibile controllare l’effettiva rotazione, ma non è un buon motivo per allentare l’attenzione su una pratica necessaria, anche a fini sanitari. La diabrotica, per esempio, senza rotazione non la controlli. Al contrario, hanno introdotto il greening che però è facilmente risolvibile coltivando soia. Pretendere di fare biodiversità senza rotazione, a mio parere, è piuttosto ingenuo». Toniutti coltiva, nella sua azienda, circa 80 ha, che dalla primavera scorsa sono diventati 32, in quanto il grosso dell’azienda è stato affittato a vivaisti per coltivarvi viti porta-innesto e barbatelle. «Si tratta di un’attività importante qui nel friulano, oltre che ben remunerata. Per la parte di seminativi rimasta nella nostra disponibilità, abbiamo scelto soia, mais e in piccola parte – 5 ha circa – orzo. Che ho fatto soltanto per la Pac, ma che avrei evitato se avessi previsto, l’autunno scorso, di cedere una fetta così consistente dell’azienda ai vivaisti. Mi sarebbe bastato trasformare in set-aside un paio di ettari per rientrare nelle prescrizioni del greening».