Automazione nel futuro dei carri unifeed

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Secondo Carlo Bisaglia, del Cra-Ing di Treviglio, una tecnologia di questo tipo potrebbe migliorare le performance dell’allevamento. E la qualità della vita dell’allevatore

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  Potrebbe esserci  l’automazione nel futuro dei carri unifeed: Carlo Bisaglia, del Cra-Ing di Treviglio, ne ha seguito le recenti evoluzioni ed è convinto che secondo le esperienze attuali, anche dirette, una tecnologia di questo tipo potrebbe migliorare sia la vita dell’allevatore sia le performance dell’allevamento. Non dimentichiamo infatti che la somministrazione del cibo, assieme alla mungitura, occupa circa il 40% del tempo di lavoro in una stalla, secondo alcune ricerche. «È quindi evidente che se si potessero automatizzare in qualche modo queste operazioni, agli allevatori resterebbe molto più tempo per fare gestione dell’azienda, con positive influenze sull’andamento della medesima», precisa il ricercatore. Incontriamo Bisaglia presso il laboratorio per l’ingegneria agraria di Treviglio (Bg), di cui è primo ricercatore, proprio per fare il punto sui carri miscelatori, un attrezzo onnipresente nelle stalle italiane e a proposito del quale si penserebbe che, ormai, è stato detto tutto. Al contrario, scopriamo che ci sono ancora ampi margini di miglioramento, soprattutto se a una meccanica ormai collaudata si abbina l’elettronica. «Il carro miscelatore è diffusissimo e direi indispensabile – premette Bisaglia – in quanto consente di approntare una razione equilibrata con tempi e costi ridotti; requisiti indispensabili per contenere i costi di un prodotto, il latte, che in quanto commodity ha un prezzo di mercato piuttosto basso». Ciò detto, «alimentare un bovino da latte ad alte prestazioni è meno semplice di quanto potrebbe apparire, vuoi perché questi animali sono esigenti in materia di cibo, vuoi perché la razione deve rispettare precisi requisiti chimici ma anche fisici, se vuol essere nutriente e digeribile per i ruminanti. È importante, per esempio, che i diversi ingredienti siano ben miscelati ma che, al tempo stesso, non siano trinciati né troppo finemente né troppo grossolanamente, dato che il rumine ha bisogno di fibra con una certa lunghezza per lavorare bene. Ottenere il giusto equilibrio tra miscelazione e trinciatura è un compito del carro, ma anche di chi lo gestisce e lo controlla. Certi modelli, per esempio, permettono di escludere il taglio durante la fase di miscelazione, per evitare di triturare troppo finemente le fibre. In ogni caso, contano anche l’ordine di inserimento degli ingredienti e il giusto rapporto tra i medesimi». Quanto sia importante equilibrare composizione e dimensione dell’unifeed è dimostrato da numerosi studi. «Si è visto, per esempio, che gli animali, in presenza di un unifeed con fibre eccessivamente lunghe, mangiano prima la parte più corta, che è quella più appetibile ma anche più energetica. Così facendo, dopo qualche ora il contenuto di mangime si sarà notevolmente ridotto e, pertanto, nella restante parte della giornata le bovine mangeranno, in pratica, un’altra ricetta rispetto a quella programmata. Una razione eccessivamente trinciata rende più difficile questa selezione, ma non stimola adeguatamente il rumine e, dunque, è parimenti da evitare», fa notare il ricercatore. Un buon modo per valutare il prodotto, suggerisce Bisaglia, è quello della setacciatura, effettuata con crivelli di diverse dimensioni per stimare la percentuale di fibre lunghe, medie e corte presenti nell’alimento. Quando mangiano le vacche Questa selezione progressiva dell’unifeed nel corso della giornata assume una particolare importanza considerando le abitudini alimentari delle vacche: «Un bovino da latte si alimenta tra le sette e le otto volte al giorno e il pasto dura dai 30 ai 40 minuti, con ben noti fenomeni di gerarchia e competizione alla mangiatoia», ricorda Bisaglia. È ovvio, pertanto, che se nel corso della giornata la composizione dell’unifeed cambia a causa delle preferenze alimentari degli animali, chi si nutre al pomeriggio troverà una razione diversa da quella, originaria e completa, ricevuta al mattino. «Questo ripetuto ricorso alla mangiatoia pone anche il problema del riavvicinamento periodico del cibo. Un’operazione che – spiega il ricercatore – si è spesso portati a considerare secondaria ma che, in realtà, è molto importante per garantire continuità di alimentazione. L’avvicinamento dovrebbe essere regolare, anche per stimolare gli animali ad assumerne di più. Si è visto, per esempio, che quattro interventi di riavvicinamento al giorno comportano l’ingestione di quasi il 3% di sostanza secca in più, a parità di razione». Questo perché il movimento nella zona della mangiatoia incuriosisce le vacche e le invita ad avvicinarsi, nella speranza di trovare qualche appetitosa sorpresa. «Il che ci porta a dire che, forse, somministrare la razione in più passaggi potrebbe indurre gli animali ad alimentarsi più spesso, migliorando ulteriormente le loro performance». Il carro automatico L’ipotesi, unita alla