Trattore New Holland T7.260

PROVATO DA VOI
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I fratelli Sardo non restano indietro, quando
si tratta di macchine. Trovandosi bene con il T7, ne hanno comprati otto:
quattro 260 con cambio powershift e quattro 270 Autocommand. Certo, dal momento
che conducono una delle più grosse aziende di contoterzismo della provincia di
Alessandria, c’è lavoro per tutti quanti; tuttavia parlare con un imprenditore
che ha otto trattori quasi identici, presi a distanza di tre anni, non è cosa
comune. Pertanto questo Provato da voi sarà un po’ speciale, perché poggia non
sull’esperienza fatta con una macchina, bensì su quella che deriva dall’averne
e usarne quattro in contemporanea. Ci concentriamo, infatti, sui modelli con
cambio meccanico, lasciando da parte, per questo giro, le versioni Autocommand.

Macchine polivalenti

A Valle San Bartolomeo, pochi chilometri a
ovest del capoluogo, ci aspetta Roberto Sardo, che con i fratelli Walter e
Franco gestisce l’azienda di famiglia. Una delle più grandi della zona, come
abbiamo detto e il numero di trattori – abbondantemente superiore a quota venti
– lo dimostra. Restiamo però sui T7.260. «I primi due furono acquistati nel
2013 e hanno ormai quattromila ore. Gli altri, invece, sono arrivati
nell’agosto dello stesso e sono vicini a duemila ore», ci spiega il
contoterzista.

Le macchine sono state assegnate a compiti non
eccessivamente gravosi. «Fondamentalmente fanno trasporti, semina con una
combinata e poi tanto lavoro con le botti per liquami. Fino allo scorso anno le
usavamo per interrare digestato e reflui, ma ora abbiamo comperato un
Terragator e quindi il loro compito è cambiato: si limitano a trasportare i
liquami dalle aziende al campo, dove li scaricano in una cisterna che fa da
deposito temporaneo per il Terragator». In aggiunta, una delle macchine, a
turno, lavora con la pressa, nel periodo della fienagione e della paglia.

Per le sue caratteristiche strutturali, il T7 è
infatti un trattore polivalente. Nella versione da 260 cavalli, ha un rapporto
peso/potenza di circa 29 kg per cavallo (contando l’extrapotenza Epm), il che
ne fa una macchina versatile, adatta sia a semine con macchine da sodo e
fienagione con big baler, sia a lavori più impegnativi, come l’aratura. Che i
Sardo non effettuano soltanto perché hanno in azienda macchine più adatte allo
scopo, come – per esempio – un Fendt 936 e due pesi massimi di New Holland:
T8390 e T8040.

Motore e trasmissione

Cominciamo come di consueto dai dati tecnici
del motore. La potenza massima – da cui peraltro prende il nome il modello – è
di 260 cavalli con Epm attivato (dunque in trasporto e lavori alla Pto). La
potenza nominale, senza Epm, si ferma invece a 215 cavalli (Ece R120) pari a
158 kW. Infine, ricordiamo la potenza massima senza Epm: 234 cv/172 kilowatt.
La coppia massima è invece, senza e con Epm, di 995 e 1.120 Nm a 1500 giri
motore; dunque, come ormai d’abitudine per le macchine di nuova concezione,
abbiamo il massimo di coppia a un regime relativamente basso, soluzione che
dovrebbe garantire elasticità e buono sfruttamento della potenza senza eccedere
con i consumi. Del resto i T7 sono tutti motorizzati con sistema Scr che, come
noto, è particolarmente attento al risparmio di gasolio. Su questa gamma troviamo,
al riguardo, una vecchia conoscenza: il 6.7 litri Fpt Nef; commonr rail e,
naturalmente, esacilindrico. «Si tratta di un buon motore, alla fine. Dà i
cavalli che servono senza esagerare con il peso. Anche alla presa di potenza si
difende: lo usiamo, in primavera, con l’erpice rotante e anche con il
vibrocoltivatore, sebbene, per questi ultimi, da quest’anno impieghiamo i T7
Autocommand con gommatura da 900”, più efficienti sotto il profilo del
galleggiamento».

