Aree di interesse ecologico: aspetti applicativi e casi pratici

NUOVA PAC
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 Le aree di interesse ecologico sono uno
dei tre impegni del greening (tab. 1), che
è entrato in vigore con la nuova Pac, dal 1°
gennaio 2015. Molto spesso le aree di interesse
ecologico sono anche indicate come
ecological focus area (EFA), secondo la terminologia
inglese.

L’applicazione delle EFA è molto complessa e
suscita molte domande, per i suoi vari aspetti
applicativi nei tanti casi pratici che in questi
mesi devono affrontare gli agricoltori italiani.
L’obiettivo di ogni imprenditore agricolo è
quello di rispettare le EFA, ai fine di percepire
il pagamento greening, senza diminuire la
produzione e senza aumentare i costi.

Quando si applicano le EFA?

Il terzo impegno del greening obbliga gli agricoltori
a destinare una quota del 5% dei
seminativi dell’azienda ad aree di interesse
ecologico (EFA).

Il 5% di EFA si applica solo alle superfici a seminativo;
non si applica alle colture permanenti
e ai prati e pascoli permanenti (tab. 1). Le
aziende di dimensione inferiore ai 15 ettari a
seminativo sono esonerate dall’obbligo delle
aree di interesse ecologico (tab. 2).

La percentuale del 5% di EFA può essere aumentata
al 7% a partire dal 2018, a seguito di
una relazione della Commissione, che dovrà
essere presentata entro il 31 marzo 2017, e
di un atto legislativo del Parlamento europeo
e del Consiglio.

Il greening è stato fortemente criticato dal
nuovo Parlamento europeo, dal nuovo Commissario
all’Agricoltura Phil Hogan e dalla
maggior parte degli Stati membri, per cui
l’ipotesi di aumentare le EFA al 7% nel 2018
appare poco probabile.

Quando non si applicano le EFA?

L’impegno di destinare il 5% dei seminativi ad
EFA non si applica nelle aziende:
• con superfici a seminativo inferiori a 15 ettari;
• i cui seminativi sono utilizzati per più del
75% per la produzione di erba o altre piante
erbacee da foraggio, per terreni lasciati
a riposo
, investiti a colture leguminose o
sottoposti a una combinazione di tali tipi di
impieghi, a condizione che i seminativi non
sottoposti a tali impieghi non siano superiore
a 30 ettari (tab. 3);
• la cui superficie agricola ammissibile è costituita
per più del 75% da prato permanente,
utilizzata per la produzione di erba o
altre piante erbacee da foraggio o investita
a colture sommerse (es. riso) o sottoposta
a una combinazione di tali tipi di impieghi, a
condizione che i seminativi non sottoposti
a tali impieghi non siano superiore a 30 ettari
(tab. 4).

Tipologie di aree ecologiche

Gli Stati membri decidono cosa può essere
considerato come area di interesse ecologico,
tenuto conto di un elenco previsto dal
Reg. 1307/2013 (art. 46, par. 2):
a) terreni lasciati a riposo;
b) terrazze;
c) elementi caratteristici del paesaggio,
compresi gli elementi adiacenti ai seminativi
dell’azienda, tra cui possono rientrare
elementi caratteristici del paesaggio che
non sono inclusi nella superficie ammissibile;
d) fasce tampone, comprese le fasce tampone
occupate da prati permanenti, a
condizione che queste siano distinte dalla
superficie agricola ammissibile adiacente;
e) ettari agro-forestali che ricevono, o che
hanno ricevuto, un sostegno dai PSR;
f) fasce di ettari ammissibili lungo le zone
periferiche delle foreste;
g) superfici con bosco ceduo a rotazione rapida,
senza impiego di concime minerale
e/o prodotti fitosanitari;
h) superfici oggetto di imboschimento, ai
sensi dei PSR;
i) superfici con colture intercalari o manto
vegetale ottenuto mediante l’impianto o
la germinazione di sementi.
j) superfici con colture azotofissatrici.

Il significato tecnico e la descrizione delle
suddette tipologie di aree di interesse ecologico
è riportata nella tabella 5.

Il decreto ministeriale n. 6513 del 18 novembre
2014 ha stabilito che sono considerate
come EFA tutte quelle elencate dal art. 46,
par. 2 del Reg. 1307/2013 (tab. 5), ad eccezione
delle superfici con colture intercalari.
Lo stesso decreto ministeriale stabilisce le
colture azotofissatrici, utilizzabili come
aree di interesse ecologico (tab. 6). Su tali
colture azotofissatrici sono posti due vincoli:
• rispetto dei vincoli della direttiva 91/676/
CEE (Direttiva Nitrati);
• distanza di almeno dieci metri dal ciglio di
sponda dei corpi idrici individuati dalle Regioni
e Province autonome ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e ad
almeno cinque metri dal ciglio di sponda dei
restanti corsi d’acqua, avuto riguardo agli
obiettivi di cui alla direttiva 2000/60/CE.