necessità di liberare tempo per l’allevatore, porta dritta al cuore del discorso, ovvero l’alimentazione automatica: pratica comune per suini e avicoli, ma sconosciuta, in Italia, sui bovini. «Non nel resto d’Europa, tuttavia: in Germania, Olanda e Svizzera, per esempio, vi sono diverse esperienze di questo tipo. In Italia non ancora, tuttavia è possibile che il 2015 sia un anno di svolta anche per il nostro Paese». Viste le abitudini alimentari delle bovine, una pluri-distribuzione di unifeed potrebbe essere una buona soluzione, in alternativa ai due (talvolta uno solo) passaggi col carro tradizionale. Un cambio di routine possibile soltanto con un impianto automatizzato, altrimenti l’allevatore dovrebbe passare la giornata sul carro miscelatore. «Rendere autonomo il processo consente di aumentare il numero di distribuzioni, adattandosi meglio alla fisiologia dei bovini. Che, non dimentichiamolo, in natura hanno erba a disposizione per tutto il giorno. Inoltre, come già accennato, vi sarebbe un consistente risparmio di tempo per l’addetto alla distribuzione degli alimenti. Questo tempo potrebbe essere più utilmente impiegato per controllare gli animali, far nascere un vitello o semplicemente gestire e programmare l’attività aziendale». Dal punto di vista tecnico, il carro-robot può essere di due tipi: sospeso oppure a terra. Nel primo caso, corre su un binario fissato sopra alla mangiatoia, mentre nel secondo si muove su ruote, con un binario «virtuale» che ne tracci il percorso da seguire mediante sensori. Lungo il cammino scarica l’unifeed precedentemente caricato da una cucina, anch’essa automatizzata. Nei modelli più evoluti, un sensore ottico rileva la presenza di cibo residuo e il carro, di conseguenza, aumenta o riduce la velocità di avanzamento per scaricare più o meno prodotto. L’allevatore deve soltanto rifornire la cucina; operazione che, a seconda dei modelli, può avvenire ogni due o tre giorni, se le condizioni climatiche – principalmente il caldo in estate – lo consentono. Si distingue dallo standard l’olandese Schuitemarker, che a inizio 2014 ha presentato una nuova versione del suo Innovado, un carro automatico che funziona in tutto e per tutto come un normale unifeed (dunque senza necessità di cucina) tranne per il fatto che è guidato da un sistema satellitare ad alta precisione quando si muove sul piazzale e da trasmettitori radio quando è nei capannoni. Grazie alla dotazione elettronica dei carri automatici, ovviamente avanzata, l’alimentarista può decidere non soltanto quantità e frequenza della distribuzione, ma anche il tipo di razione somministrato: potrebbe, per esempio, fare diverse razioni dei vari momenti della giornata. Flessibilità e sinergia «Così come avviene per l’avvicinamento del foraggio, il passaggio del carro automatico attira l’attenzione delle vacche, stimolandole ad avvicinarsi alla mangiatoia. Ne deriva una maggior assunzione di cibo durante la giornata», spiega Bisaglia. Il sistema permette, inoltre, interessanti sinergie con altri dispositivi, quali il robot di mungitura. «Notoriamente – spiega il primo ricercatore del Cra-Ing – nelle stalle robotizzate si hanno picchi di mungiture durante alcune ore del giorno e un calo significativo nelle ore notturne, quando gli animali riposano. Il passaggio del carro miscelatore, incitando le vacche ad alzarsi, potrebbe comportare un aumento di mungiture notturne e un livellamento durante la giornata. Alcuni studi condotti in Germania hanno effettivamente rilevato un leggero effetto di questo tipo nelle stalle con sistema unifeed e di mungitura automatizzati». Non è un caso, del resto, che quasi tutti i produttori di robot di mungitura costruiscano anche sistemi di alimentazione autonoma. «Il vantaggio principale di questo metodo resta, tuttavia, quello gestionale: grazie all’automazione è possibile, in primo luogo, gestire molto meglio le scorte, dal momento che possiamo tenere traccia di tutti i carichi effettuati e sapere quanto alimento stiamo utilizzando. Secondariamente si può tarare meglio la distribuzione degli alimenti, riducendo i residui in mangiatoia, che rappresentano veri e propri sprechi. Nell’alimentazione tradizionale il cibo avanzato non si butta: finisce alle manze, ma si tratta di una soluzione di ripiego, perché in realtà esse non avrebbero necessità di un alimento così costoso ed energetico. Terzo aspetto, continua Bisaglia, è la flessibilità del sistema: posso decidere il numero di pasti e la frequenza dei medesimi, ma anche variare la ricetta. A un livello più generale, il carro-robot potrebbe affrontare meglio un eventuale ampliamento della stalla: invece di comprare un carro più grande, si può aumentare la frequenza di distribuzione». In altre parole, ci si evolve dalla semplice somministrazione di una razione a una alimentazione intelligente. «Esattamente. La gestione automatica consente un evidente miglioramento nella gestione dell’allevamento, dal punto di vista delle scorte e anche della qualità. Chi vuol passare da una gestione tradizionale al precision feeding, a mio avviso, deve perlomeno prendere in considerazione questi sistemi».   01_Dossier Repetti.pdf