Proprietario, dunque, soddisfatto dal Nef. E
anche dei consumi, a quanto ci dice. «Senz’altro. In trasporto, se non si
esagera con il peso, chiede dai 19 ai 20 litri l’ora; non è tanto per un 6,7
litri. Certo, non ci devono essere troppe salite. A dirla tutta, i consumi non
sono superiori a macchine con la Cvt, in fondo. E il powershift, se c’è una
salita, ti dà anche più soddisfazione, perché te la fa superare con meno
fatica». Merito di richieste energetiche così basse è, oltre che del motore
Scr, anche del cambio Eco. Il T7.260 monta infatti un full powershift (Power
Command, nel gergo New Holland), ma ha, come optional, una diciannovesima
marcia – detta appunto Eco – raggiunge la velocità massima a un regime
particolarmente ridotto.

Il cambio powershift, insomma, piace a Roberto
Sardo. «Sì, però questo di New Holland ha ancora il vecchio problema del salto
di gamma: dal dodicesimo al tredicesimo rapporto senti il colpo, abbastanza
chiaramente. C’è poco da fare, non hanno ancora risolto il problema. Per il
resto i passaggi di marcia sono morbidi; almeno nei rapporti più lunghi.

Quelli corti non so dire, perché quando usi il
rotante non è che cambi molte marce, ne metti una e vai fino in fondo al
campo». Il raggio di svolta – per continuare con la trasmissione – è in media
senza brillare: 6,1 metri, dichiara New Holland, per una macchina lunga 5,7
metri e con 2,8 metri di passo. Però chi avesse esigenze particolari in materia
può montare l’assale sterzante Supersteer che riduce il raggio a 5,7 metri. Le
macchine dei fratelli Sardo sono inoltre dotate di ponte sospeso, molto utile
nei trasferimenti, mentre tutti i trattori della gamma T7 hanno quegli
automatismi che New Holland ci ha insegnato a considerare come “consueti”.

Per esempio, la doppia trazione a innesto
automatico, così come il bloccaggio dei differenziali (Terralock), oppure
l’inserimento e disinserimento della presa di potenza in funzione della
posizione del sollevatore.

Impianto idraulico

Parliamo proprio di quest’ultimo allora. Ha una
portata di 10,4 tonnellate (sui modelli più performanti della gamma) e gestione
naturalmente elettronica, con controllo dello sforzo e compensatore di
oscillazioni per i trasferimenti. La portata su tutta la corsa, invece, è di
9,2 tonnellate. Visto che siamo in tema, forniamo anche i dati del sollevatore
anteriore: sfiora le 3,8 tonnellate di capacità (su tutta la corsa) ed è
ovviamente integrato nei comandi, per cui può essere usato con il pratico
joystick posto sul bracciolo, come vedremo più avanti, ed essere anche inserito
nella programmazione delle memorie di fine campo Hts. Ad azionare i due
dispositivi abbiamo una pompa a centro chiuso da 120 litri al minuto, con
possibilità di chiedere la Mega Flow da 150 litri. Il numero di distributori
dipende dall’allestimento. Le macchine dei Sardo montano il bracciolo
multifunzioni Sidewinder II, per cui arrivano al massimo possibile: cinque
posteriori e fino a quattro ventrali, tutti elettroidraulici, con possibilità
di effettuare le consuete regolazioni attraverso il terminale Intelliview IV.

In cabina

Quest’ultimo rappresenta, assieme al bracciolo
Sidewinder, la centrale di comando del trattore. Dal computer, infatti, è
possibile effettuare ogni regolazione: le principali e anche le secondarie,
intervenendo in tutti i settori della macchina. Fornisce inoltre, in diverse
schermate personalizzabili, tutti i parametri di lavoro, dal carico motore allo
slittamento del sollevatore, dalla portata e tempo di erogazione dei
distributori alle statistiche sugli ettari lavorati, la produttività oraria, i
chilometri percorsi e molto altro ancora. Anche il bracciolo è assai
interessante. Rappresenta l’evoluzione del Sidewinder lanciato ormai diversi
anni fa da New Holland come rivoluzione assoluta nella gestione del trattore.
Su di esso troviamo infatti i controlli della velocità – nel nostro caso i
tasti per cambiare i rapporti powershift – e poi quelli del sollevatore, dei
distributori (con eventuale joystick che possiamo abbinare ai distributori
anteriori o posteriori, a scelta), e per finire, la classica leva multifunzioni
che controlla avanzamento, direzione di marcia, sollevatore, due distributori,
guida automatica satellitare e manovre di fine campo.

