Strasburgo sblocca Pac e bilancio Ue

POLITICA AGRICOLA/2
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Questo è davvero l’ultimo
atto di un negoziato
infinito. Sono serviti
nove mesi per il bilancio
pluriennale e cinque per la
riforma Pac. Non per arrivare
a un accordo (per quello bisogna
ragionare nell’ordine di
anni…), ma solo per formalizzarlo.
Mercoledì 20 novembre
è arrivato dalla plenaria
dell’Europarlamento di Strasburgo
il via libera definitivo
a entrambi i dossier, d’altra
parte strettamente legati tra
di loro. L’ultimo passaggio
formale del nuovo, lunghissimo,
processo decisionale comunitario
che richiede l’ok di
governi e deputati a un’identica
proposta della Commissione
europea.

Comunque è fatta, per il
primo bilancio pluriennale
(2014-2020) al ribasso della
storia europea, e per l’ennesima
riforma della vecchia Politica
agricola comune.

A livello complessivo, resta
l’enorme gap tra pagamenti
e stanziamenti d’impegno
che ha già fatto scattare più
di un allarme. Ma tent’è: con
527 voti a favore, 126 contrari
e 19 astensioni il Parlamento
europeo ha approvato stanziamenti
d’impegno per 960
miliardi e pagamenti per 908.
Rispetto al 2007-2013 il taglio
è del 3,5% per gli impegni
e del 3,7% per i pagamenti.

L’agricoltura, che peserà il
38% sul bilancio complessivo
(contro il 70% degli anni
Ottanta) potrà contare su una
dote di 373 miliardi: 278 per
gli aiuti diretti e 95 per la
politica di sviluppo rurale,
con un taglio a regime rispettivamente
del 13% e del 18
per cento. All’Italia spetta, in
base ai criteri di riparto concordati,
un po’ meno del 10%
della torta: 33,4 miliardi di
cui 23 per gli aiuti diretti e il
resto ai nuovi Psr che ancora
stentano a vedere la luce.

Dalle organizzazioni arriva
un appello quasi unanime
al Governo per accelerare
l’iter che dovrà condurre a
una strategia nazionale per
l’applicazione della riforma.
La scelta chiave resta quella
sugli agricoltori attivi. Per
ora, si può solo escludere
un’estensione su base nazionale
della black list di soggetti
da escludere dagli aiuti diretti.
Sulla definizione dell’agricoltore
attivo in teoria
si riparte dalla proposta del
documento comune firmato a
suo tempo da tutte le organizzazioni:
Iap (imprenditore
agricolo professionale) e coltivatori
diretti iscritti alla gestione
speciale Inps. Criteri
giudicati improvvisamente
troppo selettivi da Agrinsieme,
insomma da tutti tranne
che dalla Coldiretti, che invece
insiste sul rispetto di quell’accordo
che si tradurrebbe
in una drastica riduzione della
platea di beneficiari: da oltre
1,2 milioni a circa 450mila.

Ma c’è anche un’altra decisione
chiave, tra le tante, da
prendere entro il 2014. È
quella che riguarda la quota
degli aiuti accoppiati, per la
quale l’Italia si è anche battuta
in sede di negoziato. «Tutta
l’Europa sta decidendo, in
molti anzi hanno già deciso –
ricorda il presidente della
commissione Agricoltura dell’Europarlamento,
Paolo De
Castro -. Il nostro ministero
è fermo invece, anche per
l’assenza di un input politico
». Nonostante i ritardi il
giudizio di fondo sulla riforma
resta positivo: «Rispetto a
dove eravamo partiti la riforma
è migliorata molto – dice
ancora De Castro -; anche se
non è quella che avremmo
voluto. Ma l’intervento del
Parlamento con la codecisione
ci ha permesso di spostare
un po’ più a Sud il baricentro
della Politica agricola, tradizionalmente
sbilanciato verso
i paesi del Nord. Ora dovremo
vigilare sugli atti delegati
della Commissione per garantire
che i principi di fondo
della riforma siano rispettati
».


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