Articolo 62: Contratti, ok dal Consiglio di Stato

LIBERALIZZAZIONI
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Sta per tagliare il traguardo
il decreto applicativo
dell’articolo
62 della legge sulle liberalizzazioni
(«Disposizioni
urgenti per la concorrenza,
lo sviluppo delle infrastrutture
e la competitività»).
che introduce regole più
stringenti sui contratti di
commercializzazione dei
prodotti agricoli e alimentari
e tempi di pagamenti abbreviati
e certi. Il decreto,
messo a punto dal ministero
delle Politiche agricole,
d’intesa con lo Sviluppo
economico, e dopo avere
ascoltato i soggetti interessati
alle nuove regole è all’ultimo
step. Il Mipaaf ha
recepito le osservazioni del
Consiglio di Stato e quindi
dopo l’ulteriore verifica
con lo Sviluppo economico
può trasmettere il testo in
«Gazzetta Ufficiale». I tempi,
d’altra parte sono stretti,
la legge infatti entra in vigore
il 24 ottobre. Una data
che il ministero intende assolutamente
rispettare. Su
questa misura infatti il ministro
Catania ha puntato molto
per riequilibrare i rapporti
all’interno della filiera
che hanno finora penalizzato
l’anello più debole e cioè
gli agricoltori.

Ma vediamo quali sono
le correzioni suggerite e
che il Mipaaf sta apportando
al testo che peraltro ha
incassato la promozione del
Consiglio di Stato che ha
riconosciuto che il testo
«completa in modo adeguato
il disegno della disciplina
delle relazioni economiche
della filiera agroalimentare
».

I ritocchi sono stati suggeriti
in particolare sui temi
più caldi e quindi pratiche
sleali, forme contrattuali e
interessi di mora.

Per quanto riguarda quest’ultimo
punto, mentre il
decreto del ministero calcola
gli interessi partendo dal
tasso di interesse legale incrementato
di due punti per
il Consiglio di Stato bisogna
tener conto della disciplina
comunitaria che per i
prodotti alimentari prevede
un tasso di mora pari al 10
per cento. Il Consiglio di
Stato nel suo parere comunque
condivide pienamente
l’impostazione del decreto
«poiché la determinazione
esatta dei termini di pagamento,
costituisce uno dei
punti più importanti delle
relazioni commerciali, ai fini
di una trasparente e chiara
regolamentazione dei rapporti
tra i soggetti della filiera
agroalimentare».

Un’altra questione spinosa
è poi quella delle pratiche
commerciali sleali, il
Consiglio di Stato ritiene
che il far rientrare in questa
tipologia «i prezzi palesemente
al di sotto dei costi
di produzione» più che tutelare
la concorrenza potrebbe
invece favorire le imprese
inefficienti che hanno costi
elevati di produzione.
«Verrebbero penalizzate all’opposto
– si legge sul dispositivo
– le imprese virtuose
che non avrebbero alcun
interesse ad abbassare i
costi di produzione e gli
stessi consumatori considerando
l’inevitabile spinta
verso l’aumento dei prezzi
finali. Per questo, secondo
il parere occorrerebbe prendere
a riferimento non il costo
di produzione di ogni
singola impresa, ma quello
medio. «Potrebbe essere
preferibile – sostiene il Consiglio
– un rinvio al concetto
di costo di produzione
medio, come rilevato da
fonti oggettive e imparziali:
non è agevole comprendere
attraverso quali criteri si potrebbe
stabilire, altrimenti,
la misura equa del costo di
produzione».

E ancora. Rilievi sono
mossi anche sulla forma
scritta che secondo il decreto
del Mipaaf è garantita da
qualsiasi «comunicazione
scritta» con cui si esprime
la volontà delle parti di regolare
la cessione dei prodotti,
anche «priva di sottoscrizione
». Su quest’ultimo
punto che il Consiglio di
Stato muove un circostanziato
appunto. Perché in
mancanza di ulteriori precisazioni
«l’affermata superfluità
della sottoscrizione»
viene giudicata non conforme
con la disciplina legislativa
in materia di contratti.
Insomma l’invito al Mipaaf
è di prevedere la firma elettronica
o digitale o la trasmissione
dei documenti
con la posta elettronica certificata.
La Gdo d’altra parte
ha già chiesto l’invio delle
fatture attraverso la Pec
che però attualmente è obbligatoria
solo per le società
mentre per le imprese
individuali l’adozione è prevista
dall’ultimo decreto
«sviluppo 2». Ma potrebbe
arrivare l’accelerazione
con il decreto sulle vendite
«corretto».

Tra gli altri aspetti sui
quali sono suggerite correzioni
c’è il richiamo al codice
del consumo. Secondo il
Consiglio, infatti, la norma
regolamenta esclusivamente
i rapporti tra gli imprenditori
del settore agroalimentare
escludendo dunque
le relazione con i consumatori.

Si chiede inoltre maggiore
chiarezza sul rapporto
con le regole generali del
diritto privato internazionale
che in alcuni casi – si
legge nell’atto – «potrebbero
comportare l’operatività
del diritto straniero» pur
riguardando produttori italiani.

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