Barilla raccomanda: non sprecate

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Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition rilancia il Protocollo di Milano

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Ogni anno un terzo del cibo prodotto nel mondo, 1,3 miliardi di t (quasi 1 trilione di dollari), non viene consumato. Marcisce nei campi e nei magazzini, finisce tra i rifiuti di ristoranti e supermercati, deperisce nelle nostre case. Un paradosso economico e ambientale (3,3 miliardi di t di CO2 emesse), uno schiaffo morale nei confronti di quei 795 milioni di individui che muoiono di fame: per sfamarli basterebbe ridurre di “appena” un quarto lo spreco. Lo ricorda la Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition, che rilancia l’obiettivo del Protocollo di Milano: ridurre lo spreco del 50% entro il 2020. Come? Intervenendo sull’intera filiera con strategie mirate per i singoli Paesi. In Europa e Nord America il 40% delle perdite si verifica alla fine della filiera: i consumatori gettano in media tra i 95 e i 115 kg/anno pro-capite di cibo. In Italia ogni famiglia butta 454 € di cibo, 35% di prodotti freschi,pane (19%), frutta e verdura (16%), prodotti in busta (10%), affettati (10%). Per produrre ciò che non mangiamo vengono utilizzati 1226 milioni di mq d’acqua. All’opposto nelle nazioni più povere (Africa sub-sahariana, Sud e Sud-Est asiatico) lo spreco si aggira sui 6-11 kg/anno, ma nelle fasi di post raccolta o durante la lavorazione. Nel complesso ricchi e poveri dissipano all’incirca la stessa quantità di cibo: 670 e 630 milioni di t. Che fare? La Fondazione raccomanda investimenti a monte della filiera,recupero e riciclo, accordi tra agricoltori e gdo, campagne educative.