Stoccaggio, questi sono i controlli

EMERGENZA MICOTOSSINE
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Nei centri di raccolta, essiccazione e stoccaggio che ritirano mais cessa la fase di produzione primaria e inizia la fase definita come post-raccolta che “passa” poi il mais alle fasi successive di allevamento, trasformazione per uso mangimistico e per uso alimentare.

Come evidenziato nella figura a fianco, i centri di stoccaggio (principalmente consorzi, cooperative e commercianti) ricevono i prodotti della produzione agricola, li conservano e li consegnano alle fasi successive della filiera risultando lo snodo fondamentale fra produzione primaria e le fasi successive industria/distribuzione/consumatori. La vecchia terminologia “Centro di ammasso” risulta di conseguenza totalmente obsoleta.

Conoscere e prevenire

Il Centro di stoccaggio ha infatti due compiti fondamentali:

– garantire la conservazione dei prodotti, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo;

– garantire la sicurezza alimentare dei prodotti che fornirà alle fasi successive della filiera che hanno ben poco a che fare con il concetto di ammassare.

I centri di stoccaggio ritirano un prodotto che presenta caratteristiche già definite sia dal punto di vista merceologico che da quello dei contaminanti presenti. Nel nostro caso, contaminazioni da micotossine e più specificatamente aflatossina.

Purtroppo la realtà dei centri non consiste nel ritiro di prodotti con caratteristiche omogenee per nessun tipo di produzione agricola e tantomeno nel ritiro di mais con contaminazione da aflatossina, che per sua natura è distribuita nella massa in modo disomogeneo (o come si usa dire a macchia di leopardo).

Dal momento che per prevenire è necessario conoscere, le azioni che un centro di stoccaggio può e deve mettere in atto riguardano innanzitutto il controllo delle partite per determinare il reale tenore di contaminazione e cercare, ove possibile, una separazione fra partite con diversi tenori di contaminazione. I controlli sono comunque necessari tutti gli anni e su tutti i cereali.

Per poter procedere con qualsiasi tipo di controllo è necessario effettuare un campionamento del prodotto e definire un Lotto.

Un centro di stoccaggio deve disporre di procedure di campionamento per poter definire le caratteristiche del prodotto che riceve, che conserva e che consegna e la relazione con un lotto identificato ai fini della rintracciabilità del prodotto.

Quello che deve essere garantito è un criterio di rappresentatività: il campione deve infatti rappresentare effettivamente la partita per poter determinare da pochi chili valori riferiti a migliaia di tonnellate.

Le analisi

Un capitolo a parte meriterebbero le analisi a cui sottoporre i campioni prelevati.

Ogni autocontrollo deve prevedere l’accertamento del tenore di aflatossina. Questo si può effettuare con vari metodi e con una strumentazione molto articolata: lampade UV, analisi qualitative, analisi quantitative, analisi con Metodo Elisa – Analisi con metodo HPLC.

Ogni metodo è applicabile in base alle esigenze di chi effettua l’analisi. La semplicità o la complessità possono rappresentare un limite così come la rapidità dell’esito o la precisione del risultato.

Le diverse tipologie dei centri nei quali viene consegnato il mais può consentire nelle fasi successive allo scarico azioni via via più complesse.

Una differenza sostanziale è costituita dalla complessità della struttura, uno stabilimento che dispone di più fosse di scarico, di più essiccatoi e di più siti di stoccaggio può gestire certamente in modo più efficace una situazione di emergenza come quella della campagna maidicola 2012 .

Sul piazzale

Un’altra azione preventiva, indipendente dal tipo di struttura, da tener presente è certamente l’applicazione di un tempo massimo di permanenza del prodotto in piazzale prima del passaggio all’essiccazione.

In letteratura questi tempi sono definiti in 48, o in certe condizioni anche 72 ore, ma un tempo di 24 ore viene ritenuto oggi, quasi unanimamente, ottimale. È chiaro che in gran parte dei centri i quantitativi raccolti sono determinanti per il rispetto di questa tempistica, i bassi quantitativi raccolti nella campagna di raccolta 2012 dovrebbero essere stati rispettati abbastanza facilmente.

