Stoppare l’oidio prima della chiusura grappolo

OIDIO VITE
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L’oidio, insieme alla peronospora, rappresenta una delle patologie più gravi che possono colpire la vite. La sua pericolosità varia molto in funzione dell’ambiente di coltivazione; in talune aree, soprattutto collinari, assume il ruolo di principale patogeno tanto che la strategia globale di difesa della vite viene impostata su questo riferimento.

L’agente patogeno dell’oidio della vite è un fungo ascomicete (Uncinula necator, Oidium tuckeri), introdotto in Europa a metà circa del 1800.

Recrudescenza in pianura

Nelle aree collinari e pedecollinari si realizzano le condizioni che consentono alla malattia di esprimere tutto il suo potenziale, per cui, di norma, queste aree sono indicate come “zone ad alto rischio”, mentre nelle zone viticole di pianura raramente si assiste a forti attacchi di oidio, per cui queste aree sono indicate come “zone a basso rischio”. In questi ultimi anni si è assistito a una recrudescenza della malattia anche nelle aree viticole di pianura, specie su varietà più sensibili, e quindi questo patogeno non va comunque sottovalutato.

Questo fungo fissa il proprio micelio sulla superficie dei tessuti vegetali colpiti e successivamente li penetra con gli austori, sottraendo le sostanze nutritive alla pianta ospite; contrariamente ad altri patogeni fungini, per l’oidio non è necessaria la presenza di un velo liquido per il verificarsi delle infezioni in quanto già con umidità relative molto basse si ha la germinazione dei conidi.

Sui grappoli la patologia si manifesta dall’inizio della fioritura sino all’invaiatura con la comparsa sugli acini di una muffa bianco cenere accompagnata da una reticolatura necrotica in corrispondenza della quale i tessuti arrestano la crescita, determinando così gravi spaccature che portano a disidratazione e possibilità di accesso per attacchi secondari di botrite (Botritys cinerea) e di altri marciumi.

L’oidio predilige per il proprio sviluppo, andamenti stagionali caldo umidi con ridotte precipitazioni ed elevata ventilazione; particolarità climatiche delle zone collinari e delle zone litoranee dove questa patologia è di gran lunga più virulenta della stessa peronospora. La pericolosità di questa malattia varia, quindi, molto in funzione delle condizioni geopedologiche e climatiche della zona in cui si trova il vigneto.

Un ulteriore elemento che può complicare la gestione del vigneto è l’eccessivo rigoglio vegetativo; si creano zone d’ombra in cui la malattia può svilupparsi e dove è anche difficile raggiungerla con i trattamenti. È perciò utile adottare pratiche agronomiche di contenimento della vigoria delle piante ed effettuare anche interventi di potatura verde tempestivi ed efficaci per consentire il giusto arieggiamento della fascia di vegetazione e ottimizzare la distribuzione dei prodotti anticrittogamici.

Strategia integrata

Quindi per organizzare una sostenibile ed efficace strategia di protezione del vigneto dall’oidio occorre mettere in campo fattori di diversa natura:

1 – le condizioni ambientali devono essere monitorate attentamente e con precisione;

2 – i prodotti disponibili devono essere impiegati razionalmente in base alle loro caratteristiche e nelle condizioni di poter esprimere tutto il loro potenziale;

3 – occorre razionalizzare la gestione agronomica del vigneto perché ogni operazione ha la sua giusta epoca di svolgimento e la sua giusta tecnica di esecuzione.

In questo contesto e considerato anche che negli ultimi anni la malattia ha mostrato una particolare virulenza, la strategia da mettere in campo deve essere di tipo preventivo. Confidare troppo sulle qualità curative o eradicanti di alcuni prodotti può risultare controproducente, perchè sottopone le molecole a un’elevata pressione della malattia, favorendo così inaspettati cali di efficacia. Giungere alla fase infettiva della malattia significa in ogni caso che una certa quota di danno è garantita con tutte le conseguenze che ne derivano, non ultima la difficoltà dei prodotti antioidici nel ripristinare le normali condizioni di coltura.

Di fondamentale importanza, per ridurre i rischi di insorgenza di ceppi resistenti, risulta quindi l’alternanza o la miscela di sostanze attive aventi diverso meccanismo d’azione e la limitazione del numero di interventi all’anno, così come indicato all’interno dei disciplinari di Difesa Integrata della regione Emilia-Romagna.

