Terremoto: Anbi, a rischio oltre 200mila ettari

Danni alle strutture per smaltimento e raccolta acque: c'a' pericolo di inondazioni o siccita'
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È una situazione quasi paradossale quella lasciata dal terremoto nei luoghi strategici della sicurezza idraulica, quelli che garantiscono che l’acqua in esubero, come quella piovana, sia aspirata e convogliata nei luoghi di deflusso, i quali a loro volta costituiscono un prezioso serbatoio per proteggere le campagne dalla siccità. Negli impianti del Consorzio Bonifica Burana, impianto pluri-irriguo «Concordia Sud», dove il sottosegretario con delega all’Agricoltura Franco Braga ha incontrato rappresentanti dei consorzi di bonifica e giornalisti, spiccano i cartelli con «pericolo di crollo» e le strutture sono puntellate e inagibili. Siamo ai confini tra il Comune di Cavezzo e di San Possidonio, tra la provincia di Modena e quella di Mantova, scossi dal terzo sisma di domenica 3 giugno, alle 20 e 21. Se ripristinare l’attività produttiva della food valley, dopo il sisma, è un imperativo che richiederà tempo, ridare al più presto la funzionalità di base agli impianti idrovori danneggiati è una delle priorità più pressanti, dato che ora non ci si può augurare né la pioggia, per il rischio esondazioni, né la siccità, dato che essa comprometterebbe le coltivazioni agricole anche a causa delle difficoltà di mantenimento a regime dei canali.
Complessivamente, il terremoto ha lasciato 200mila ettari di terreno soggetti a rischio idraulico e circa la metà di essi a rischio siccità. I danni, stimati in maniera particolareggiata dall’Urber (Unione delle bonifiche emiliano-romagnole), sono di circa 68 milioni di euro, di cui 63,5 milioni in Emilia e 4,5 in Lombardia. Sei sono i consorzi di bonifica interessati dai sinistri, con danneggiamenti e lesioni a 57 impianti. Tra le strutture colpite, ci sono anche quelle di Pilastresi (Bonifica Burana) e di Mondine (Emilia Centrale), due dei sistemi idrovori più importanti in Italia, dai quali dipende la sicurezza idraulica di una fetta della pianura padana, estesa come la provincia di Napoli. «Adesso stiamo facendo con le nostre forze – dichiara Massimiliano Pederzoli, presidente dell’Urber – ma è chiaro che gli stessi consorzi necessitano di risorse per far fronte agli interventi d’urgenza che stanno mettendo ininterrottamente in campo da due settimane». L’Anbi e l’Urber hanno avanzato sia al ministero dell’Agricoltura sia al commissario straordinario alla ricostruzione, Vasco Errani, la richiesta di piani straordinari per affrontare i danni al sistema idraulico.
Il sottosegretario Braga ha promesso di parlare con il ministro dello Sviluppo economico Passera «per individuare risorse finanziarie da destinare alla messa in sicurezza e al ripristino». Il Consorzio di bonifica maggiormente colpito è stato quello della Burana (tra le province di Modena, Ferrara, Mantova e Bologna), con danni di 32 milioni su una superficie complessiva di 162mila ettari. Alcuni manufatti sono stati lesionati in maniera tale da dover essere demoliti, altri potranno essere ripristinati, ma ci si chiede con quali tempistiche. Preoccupano anche gli argini franati e quelli dissestati o sprofondati, con pericolo di ulteriori smottamenti nel caso di infiltrazioni d’acqua nelle crepe.
Anche in provincia di Mantova, in particolare a Moglia, uno dei Comuni vicini agli epicentri del sisma, alcune manovre delle paratoie non possono essere effettuate a causa dei danni. Nell’impianto di Mondine è crollata la torre che assicurava l’alimentazione elettrica per il funzionamento delle idrovore. Molte delle strutture della bonifica colpite non erano state costruite con norme anti-sismiche. Intanto la Coldiretti informa che il bilancio dei danni a carico dell’agricoltura è salito a 705 milioni, con settemila aziende agricole colpite, di cui duemila gravemente.


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