Batteri e funghi per risanare i terreni

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Pomorete si fa promotrice di una nuova tecnologia “rivitalizzante”

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La rinascita dei terreni gravemente inquinati in diverse parti d’Italia, tra cui la cosiddetta Terra dei fuochi, potrebbe non essere poi così distante grazie a due progetti presentati all’Università Cattolica di Piacenza. In dicembre si è tenuto il seminario “Il progetto Life-Ecoremed per l’identificazione e il risanamento dei suoli agricoli inquinati”, organizzato dall’Istituto di Chimica agraria e ambientale della Facoltà di Scienze agrarie. La giornata è stata aperta da Marco Trevisan, direttore dell’Istituto Chimica Agraria e Ambientale, cui sono seguite le relazioni di Paolo Manfredi, biologo, che ha presentato il progetto New Life di m.c.m. Ecosistemi (fa parte di Pomorete, la prima filiera italiana del pomodoro), e di Massimo Fagnano dell’Università di Napoli Federico II, Dipartimento di agraria, che ha esposto il progetto Life Ecoremed. Un altro seminario è previsto a Napoli. «Il lavoro svolto dal gruppo dell’Università di Napoli è indirizzato alla depurazione dei suoli agricoli interessati da alcuni tipi di contaminazione. Durante l’incontro abbiamo trovato diversi punti di reciproco interesse che potrebbero unire le due tecnologie. Le terre prodotte da Ecosistemi – ha spiegato Manfredi – avendo caratteristiche di elevata fertilità possono contribuire ad attivare i processi di decontaminazione dei suoli, soprattutto da idrocarburi e metalli pesanti, studiati da Fagnano». Batteri e funghi saranno le armi da usare contro le sostanze che inquinano. L’ipotesi è quella di creare le condizioni «affinché i processi di decontaminazione di tipo biologico possano essere ancora più efficienti rimuovendo gli inquinanti attraverso la fitodepurazione e la degradazione batterica e fungina». Gli studi dell’Università Federico II sono avanzati per quanto riguarda la bonifica dagli inquinanti, mentre la tecnica messa a punto da Ecosistemi ridà nuova vita ai terreni grazie alla ricostituzione di suoli stressati e compattati dall’usura e dal tempo, in cui le sostanze nutritive sono venute meno. La tecnica ha attirato l’interesse della Ue e potrebbe vedere presto applicata in Nordafrica.

 

Per informazioni:
POMORETE – CONFAPI PIACENZA
www.pomorete.com