Usi sostenibili entro fine anno?

AGROFARMACI
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Un Piano d’azione completo, ambizioso, articolato, complesso. Forse troppo. Dopo due anni di lavori, confronti e discussioni tra i 60 esperti dei 4 gruppi di lavoro, il documento italiano che guiderà l’attuazione della direttiva sugli usi sostenibili degli agrofarmaci rimane ancora una bozza. Sono invece già 19 i Pan presentati dai Paesi partner (i riferimenti sono sul sito web della DG Sanco della Commissione Ue), tutti con profonde differenze nell’interpretazione e nell’accento posto sulle varie misure previste.

Differenze che sono state illustrate durante una recente giornata di studio organizzata dalle Giornate fitopatologiche presso l’aula magna dell’Università di Bologna. Il gruppo di lavoro composto da Maura Calliera (Università Cattolica di Piacenza), Tiziano Galassi (Regione Emilia-Romagna), Maurizio Sattin (CNR – Padova), Luca Serrati e Fabio Berta (Agrofarma) ha mostrato come la Gran Bretagna abbia evitato di adottare provvedimenti normativi specifici, dando più peso a misure attivate su iniziativa volontaria. La Francia ha introdotto (come l’Ungheria) l’obbligo di ricetta per l’acquisto degli agrofarmaci ma ha evitato di entrare nel merito della produzione integrata obbligatoria, rimandando ad azioni nazionali in atto come il Piano EcoPhyto 2018. La Spagna ha collegato azioni come l’obbligo di formazione e informazione a specifici stanziamenti dei Piani di sviluppo rurale. I Paesi del nord Europa come la Danimarca puntano invece sulla discutibile scelta tecnica della riduzione delle dosi di agrofarmaci distribuiti.

Il nostro Paese intende invece sfruttare i propri punti di forza nell’applicazione di misure come la difesa integrata, grazie al vantaggio di decenni di applicazione di specifici disciplinari regionali. Le novità previste, come ha illustrato Antonio Guario (Regione Puglia), saranno quella dell’adozione e promozione di livelli più avanzati di produzione integrata volontaria (una scelta condivisa da Slovenia e Ungheria), l’obbligo della riduzione dei volumi d’acqua e l’impegno per le Regioni nel potenziamento delle reti di monitoraggio per fornire informazioni tempestive alle aziende sulla presenza dei parassiti e sulle strategie di protezione. Nessun altro Paese europeo ha però seguito la scelta italiana di impostare linee guida più restrittive nella scelta dei prodotti fitosanitari per l’integrato.

Anche riguardo alla misura della Formazione e informazione l’Italia può fare leva sul vantaggio del già esistente sistema di rilascio dei patentini. Che ora diventano obbligatori per tutte le utilizzazioni professionali di agrofarmaci e non solo per quelli classificati come tossici o nocivi. L’attenzione, secondo Floriano Mazzini (Regione Emilia-Romagna), va ora posta sull’addestramento (e sulla certificazione) dei consulenti, nuova figura introdotta dalla Dir. 128/2009, e sulla definizione della figura dell’utilizzatore non professionale.

Maggiori problemi potrà registrare il nostro Paese nell’adozione delle misure di tutela delle acque, dove mancano specifiche esperienze nella gestione di buffer strips e nel controllo certificato delle macchine irroratrici. Entro il 14 dicembre 2016 le attrezzature dovranno infatti essere ispezionate almeno una volta, ma in Italia sono in circolazione 600 mila irroratrici (su un totale Ue di 2,2 milioni) e le regioni sono in ritardo. La mancanza di un ente centrale preposto al coordinamento di questa attività è secondo Gabriele Zecchin (Regione Veneto) uno dei punti di debolezza italiani.

Ma la debolezza maggiore deriva dai ritardi. Il nostro Paese ha predisposto uno dei Piani d’azione pià articolati, poteva svolgere il ruolo di battistrada in Europa e invece si trova già a inseguire i Paesi più veloci.

«Hanno pesato – ha spiegato Carlo Zaghi del ministero dell’Ambiente – anche le incertezze politiche e la chiusura anticipata della scorsa legislatura». La complessità del Piano ha “provocato” la formulazione di 1.900 osservazioni da parte degli stakeholders. «Osservazioni – puntualizza Zaghi – che sono già state raggruppate analizzate e in parte recepite. Solo 6-7 saranno poste all’attenzione del Consiglio dei Ministri». I prossimi passi saranno quelli della nomina della Commissione tecnica scientifica che dovrà presentare il Piano e la sua discussione e analisi presso la Conferenza Stato-Regioni. Zaghi prevede che questo iter possa essere completato entro il prossimo novembre, a meno di possibili ulteriori incertezze politiche.

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