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L'esperto risponde a cura di Terra e Vita

Prelazione agraria del confinante

Sottotitolo Requisiti necessari
Domanda

Vorrei un’informazione urgente e chiara perchè ognuno dice la sua e non si capisce mai di preciso niente.
Es. Io non sono coltivatore diretto perchè svolgo un lavoro impiegatizio, volevo acquistare un terreno per poter con calma avere un azienda mia, questo terreno però ha dei confinanti, una signora ha i terreni confinanti con questo terreno, lei ha lavoro presso un altra ditta e fa lavorare i suoi terreni: li ha in affitto.
È socia di una ditta dove l’altro socio è coltivatore diretto e lei sembra iscritta come Iap, quello che mi chiedo, se lei è Iap ha diritto comunque al diritto di prelazione?
Qui mi dicono che solo chi è coltivatore (vedi visura camerale) ha questo diritto altrimenti no.
Vorrei un chiarimento. Io ho già dato un acconto,sono passati 10 giorni e lei non ha ancora firmato niente. Ci sono dei tempi particolari?
Spero di essere stata chiara.

 

Risposta

La lettrice solleva una serie di quesiti ai quali si cercherà di rispondere sottolineando, in primo luogo, che, relativamente alla prelazione agraria del confinante, il relativo diritto spetta al proprietario del fondo contiguo con quello offerto in vendita, che rivesta contemporaneamente anche la qualifica di coltivatore diretto. Inoltre occorre, sempre dal punto di vista dei requisiti soggettivi, che coltivi da almeno due anni i terreni confinanti, che non abbia nel biennio precedente effettuato vendite e che disponga di una forza lavoro propria e della propria famiglia pari ad un terzo rispetto alle necessità di coltivazione del fondo.
Di conseguenza il soggetto interessato a far valere la prelazione agraria, oltre ad essere proprietario, deve dimostrare di essere impegnato direttamente, con l’ausilio della propria famiglia, nella coltivazione del fondo, in maniera abituale e non saltuaria.
Dalla lettura del quesito sembra che la confinante non si dedichi personalmente alla coltivazione dei terreni, i quali piuttosto sono lavorati da terze persone: inoltre, per quello che si è riusciti a comprendere, dovrebbe condurre tali terreni in forza di un contratto di affitto e non quindi a titolo di proprietà.
Di conseguenza, se risulta corretta la predetta ricostruzione, si può allora sostenere che non possa esserle riconosciuto alcun diritto di prelazione, perché priva del duplice requisito soggettivo di essere proprietaria e coltivatrice diretta del terreno confinante.
In merito poi al quesito se all’imprenditore agricolo professionale possa essere attribuito o meno il diritto di prelazione, in effetti qualche dubbio in proposito è stato sollevato quando entrò in vigore l’art. 7 del D. Lgs. 18 maggio 2001, n. 228, al titolo “Prelazione di più confinanti” il quale, allo scopo di trovare una soluzione nel caso di più confinanti coltivatori diretti, ha introdotto alcuni criteri preferenziali, stabilendo che “ai fini dell’esercizio del diritto di prelazione o di riscatto di cui rispettivamente all’articolo 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, e successive modificazioni, ed all’articolo 7 della legge 14 agosto 1971, n. 817, nel caso di più soggetti confinanti, si intendono, quali criteri preferenziali, nell’ordine, la presenza come partecipi nelle rispettive imprese di coltivatori diretti e imprenditori agricoli a titolo principale di età compresa tra i 18 e i 40 anni o in cooperative di conduzione associata dei terreni, il numero di essi nonché il possesso da parte degli stessi di conoscenze e competenze adeguate ai sensi dell’articolo 8 del regolamento (CE) n.1257/99 del Consiglio, del 17 maggio 1999”.
Tuttavia come è stato osservato, sia dal Consiglio Nazionale del Notariato che dalla dottrina specialistica, il citato art. 7 “non ha inteso ampliare il novero dei soggetti beneficiari della prelazione agraria che resta quindi circoscritto alla figura del coltivatore diretto, mentre i criteri sopra descritti che richiamano anche la figura dell’imprenditore agricolo professionale, possono essere adoperati solo per dirimere il conflitto tra più confinanti”.
Un passo avanti nella direzione dell’ampliamento della categoria dei soggetti titolari del diritto di prelazione, oltre il coltivatore diretto e la cooperativa agricola di conduzione, è stato invece realizzato dall’art. 2, terzo comma, del decreto legislativo n. 99 del 2004, il quale prevede che la prelazione agraria sia del soggetto insediato sul fondo sia del confinante “spetta anche alla società agricola di persone qualora almeno la metà dei soci sia in possesso della veste di coltivatore diretto come risultante dall’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 2188 e seguenti del codice civile”.
A questo riguardo, è bene sottolineare che non a tutte le società di persone è riconosciuto il diritto di prelazione ma solo a quelle che possono definirsi anche società agricola, e cioè nel caso in cui l’oggetto sociale preveda l’esercizio esclusivo delle attività agricole di cui all’art. 2135 codice civile, oltre ad essere necessario, come sopra detto, che la metà dei soci rivesta la qualifica di coltivatore diretto come risultante dalla iscrizione al registro delle imprese presso la Camera di Commercio, fermo restando la ricorrenza di tutti gli altri requisiti soggettivi evidenziati all’inizio.
Da ultimo la lettrice accenna al fatto che la confinante non abbia “firmato niente” e se “ci sono tempi particolari”. Non è chiaro se si voglia fare riferimento alla sottoscrizione di un eventuale atto di rinuncia all’esercizio della prelazione da parte della confinante. Se così fosse, è bene ricordare che, ai sensi di quanto desumibile dall’esame della giurisprudenza, la rinuncia alla prelazione può ritenersi valida solo se successiva alla comunicazione al soggetto interessato della volontà di alienazione del fondo da parte del proprietario, contenente come elementi essenziali il nome del promissario acquirente, il prezzo di trasferimento e le altre condizioni di vendita.


 

Autore Mario Giuseppe Paolucci
Data 27/05/2012
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