Aumenta la diffusione del contoterzismo

Farm landscape with windmill  from above, The Netherlands

Imprese agromeccaniche sempre più strategiche per il settore primario. Nell’ambito delle attività
dell’Osservatorio sul contoterzismo promosso da Edagricole pubblichiamo una sintesi di uno studio realizzato da Angelo Frascarelli, Michele Pisante e Fabio Stagnari che verrà proposto integralmente su Il Contoterzista n. 2/2016

Leggi l’articolo originale Aumenta la diffusione del contoterzismo su Terra e Vita.

Lo sviluppo delle aree rurali rientra tra le azioni prioritarie dell’agenda comunitaria a favore della sostenibilità; in particolare, l’agricoltura per progredire necessita di continue innovazioni delle imprese e delle istituzioni. Tuttavia, le aziende ubicate nelle aree rurali, essendo caratterizzate da piccole o medie dimensioni sia in termini di superficie che economiche, oltre a mancare dei requisiti economici, non hanno la necessaria propensione ad investire e rinnovare il parco macchine. Pertanto, il contoterzismo, con gli investimenti in tecnologia e innovazione, rappresenta una straordinaria opportunità per la sussistenza di tali aziende e, contemporaneamente, per la salvaguardia e la valorizzazione dei territori rurali per gli insostituibili servizi ecosistemici e funzioni sociali, estetiche e paesaggistiche che possono essere garantiti solo attraverso il continuo esercizio dell’attività agricola.

Tale approccio olistico, se diffusamente adottato, consentirebbe di identificare lo sviluppo delle aree rurali come modello di “Green economy” e non come settore, per la peculiare aderenza alla definizione proposta dall’UNEP: “un’economia che produce miglioramenti del benessere umano e dell’equità sociale riducendo al contempo i rischi ambientali ed ecologici”.

Pertanto, nell’ottica di un potenziale sviluppo sostenibile delle le aree rurali interne è fondamentale integrare i portatori d’interesse nella complementarità dei ruoli e delle funzioni. Per qualificare le operazioni colturali il contoterzismo rappresenta una straordinaria opportunità per le aziende agricole, ma anche per la salvaguardia e la valorizzazione dei territori rurali con insostituibili servizi ecosistemici e funzioni sociali, estetiche e paesaggistiche.

Spopolamento delle aree rurali e zone interne

Secondo l’Ocse sono rurali le regioni con una densità di popolazione inferiore ai 150 abitanti per chilometro quadrato e senza un centro urbano con più di 50mila abitanti. Tuttavia, per evidenziare le differenze intra-provinciali, rilevanti nel territorio italiano, la metodologia Ocse è stata rivista, nell’ambito della programmazione dello sviluppo rurale 2007-2013 e 2014-2020, con l’individuazione di 4 aree omogenee:

–   Poli urbani: capoluoghi di provincia con più di 150 ab./km2 e tutte le Aree fortemente urbanizzate;

–   Aree rurali ad agricoltura intensiva specializzata, che includono le Aree rurali urbanizzate di pianura e di collina, le Aree prevalentemente rurali di pianura e le Aree significativamente rurali di pianura;

–   Aree rurali intermedie, che comprendono le Aree prevalentemente rurali di collina (Nord e Centro), le Aree significativamente rurali di collina e di montagna (Nord e Centro);

–   Aree rurali con problemi complessivi di sviluppo, che comprendono le Aree prevalentemente rurali di montagna e di collina (Mezzogiorno) e le Aree significativamente rurali di montagna (Mezzogiorno).

Nelle aree rurali la concentrazione di abitanti con più di 65 anni è molto alta, e in quelle prevalentemente rurali delle Regioni “convergenza” tale fenomeno si è accompagnato allo spopolamento, con un decremento della popolazione dell’8% tra 1992 e 2012.

Un servizio pubblico particolarmente esposto alle conseguenze dell’invecchiamento della popolazione è quello sanitario, con un aumento di richiesta di servizi sanitari e cure mediche, che ha generato migrazione verso i più efficienti centri urbani del nord.

La migrazione ha dapprima colpito le montagne e poi le campagne, stimolando di concerto la meccanizzazione agricola nei paesi industriali.

La perdita di popolazione genera gravi rischi di natura:

  • socio-culturale: per la perdita di identità, di memoria e di valori, con un senso di smarrimento, in territori con profonde radici storiche e culturali
  • economica: per minori opportunità di proseguire attività agricole ed artigianali nelle aree marginali
  • fisica e geologica: per l’abbandono del presidio del territorio anche da parte delle pubbliche istituzioni; il conseguente sviluppo dei centri urbani ha effetti di disorganizzazione sul governo del territorio.

Dimensioni aziendalie competitività agricola

Analisi della dimensione media aziendale italiana e del ricorso al contoterzismo

Nell’Europa a 27 emerge la compresenza di varie tipologie aziendali, intermedie tra i due estremi ideali. A un modello di impresa mediterranea prevalente nell’Europa meridionale, di ridotte dimensioni aziendali, con intenso apporto di lavoro e caratterizzata da produzioni arboree, frumento duro e allevamenti estensivi, si contrappone un modello “continentale” con dimensioni medie aziendali più elevate, fabbisogno occupazionale più marginale e specializzazioni produttive di seminativi e zootecnia intensiva.

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 03/2016 L’Edicola di Terra e Vita