Sulle colture azotofissatrici non ci sono vincoli
realtivi all’uso dei diserbanti e/ concimazioni.

Le aree di interesse ecologico (EFA) devono
essere situate (tab. 7):
• sui seminativi dell’azienda;
• anche adiacenti ai seminativi dell’azienda,
nel caso in cui gli elementi caratteristici
del paesaggio e le fasce tampone;
al di fuori dei seminativi, se trattasi delle superfici con bosco ceduo a rotazione rapida
e delle superfici oggetto di imboschimento.
I terreni a riposo, le terrazze, gli ettari agroforestali,
fasce lungo le zone periferiche delle
foreste
e le colture azotofissatrici devono
essere sui seminativi dell’azienda.

Il bosco ceduo a rotazione rapida e le superfici
oggetto di imboschimento, visto che queste
superfici sono classificate come “colture
permanenti”, possono essere situate anche
al di fuori dei seminativi dell’azienda.

Gli elementi caratteristici del paesaggio e le
fasce tampone possono essere situate anche
adiacenti ai seminativi dell’azienda (fig.
1), ma non fuori dall’adiacenza dei seminativi
(fig. 2 e 3).

Il calcolo del 5%

Il calcolo delle EFA deve tener conto dei seminativi
e di alcuni elementi caratteristici delle
EFA (art. 46, par. 1, Reg. 1307/2013).
Più precisamente, quando vengono considerati
alcuni elementi caratteristici, il calcolo
delle EFA è pari a:

EFA = 5% * (S + c + d + g + h)

S = seminativi;
c = superfici occupate da terrazze;
d = superfici occupate da elementi caratteristici
del paesaggio;
g = superfici con bosco ceduo a rapida rotazione;
h = superfici oggetto di imboschimento con
PSR.

Pertanto il calcolo delle EFA è pari:
• al 5% dei seminativi, se l’azienda dichiara
solo i seminativi come EFA;
• al 5% dei seminativi più alcuni elementi caratteristici
delle EFA.
Ad esempio, un’azienda con 100 ettari di seminativi
e 10 ettari di bosco ceduo a rapida
rotazione (dichiarati come EFA), deve calcolare
il 5% di EFA su 110 ettari, pari quindi 5,5
ettari di EFA.

Altro esempio: un’azienda con 50 ettari di seminativi
e 3 ettari di siepi e fasce tampone
(dichiarati come EFA), deve calcolare il 5% di
EFA su 53 ettari, pari quindi 2,65 ettari di EFA.

Fattori di conversione
e ponderazione

I tipi di aree di interesse ecologico, elencate
nella tabella 5, sono molto diversi tra di loro,sia per unità di misura (ad esempio le siepi
di misurano in metri lineari) sia per valore ecologico
(ad esempio il valore ecologico di
un ettaro di terreno lasciato a riposo è superiore
a quello di ettaro una coltura azotofissatrice).

Per semplificare l’amministrazione e tener
conto delle caratteristiche dei tipi di aree di
interesse ecologico, nonché per facilitarne
la misurazione, gli Stati membri si avvalgono,
quando calcolano gli ettari totali rappresentati
dall’area di interesse ecologico dell’azienda,
dei fattori di conversione e/o di ponderazione
che figurano nell’allegato X del
Reg. 1307/2013. L’Italia ha adottato gli stessi
fattori di conversione e/o di ponderazione del
regolamento comunitario (tab. 8).

Un fattore di conversione è finalizzato a trasformare
la misurazione delle EFA in ettari.

Un fattore di ponderazione è finalizzato a trasformare
il valore ecologico delle EFA.

Ad esempio, il fattore di conversione delle
siepi (m/m²) è pari a 5 e il fattore di conversione
è 2, quindi 1.000 metri lineari di siepe
corrisponde a 10.000 m² di EFA.

Altro esempio: il fattore di conversione dei
fossati (m/m²) è pari a 3 e il fattore di conversione
è 2, quindi 2.000 metri lineari di fossato
corrisponde a 12.000 m² di EFA.

Altro esempio: il fattore di ponderazione delle
colture azotofissatrici è pari a 0,7; quindi 10
ettari di soia o favino o erba medica corrispondono
a 7 ettari di EFA.

