Terremoto, deroghe al Parmigiano

Decisa una modifica transitoria al disciplinare per portare le forme fuori dall'area Dop compromessa
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Sono gravissimi i danni subiti dal sistema agricolo e alimentare nelle zone colpite dal forte terremoto che ha sconvolto l’Emilia, quantificati in almeno 200 milioni di euro secondo le prime stime del Mipaaf, il quale, per dare una risposta tempestiva ai produttori di Parmigiano Reggiano danneggiati dal crollo di migliaia di forme stoccate nei magazzini, ha disposto una modifica temporanea del disciplinare di produzione. «Il prodotto non danneggiato – ha detto il ministro Mario Catania – si potrà collocare in altre strutture di magazzinaggio, anche fuori dalla zona di origine». Il terremoto, secondo il Mipaaf «ha colpito duramente 13 magazzini di Parmigiano Reggiano Dop, causando il crollo di migliaia di forme stoccate. Grazie alla rapida definizione della modifica temporanea del disciplinare, i produttori possono immediatamente iniziare lo sgombero dei magazzini con la classificazione del prodotto in relazione ai danni subiti».
La scossa sismica delle 4 e 04 di domenica 20 maggio 2012, di magnitudo 5.9 della scala Richter, con epicentro a 38 chilometri da Bologna, che ha interessato 50 comuni nelle province di Ferrara, Modena, Mantova e Rovigo, ha causato devastazioni su 250mila ettari di superficie agricola, lesionando o facendo crollare abitazioni rurali, stalle, magazzini per il ricovero degli attrezzi, serre, impianti fotovoltaici. Diffusi anche i casi di animali rimasti intrappolati tra le macerie degli edifici che hanno ceduto, spesso con esiti fatali, come per l’azienda agricola «Veronesi» di Massafinalese (Modena), che ha perso oltre 100 capi suini.
Il sisma ha duramente interessato la produzione di Parmigiano Reggiano, con oltre 300mila forme rovinate a terra – circa il 10% della produzione – a causa del crollo delle «scalere», le grandi scaffalature utilizzate per la stagionatura. A essere maggiormente danneggiate sono state soprattutto le forme fresche, con sei mesi di stagionatura. Ingenti sono stati anche i danni sul Grana Padano. In provincia di Mantova, risultano pregiudicate circa 100mila forme, il 2% della produzione. Complessivamente, sono stati 13 i magazzini di Parmigiano Reggiano e Grana Padano a essere stati fortemente colpiti. «Per le forme esenti da danni – fa presente il Mipaaf – sarà possibile, assicurando la piena tracciabilità dei trasferimenti, la ricollocazione in altre strutture di magazzinaggio, evitando così i rischi di ulteriori danni o deterioramenti».
La modifica del disciplinare è stata decisa dal ministero in conformità all’articolo 9, comma 4, del regolamento 510/2006 e in attuazione delle disposizioni delle autorità sanitarie, che impongono la rimozione delle forme nelle strutture che sono state danneggiate.
Rimangono da valutare nel dettaglio anche i danneggiamenti alla produzione di aceto balsamico, che vede in Modena la principale zona di produzione, ma è certo che in molte acetaie colpite il prodotto è fuoriuscito dalle botti e quindi è irrimediabilmente andato perduto. A Sant’Agostino (Ferrara), il Comune, insieme a Finale Emilia, più devastato dal terremoto, risulta distrutto l’impianto fotovoltaico dell’azienda «Tartari », mentre a Medolla un vivaio (strutture e piante) è stato gravemente danneggiato. Secondo il ministero dell’Agricoltura, oltre agli effetti sui beni non durevoli – anche cantine e nei magazzini frigoriferi – si registrano danni strutturali a strutture di aziende agricole (crolli e inagibilità di stalle, magazzini, capannoni, abitazioni) e agroalimentari, compresi i macchinari interni. In attesa del bilancio definitivo dei danni, le associazioni agricole sono mobilitate per il sostegno e la solidarietà. Mario Guidi, ferrarese e presidente nazionale di Confagricoltura, «auspica un atto di solidarietà nazionale. Serve un intervento dello Stato, ad esempio con una moratoria fiscale a partire dall’Imu.
Sarà importantissima anche un’azione mirata del sistema bancario, perché le imprese possano ripartire».
Sergio Marini, presidente nazionale di Coldiretti, ricorda che le «aziende che si trovano nell’area interessata dal sisma dovranno pagare entro giugno almeno 150 milioni di euro di tasse tra l’Iva, l’acconto 2012 e il saldo dell’Irpef o dell’Ires, l’Irap, i contributi Inps e Imu oltre a rate di prestiti e mutui in scadenza » e giudica «insufficiente la proposta del presidente del Consiglio Mario Monti di rinviare il pagamento dell’Imu solo per le strutture inagibili». Antonio Dosi, presidente della Cia Emilia Romagna, chiede che «il Governo, come in occasione del sisma che colpì l’Abruzzo, provveda a congelare le imposte, compresa, l’Imu, gravanti sugli immobili colpiti dal terremoto ».


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