Terremoto: Lattiero-caseario in emergenza

Crollate decine di stalle e caseifici. Cadute quasi un milione di forme di formaggio
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Allevava 130 bovine, metà delle quali in lattazione. Il latte veniva destinato alla trasformazione in Parmigiano Reggiano garantendo un’interessante redditività. Poi il terremoto. E il fienile di Luca Poletti, conduttore assieme al nonno Giuseppe di un’azienda zootecnica a Villafranca di Medolla (Mo), è crollato. Era stato costruito solo 12 anni fa, in prefabbricato, e le strutture orizzontali erano unite a quelle verticali da tondini metallici, ma non ha sopportato la scossa del 20 maggio.

La stalla non è crollata, neppure dopo la scossa del 29 maggio, ma è risultata inagibile a causa di importanti cedimenti strutturali. Così Poletti ha dovuto interrompere la produzione e vendere le vacche in lattazione.

Poletti conferiva il latte al caseificio San Luca di Medolla. Ma anche qui il sisma ha provocato danni enormi: tutte le 5mila forme conservate nel magazzino non soltanto sono cadute, com’è successo a diversi caseifici della bassa modenese e della provincia di Mantova, ma restano a tutt’oggi intrappolate all’interno dell’edificio perché la struttura è inagibile. Intuibili le conseguenze sul prodotto, anche solo pensando alle alte temperature delle settimane successive alla prima scossa. Il caseificio San Luca costituisce, assieme a un altro caseificio situato a Lesignana (Mo), la cooperativa casearia Quattro Madonne, della quale Poletti è socio. E anche lo stabilimento di Lesignana ha subìto danni pesantissimi, con la caduta dalle scalere di 14mila forme di parmigiano, tra giovani e stagionate, su un totale di 30mila.

Ovviamente, purtroppo, il problema è più generale. Gli allevamenti colpiti dal terremoto in provincia di Modena sono una settantina, come comunica l’Apa, l’associazione allevatori provinciale; interessati oltre 10mila capi di bestiame. E l’Apa di Mantova comunica di aver ricevuto segnalazione di danni da parte di 12 stalle della provincia, per un patrimonio totale di 1.700 capi, tra vacche e manze.

Sul fronte dei caseifici poi siamo di fronte a una specie di bollettino di guerra, a causa dell’alto valore della produzione e del fatto che, per rovinarla, in diversi casi non è stato necessario il crollo delle strutture in muratura ma è bastato quello delle “scalere”, cioè delle scaffalature, spesso molto alte, sulle quali le pesanti forme di grana e parmigiano attendevano la propria stagionatura.

In ogni caso, secondo il Consorzio del Parmigiano Reggiano, il terremoto della Pianura Padana ha reso inagibili 5 dei propri caseifici e provocato la caduta di 633mila forme, con un danno totale superiore a 150 milioni di euro, un terzo del quale legato a impianti e magazzini, due terzi alla perdita di valore del formaggio. E il Consorzio del Grana Padano denuncia la caduta a terra di 360mila forme e la compromissione di 9 caseifici e 4 magazzini, per una perdita complessiva, tra formaggio e strutture, di circa 70 milioni di euro. La perdita di valore del parmigiano caduto a terra è stata quantificata così dal presidente del consorzio di tutela, Giuseppe Alai: le forme sotto i 2 mesi di stagionatura sono destinate alla fusione; quelle con stagionatura tra i 3 e i 12 mesi, quindi non ancora conformi alla dop, sono divenute formaggio generico da grattugia o da fusione, con una perdita di valore di 6 euro/kg; quelle già stagionate e classificate come dop ma divenute equivalenti a formaggi succedanei hanno avuto un calo di valore di circa 2 euro/kg.

La reazione dei produttori non si è fermata all’attesa di interventi da parte delle istituzioni pubbliche. Il settore privato ha subito messo in campo numerose contromosse, improntate a un concreto spirito di solidarietà. Per esempio singoli allevatori di altre zone d’Italia hanno fatto pervenire all’Apa di Modena sale mobili da alpeggio, carrelli di mungitura, recinti elettrificati.

Solidarietà anche fra cooperative. Il formaggio della stessa cooperativa casearia di cui è socio Poletti, per esempio, è stato ospitato in due delle celle frigorifere della coop ortofrutticola Campofrigo di Campogalliano (Mo), per ora a spese di quest’ultima. E il consorzio Virgilio di Mantova ritira e grattugia le forme non rovinate ma che non hanno ancora raggiunto la stagionatura minima per essere vendute come grana o parmigiano dop. Sempre Virgilio, così come hanno fatto altre industrie lattiero casearie, ha alleviato il lavoro dei casari accogliendo come latte alimentare le forniture di latte dei primi giorni d’emergenza.


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