Gli agricoltori devono rilevare le aree di interesse
ecologico presenti nella propria azienda
(siepi, stagni, fissati, fasce tampone,
ettari agroforestali, superfici oggetto di imboschimento,
colture azotofissatrici, terreni lasciati a riposo, ecc.) per poi trasformarli in
EFA, utilizzando i fattori di conversione e/o di
ponderazione.

Se tali elementi non sono sufficienti, dovrà
introdurre qualche nuova area ecologica (ad
esempio una coltura azotofissatrice o terreni
lasciati a riposo) per soddisfare il 5%
di EFA.

Facciamo un esempio. Un agricoltore deve
avere la presenza di 5 ettari di EFA. In primo
luogo, l’agricoltore rileva le EFA strutturali
presenti nella propria azienda: siepi, bordi di
campi, alberi isolati, fossati e bosco ceduo
(tab. 9). Tali elementi, considerando i relativi
fattori di conversione e di ponderazione,
sviluppano 29.300 m2 di EFA (2,93 ettari), che
non sono sufficienti per soddisfare il 5% di
EFA (5 ettari).

Per raggiungere questo obiettivo, l’agricoltore
introduce 3 ettari di favino, che sviluppano
2,1 ettari di EFA, in modo da raggiungere i 5
ettari di EFA (tab. 9).

Le pratiche equivalenti

Per evitare di penalizzare quanti già adottano
sistemi di sostenibilità ambientale, il Reg.
1307/3013 (art. 43, par. 3) prevede un sistema
di equivalenza d’inverdimento in base al quale
si considera che le prassi favorevoli all’ambiente
già in vigore sostituiscano gli obblighi
del greening.

Le pratiche equivalenti sono elencate nell’allegato
IX del Reg. 1307/2013 e sono contemplate
da:
• i regimi agroambientali dei PSR (Reg.
1698/2005 o Reg. Ce 1305/013) che adottano
misure equivalenti;
• i sistemi di certificazione ambientale nazionali
o regionali.

Il decreto ministeriale, in corso di emanazione,
ha previsto che nel 2015 gli agricoltori
non possono avvalersi delle pratiche equivalenti,
ai fini del rispetto del greening.
Questa scelta è dovuta al fatto che le pratiche
equivalenti dovevano essere individuate
dallo Stato membro per ogni PSR, ma i PSR
2014-2020 devono essere ancora approvati.
Quindi l’individuazione delle pratiche equivalenti
sarebbe dovuta avvenire all’interno
dei PSR 2007-2013. Questa individuazione
avrebbe avuto la validità per il solo anno 2015,
mentre dal 2016 l’individuazione delle pratiche
equivalenti sarebbe dovuta avvenire con
i nuovi PSR 2014-2020. Per questa ragione,
il decreto ministeriale ha evitato l’utilizzo della pratiche equivalenti per il 2015,
rimandando questa decisione al 2016.

Gli effetti delle aree ecologiche

L’impegno delle aree di interesse ecologico
provoca maggiori impatti per le aziende intensive,
con più di 15 ettari a seminativo.
Le aziende di collina o di montagna non avranno
grandi difficoltà ad destinare il 5% dei
seminativi ad aree di interesse ecologico, in
quanto possono facilmente trovare delle superfici
marginali che possono efficacemente
essere destinate a terreni a riposo o dove
sono presenti elementi caratteristici del paesaggio.

Invece, l’obbligo delle EFA è molto impattante
per le aziende agricole ad agricoltura
specializzata sia al Nord (es. maiscoltura della
pianura padana) che al Centro-sud Italia (es.
granidurocoltura del Tavoliere delle Puglie).
Un’azienda interamente a seminativi dovrà
sottrarre almeno il 5% della superficie per
aree di interesse ecologico. In tali casi, l’agricoltore
che non ha la convenienza ad introdurre
il set aside ecologico (terreni lasciati
a riposo), potrà valutare l’introduzione di una
coltura azotofissatrice, come la soia che,
oltretutto, beneficia del pagamento accoppiato.
Oppure potrà scegliere di rinunciare al
pagamento greening; alcuni maiscoltori della
pianura padana hanno già valutato di rinunciare
al pagamento greening pur di proseguire
la monocoltura di mais.

La maggior parte degli agricoltori sta trovando
soluzioni efficienti al vincolo delle EFA con
le colture azoto-fissatrici, ad esempio la soia
al Nord e le leguminose al centro-sud.

Allegati

Aree di interesse ecologico: aspetti applicativi e casi pratici

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