Superfici ai massimi del decennio

SPECIALE SOIA
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Nel momento in cui gli agricoltori si preparano a compiere le scelte colturali relative alla nuova annata lo scenario complessivo dell’economia agricola rimane ancora incerto.

A distanza di oltre un quinquennio dall’avvio della crisi mondiale la situazione rimane infatti complessa. Se, da un lato, sembra che sia stato superato il momento peggiore che ha coinvolto per prime le commodity, incluse quelle energetiche e quelle agricole, sino agli attacchi ai debiti sovrani di alcuni Paesi, dall’altro le forti tensioni speculative sulle commodity agricole appaiono superate.

È iniziata, a partire dalla seconda metà del 2012, una fase di generalizzato calo dei prezzi agricoli mondiali che si è gradualmente consolidata. Le quotazioni attuali, in generale, si collocano su livelli superiori a quelli ante crisi, ma sono inferiori ai massimi dell’ultimo triennio. Il trend in flessione si è gradualmente esteso a tutti i prodotti e ai vari mercati, a conferma della sostanziale globalizzazione che li contraddistingue.

All’interno dell’area europea i prezzi di fatto hanno un andamento che replica quello mondiale. Dopo un periodo di forte turbolenza sostenuta dal moltiplicarsi delle operazioni speculative, il mercato torna dunque a essere dominato dalle tradizionali forze interne che lo hanno sempre guidato, in particolare dalla dinamica dell’offerta e della domanda. L’incertezza aumenta a causa della riforma Pac, approvata a dicembre 2013 nelle sue linee politiche, ma in attesa dei regolamenti attuativi e, in particolare, delle scelte nazionali.

Tutto ciò non è privo di conseguenze sul futuro agricolo.

La soia, che ha raggiunto un massimo con il picco dell’agosto 2012 a 684 $/tonnellata ha poi iniziato una discesa sino a un minimo di poco inferiore a 500 dollari fra maggio e giugno 2013, poi è risalita lentamente sino ai mesi invernali del 2013, per riprendere a scendere sino ai valori attuali che oscillano attorno a 470 $/t. Le previsioni basate sulle quotazioni dei futures per l’annata che ci attende lasciano intravvedere una situazione di debolezza dei prezzi con una fascia di fluttuazione con ampiezza inferiore al 10%. Lo stesso andamento tende a replicarsi sulle quotazioni dei panelli e degli oli di semi di soia che risentono dei diversi andamenti nei principali paesi produttori ed esportatori.

Rese in aumento

Nel 2013 la superficie destinata alla soia è cresciuta del 14,6% portandosi a circa 175.000 ettari, 25.000 in più rispetto al 2012. L’estensione raggiunta nel 2013 è la seconda dell’ultimo decennio, sostanzialmente pari al massimo di 176.000 ha del 2006 (fig. 1). L’espansione della coltura è stata sostenuta da un insieme di fattori, a partire dal cattivo andamento climatico dell’inverno/primavera 2012/13 che, con una prolungata piovosità al di sopra delle medie degli ultimi anni, ha danneggiato altre colture e ha costretto in molte aree del Nord Italia a tentare nuove semine per l’impossibilità di farlo prima o per la necessità di ripeterle. Oltre a ciò occorre considerare che il rapporto di prezzo con il mais si è nuovamente spostato a favore della soia a causa del calo delle quotazioni del mais stesso che hanno imboccato la strada della discesa con maggiore decisione della soia. L’incremento della superficie si è tradotto in un aumento della produzione che è salita da circa 423.000 tonnellate nel 2012 a 634.000 nel 2013, con un incremento pari a circa il 50% grazie a un sensibile aumento delle rese dell’ordine del 34% salite da 27,6 a 36 quintali/ha. Un dato molto positivo perché tende ad avvicinarsi alla soglia dei 40 quintali ritenuti necessari per avere un adeguato rendimento economico e costituisce un obiettivo chiave per assicurare una migliore redditività rispetto alle colture alternative.

Localizzazione produttiva

L’aumento della superficie nel 2013 ha riportato la soia nelle aree tradizionali del Nord Est (fig. 2) in cui si è registrato il maggiore incremento. L’incidenza di questa circoscrizione in percentuale rimane pari all’80%, ma in assoluto segna un incremento di superficie da 122.000 a oltre 135.000 ettari. Al Nord Ovest si registra un aumento percentuale di circa mezzo punto sino al 20% circa, da 29.500 a 34.500, corrispondente a 5.000 ha, mentre il Centro Sud perde due decimi di punto scendendo allo 0,5% e 100 ettari, da 1.000 a 900. Di conseguenza anche la produzione si concentra nelle due circoscrizioni settentrionali e raggiunge l’82% nel Nord Est con 515.000 tonnellate contro 424.000 del 2012 e nel Nord Ovest dove arriva al 18,5% e 117.000 t, con un incremento di circa 10.000. il resto del paese, al contrario, vede calare da 2.400 a 1.300 tonnellate la sua produzione che in percentuale rappresenta solo lo 0,2%.

