Bietole, semine sotto i 41mila ettari

AGROINDUSTRIA
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La bieticoltura nazionale
cresce nelle rese,
ma perde altri
ettari di superficie investita.
Quest’anno, complice il
maltempo e le piogge prolungate
della primavera
scorsa, in Italia sono stati
infatti seminati meno di
41mila ettari: un record negativo
nella storia di questo
settore che – vale ricordare
– dieci anni fa, prima della
riforma comunitaria, poteva
ancora contare su oltre
250mila ettari di superfici a
barbabietole.

A inizio anno associazioni
di produttori e imprese
saccarifere avevano sottoscritto
contratti per circa
60mila ettari – cinque in
più rispetto alla campagna
2012 – a conferma di una
rinata fiducia per questa importante
coltura da rinnovo.
Ma poi gli allagamenti
che hanno sommerso migliaia
di ettari di terreno
hanno fortemente rallentato
le operazioni di semina,
con ritardi medi che sono
andati da venti giorni a un
mese e più rispetto ad annate
normali.

Risultato: nei bacini bieticoli
che ruotano attorno ai
due zuccherifici del Gruppo
Coprob, a Minerbio (Bologna)
e a Pontelongo (Padova),
per la campagna
2013 sono stati seminati circa
25.500 ettari, a fronte
dei 35mila ettari dell’anno
scorso. A San Quirico (Parma),
dove ha sede l’impianto
di trasformazione di Eridania
Sadam (Gruppo Maccaferri),
le superfici a bietole
non superano i 9mila ettari,
contro i 17.500 del
2012. E a Termoli (Campobasso)
lo Zuccherificio del
Molise controllato dalla Regione,
unico stabilimento
di lavorazione per il Centro-
Sud, potrà contare su
circa 6mila ettari, in linea
con l’anno scorso. Un crollo
delle superfici seminate
nel complesso, dunque, di
oltre il 26% rispetto al
2012.

Un’altra débâcle per un
settore già penalizzato dalla
nuova Ocm varata nel
2006, che portò alla chiusura
di 15 dei 19 zuccherifici
in attività e la perdita di
due terzi del potenziale produttivo
di zucchero. Una filiera
che l’anno scorso ha
contato ancora su 8.500
aziende agricole, 2mila occupati
fissi e circa 10mila
indiretti, un fatturato all’origine
di quasi 140 milioni di
euro, circa 750 alla trasformazione.
Ma con una quota
produttiva imposta da
Bruxelles di 508mila tonnellate,
a fronte di consumi
per 1,6 milioni, che costringe
così il nostro paese a
importare oltre il 70% del
fabbisogno di zucchero.

Nonostante ciò gli operatori
credono ancora in questo
prodotto. A Termoli, dove
il bando per la vendita
della società, in concordato
preventivo, è andato deserto
(all’unica manifestazione
di interesse, da parte della
cooperativa olandese Royal
Cosun, non è poi seguita
un’offerta vincolante entro
il termine del 17 giugno)
lo stabilimento è entrato
in funzione nei giorni
scorsi. Intanto, i vertici del
Cast Coldiretti hanno chiesto
di «avviare uno stretto
dialogo con la proprietà dello
stabilimento». La quale,
«pur assicurando la volontà
di rilanciare l’attività dello
zuccherificio, si è espressa
in maniera alquanto generica
sul futuro gestionale dell’azienda
». Tra le richieste
avanzate dal Servizio tecnico
della Coldiretti, in particolare,
la presenza di «interlocutori
seri e affidabili in
grado di garantire gli accordi
che necessariamente dovranno
essere presi entro
luglio per poter pianificare
la coltivazione autunnale».

I tre zuccherifici del
Nord inizieranno invece a
lavorare intorno a Ferragosto.
E per allora gli operatori
sperano in un recupero
vegetativo delle colture.
«La campagna è partita in
forte ritardo e le semine sono
andate avanti fino a
maggio – osserva Michele
Distefano, direttore dell’Associazione
nazionale bieticoltori
(Anb) – ma negli
ultimi giorni il tempo sembra
si sia assestato, e alla
fine la produzione di zucchero
potrebbe non risentirne
più di tanto».

«Dopo un 2012 decisamente
difficile per la siccità
– ricorda Nicola Minerva,
direttore di Beta, la società
di ricerca controllata
da associazione bieticole e
imprese saccarifere – l’anno
scorso si riuscì a recuperare
con una resa media nazionale
di 8,5 tonnellate a
ettaro. Per quest’anno fare
previsioni sarebbe azzardato,
però le piante al momento
si presentano bene e non
ci sono problemi di malattie,
come la cercospora,
che lasciano ben sperare
per un risultato migliore».


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