Il Provato da voi racconta però il test della
macchina eseguito da chi la usa abitualmente. Sentiamo allora cosa pensa, di
tutto questo, Roberto Sardo. Cominciando dal sollevatore: «Non abbiamo mai
fatto aratura, quindi non abbiamo usato più di tanto lo sforzo controllato. A
ogni modo ci sembra che lavori tutto bene».

Stesso discorso per
l’elettronica: «Facendo principalmente trasporti, non è che serva poi tanto.
Per esempio, le manovre di fine campo sono inutili. E poi, a dirla tutta, non è
che siamo molto “tecnologici” in azienda. Certamente, l’elettronica aiuta e ci
piace, ma a nostro parere deve essere per prima cosa semplice: se complica la
vita invece di semplificarla, tanto vale. Prendiamo la guida satellitare: ne
abbiamo una sola, su 22 trattori che abbiamo in azienda, ma per un motivo molto
semplice. Non perché non ci piaccia, ma perché, in primo luogo, costa ancora troppo
in rapporto ai benefici che dà e secondariamente è difficile da impostare. Se
con l’iPad tocchi due volte lo schermo e vai dove vuoi, perché su un trattore
si deve ancora tribolare un’ora per avviare la guida automatica? Se
l’elettronica non è semplice, si finisce col non usarla, questo i costruttori
devono tenerlo sempre in considerazione».

La cabina è il settore dove Roberto Sardo ha
trovato gli unici difetti della macchina. «Non mi piace particolarmente. La
carenza più evidente, a mio parere, è la visibilità: ha i montanti ancora
troppo larghi; in più è stretta, sembra compressa. Forse ormai i progettisti
ragionano sulla guida satellitare, per cui si ha poca necessità di vedere
fuori; però il Gps non ce l’hanno tutti e in più quando fai i trasporti non
puoi usare la guida automatica. Insomma, vorrei una cabina più luminosa e anche
un po’ più spaziosa, potendo. Il sedile del passeggero, per esempio, è molto
bello e comodo, ma è d’intralcio quando si sale e scende. E considerando che il
passeggero noi l’avremo tre volte in un anno, mentre saliamo e scendiamo dal
trattore dieci volte al giorno, avremmo preferito un sedile meno comodo, ma che
non fosse troppo d’intralcio».

Promosse, invece, rumorosità e aria
condizionata. «Il T7 è molto silenzioso, sia da fuori sia stando in cabina.
Senz’altro meglio del T8 che invece, sotto questo profilo, pecca un po’. Il
condizionatore lavora bene – diciamo nella media – e non dà problemi anche
nelle giornate molto calde». Riguardo al comfort, resta da dire del sedile pneumatico:
«Con le sospensioni ci siamo, ammortizzano bene. Abbinate al ponte anteriore e
alla cabina formano un bel sistema».

Affidabilità

Abbiamo scritto all’inizio che in questa
occasione il Provato da voi ha un valore particolare, perché sebbene prenda in
considerazione una sola macchina, in realtà si basa sull’esperienza di ben
quattro trattori gemelli, due dei quali – i più vecchi – si avvicinano a
quattromila ore ciascuno. «In tutto abbiamo una casistica di ottomila ore e
passa – precisa il contoterzista – e in questo tempo abbiamo avuto tre guasti.
I primi due a due sensori: uno del sollevatore e uno dell’urea, nel sistema
Scr. L’ultimo, quest’estate, a un distributore. Nient’altro, quindi siamo
ovviamente contenti».

Riguardo
all’affidabilità, Sardo sottolinea l’importanza non soltanto della qualità del
trattore, ma anche di quella dell’assistenza. «Anzi, l’assistenza è la prima
cosa. Oggi tutti i costruttori puntano molto sul marketing, sull’aspetto
commerciale. Per quanto ci riguarda, però, l’officina è ancora la cosa che più
ci interessa. Quando abbiamo un problema vogliamo parlare con i meccanici, non
con il call center, perché in molti casi un bravo meccanico risolve il problema
in cinque minuti, al telefono. Chi vuol lavorare con noi lo sa: per prima cosa
deve avere una buona assistenza. Per fortuna abbiamo un concessionario – la
Martinengo di Asti, ndr – che da questo punto di vista si difende bene.
Anzi, è fondamentale nel farci scegliere New Holland».

Allegati

Trattore New Holland T7.260

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