La distribuzione delle superfici fra le singole regioni se, da un lato, conferma un assetto produttivo consolidato, dall’altro rispecchia la particolarità dell’annata condizionata dalle dinamiche climatiche (tab. 1). Si consolida il Veneto che con 82.000 ha e un incremento di 14.000 rappresenta il 48% del totale della superficie nazionale, seguito dal Friuli V.G. con 39.500 ha che guadagna 2.000 ha, ma scende in percentuale al 22%, mentre al terzo posto la Lombardia, con un aumento di 10.000 ettari, arriva a 32.000 ha e quindi si avvicina al Friuli e compensa nella circoscrizione nordoccidentale il calo del Piemonte che ne perde circa 6.000. Le oscillazioni di questa distribuzione, hanno risentito dell’andamento meteo e si sono tradotte in variazioni di produzione che portano il Veneto a 307.000 tonnellate, quasi raddoppiando la produzione del 2012, il Friuli a 146.000 con un aumento di circa l’8% e la Lombardia a 112.000 e una crescita del 44%.

Il quadro economico

Il prezzo della soia sul mercato nazionale nel corso della seconda metà del 2012 e poi del 2013 ha seguito un’evoluzione sostanzialmente simile a quella dei mercati internazionali, solo in parte assimilabile a quella delle altre commodity agricole (tab. 2). I prezzi del raccolto 2012 si sono allineati alle previsioni della chiusura della campagna precedente ed hanno aperto attorno ai 50 €/q cioè superiori ai 640 $/t., per poi mantenersi a tale quota fino al termine della campagna con modeste oscillazioni derivanti dal mercato mondiale. La nuova campagna, in sintonia con quest’ultimo, è iniziata a 41 €/q e si è mantenuta su questo valore sino alla ripresa di dicembre, condivisa con i mercati esteri, mentre è attualmente in flessione, sia pure con fluttuazioni di modesta entità che non intaccano il trend generale dato dalle quotazioni dei futures.

La situazione del mercato interno dipende in misura crescente dai mercati dei paesi fornitori a causa della dipendenza del nostro paese da essi (tab. 3). Nel 2013 la produzione di farina ottenuta da semi di origine nazionale è stata superiore del 21% a quella del 2012 grazie alla lavorazione della soia già prodotta. La quantità lavorata in Italia rimane stabile attorno a 1,1 milioni di tonnellate, il resto della disponibilità è dato dalle importazioni di farine che nel 2013 calano di circa 200.000 t. Per effetto di queste variazioni il tasso di copertura della produzione di farine assicurato dalla produzione nazionale si attesta sul 13%. Da notare fra i paesi esportatori la crescente importanza di quelli europei a scapito dei tradizionali produttori delle Americhe, e in particolare dell’Ucraina e della Slovenia che appaiono in conversione verso la soia, come già è avvenuto per il girasole.

Le prospettive

Le prospettive mondiali, se sarà confermata la più recente stima formulata dal dipartimento agricolo statunitense (Usda) che tiene conto anche dell’emisfero sud, sono positive. La produzione mondiale per la prossima campagna è in ascesa e si calcola che arriverà a 286,8 milioni di t., con un incremento di 1,9 milioni dovuto soprattutto alla maggior produzione degli Usa e del Brasile. Questo paese, secondo una stima recente del governo brasiliano, dovrebbe conseguire uno storico record di 89 milioni di t. Meno positive sono le previsioni relative ai prezzi che sembrano destinati a rimanere sui livelli attuali anche per il prossimo anno o a registrare qualche calo. La dinamica dei prezzi dei futures indica per il gennaio 2015 un livello inferiore a quello attuale di qualche decina di dollari rispetto a quelle attuali, allineandosi alla dinamica degli altri prodotti e portando su valori inferiori il rapporto con il prezzo del mais. Le quotazioni dei derivati si allineano a quelle dei semi di soia, il commercio mondiale degli oli di semi è valutato in aumento a 129 milioni di t. Per i panelli di soia il lieve calo dell’Argentina determinato da una minore quantità di semi avviati alla trasformazione è compensato da incrementi di Usa, Brasile e Russia. Gli stock mondiali di oli di soia salgono nell’ultima previsione a 85,1 milioni di t, un dato superiore di 2,3 a quello del mese precedente per l’aumento di Argentina e Brasile. In considerazione dei forti legami del prezzo interno con quello mondiale, sembra che anche da noi l’andamento sarà moderatamente al ribasso o sui valori dell’attuale campagna.

Le prospettive della soia appaiono legate, da un lato, alle esigenze dell’allevamento che sembrano in ripresa a seguito della situazione creatasi sul mercato e, dall’altro, dal futuro della nuova Pac per due aspetti: il segnale positivo costituito dall’impegno a favore delle oleaginose con il nuovo assetto della gerarchia dei prezzi che ne conseguirà, e il futuro del settore dell’allevamento bovino da latte nel “dopo quote”, quando vi sarà una ripresa dell’interesse a produrre in un contesto di crescente competitività.

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