Siccome le infezioni di oidio e la loro intensità non sono facilmente prevedibili è bene predisporre strategie differenziate in relazione alle diverse situazioni ambientali ed epidemiologiche. Tutto questo in stretta sintonia con lo sviluppo della vite, ovvero della fase fenologica in cui ci troviamo a operare. Infatti a diverse fasi di sviluppo corrispondono diversi gradi di sensibilità alla malattia e in tal senso è bene impiegare i prodotti a disposizione. Possono perciò essere distinte tre fasi:

1 – germogliamento/pre-fioritura;

2 – pre-fioritura/chiusura grappolo;

3 – chiusura grappolo/invaiatura.

Nelle zone ad alto rischio o su vigneti sensibili, la fase più critica, è rappresentata dal periodo compreso tra la pre-fioritura (bottoni fiorali separati) e la chiusura del grappolo, dove è più importante utilizzare in modo preventivo gli antioidici con precisione per evitare trattamenti eradicanti, mantenendo sempre l’alternanza tra i diversi meccanismi d’azione dei prodotti.

Si deve tenere presente che la suscettibilità dei grappoli si riduce sensibilmente quando gli acini superano i 4-6 mm di diametro.

Il deficit di pressione idrica

Un valido supporto alla razionalizzazione e riduzione quindi dei trattamenti antioidici è quello di sfruttare le indicazioni fornite dallo specifico modello previsionale elaborato dalla Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza in collaborazione con il Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna. Si tratta di un modello in grado di simulare la dinamica delle infezioni primarie dell’oidio, calcolando il momento dei rilasci da parte dei cleistoteci svernanti, la quota di ascospore che è rilasciata e la loro capacità germinativa e infettiva. Il modello, in funzione di temperatura, umidità relativa, pioggia, bagnatura fogliare e di un parametro definito “deficit di pressione idrico”, registrati dal primo giorno dell’anno, indica i giorni in cui sono presenti le condizioni ideali per il rilascio delle ascospore. In pratica a partire dal periodo primaverile, il modello segnala l’inizio della prima possibile infezione nonché le possibili ulteriori infezioni primarie se le condizioni climatiche sono favorevoli, indicando anche la gravità dell’evento. Inoltre il modello evidenzia la fine del rilascio delle ascospore e quindi il termine delle infezioni primarie. Attraverso la sua applicazione pratica è possibile quindi ottenere informazioni utili riguardanti le strategie di difesa da adottare nei confronti dell’oidio e allo stesso tempo sostenibili.

Si sottolinea che, nonostante il modello abbia ottenuto buoni risultati, è sempre necessario verificare in campo l’eventuale decorso della malattia. Si deve tenere presente che le infezioni primarie ascosporiche non sono facilmente visibili.

Sinergie fra prodotti

Nella messa a punto di una strategia sostenibile di contenimento dell’oidio occorre considerare i diversi fattori di rischio (andamento epidemico degli anni precedenti, presunto potenziale d’inoculo e decorso climatico).

In produzione integrata, nelle zone ad alto rischio o in vigneti sensibili, si consiglia di intervenire preventivamente con antioidici di copertura dal germogliamento alla pre-fioritura. Si può quindi impiegare proficuamente lo zolfo (con temperature maggiori di 12 °C) e in alternativa il metrafenone, la spiroxamina e il meptyldinocap. Sempre in questo periodo, caratterizzato da basse temperature ed elevata umidità si configura l’impiego preventivo di prodotti a base di Ampelomyces quisqualis. Successivamente in prossimità della fioritura e fino alla chiusura del grappolo, ovvero in corrispondenza con la fase di maggior sensibilità della vite alla malattia, è bene rinforzare la strategia utilizzando, in altenanza e nei limiti imposti, i prodotti sistemici (IBE, non ammesse formulazioni Xn), il trifloxystrobin, il quinoxyfen, il pyraclostrobin, il bupirimate e la recente s.a. a base di cyflufenamide, dotata di un nuovo meccanismo d’azione. In questa fase, meglio se in pre-chiusura grappolo, si può collocare anche l’impiego del boscalid efficace anche nei confronti della botrite.

Una volta raggiunta la fase di chiusura grappolo è terminata la fase più critica per la difesa tanto che in condizioni di assenza della malattia è possibile proseguire la difesa fino all’invaiatura impiegando esclusivamente lo zolfo. Inoltre, a questo punto della stagione la strategia è condizionata anche dai risultati conseguiti in precedenza; errori commessi precedentemente difficilmente possono essere recuperati.

Il controllo delle infezioni di oidio nel vigneto è fondato su una stretta sinergia tra fattori agronomici puri e semplici e un razionale impiego delle sostanze attive disponibili e di gestione della resistenza. Dal mix di questi elementi prendono forma strategie preventive vincenti e sostenibili. n

*Centro Agricoltura Ambiente “G. Nicoli”

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