L’obiettivo del processo di essiccazione è quello di mantenere il valore dell’umidità del prodotto che si andrà a stoccare inferiore al 14%. Ogni azienda dovrebbe pertanto predisporre registrazioni tali da consentire il controllo di questo dato rilevante per la successiva conservazione del mais.

Anche le registrazioni delle temperature di esercizio, variabili a seconda dell’umidità del prodotto da essiccare e delle condizioni ambientali esterne, dovrebbero essere controllate prevedendo azioni correttive nei casi di conformità.

Lo stoccatore deve poi prevedere, indipendentemente dalle emergenze, il costante controllo dei parametri di conservazione (temperatura, umidità, situazione entomologica) per consegnare un prodotto conforme ai requisiti di sicurezza e commerciali.

Divieto di miscelazione

È importante sapere che la miscelazione al fine di modificare i tenori di contaminanti presenti nei prodotti (aflatossina nel mais, nel nostro caso) è vietata dall’Art. 5. del Dlgs 149 del 2004 che prevede che:

«I prodotti destinati all’alimentazione degli animali, il cui contenuto di sostanza indesiderabile supera il livello massimo fissato nell’allegato I, non possono essere mescolati, a scopo di diluizione, con lo stesso prodotto o con altri prodotti destinati all’alimentazione degli animali».

Infine qualche aggiornamento sul recepimento da parte dell’Autorità competente delle difficoltà della campagna maidicola 2012.

Il ministero della Salute, di intesa con il Mipaaf, giudicando difficilmente perseguibili l’adozione di deroghe temporanee ai limiti massimi vigenti, ha elaborato e diffuso (Nota del 16 gennaio u.s.) alcune “procedure operative straordinarie per la prevenzione e la gestione del rischio contaminazione da aflatossine nella filiera lattiero casearia e nella produzione del mais destinato all’alimentazione umana e animale, a seguito di condizioni climatiche estreme”.

Tali procedure sono rivolte agli operatori economici e alle Autorità di controllo.

Gli impianti devono predisporre specifiche procedure, corredate da evidenze – registrazioni – che definiscano:

– i metodi di campionamento;

– i metodi di analisi;

– i metodi di smaltimento;

– i criteri di identificazione dei Lotti.

I primi punti sono un’utile guida alla gestione del prodotto mais in un centro di stoccaggio e confermano quanto gli essiccatori e stoccatori di mais organizzati hanno predisposto nei loro Manuali e nelle loro Procedure. La vera novità della Nota del Ministero (Autorità competente) è il punto che specifica i metodi di smaltimento.

Smaltire e detossificare

L’Art. 20 del Reg. CE 178/2 – Obblighi relativi ai mangimi: operatori del settore dei mangimi prevede infatti che “Se un operatore del settore dei mangimi ritiene o ha motivo di credere che un mangime da lui importato, prodotto, trasformato, lavorato o distribuito non sia conforme ai requisiti di sicurezza dei mangimi, deve avviare immediatamente procedure per ritirarlo dal mercato e informarne le autorità competenti. In tali circostanze… qualora la partita, il lotto o la consegna non siano conformi ai requisiti di sicurezza dei mangimi, questi ultimi devono essere distrutti a meno che l’autorità competente non decida altrimenti “.

La Nota specifica che in fase di pre-commercializzazione i responsabili delle imprese che a vario titolo ricevono mais possono per ridurre il tenore di aflatossine pulire, decontaminare e/o detossificare la granella proveniente da più fornitori.

La detossificazione è un processo che può avvenire con l’applicazione di ammoniaca anidra o ozono ed è possibile solo su mais per uso zootecnico e in stabilimenti “riconosciuti” secondo quanto stabilito dal Regolamento CE 183/2005.

La decontaminazione è quel processo fisico consistente in pulitura, cernita/trattamento fisico allo scopo di ridurre il tenore di aflatossina, nel nostro caso del mais.

È necessario garantire l’efficacia delle operazioni svolte ma è anche importante sia garantita l’efficienza delle operazioni svolte. Importante a questo riguardo appare il tenore di aflatossina presente nel mais da decontaminare in quanto le operazioni su mais con tenori particolarmente elevati potrebbero rivelarsi non efficienti o non efficaci o entrambi.

La nota rileva inoltre la necessità di fare in modo che polveri, scarti di lavorazione e prodotto che superano i limiti siano smaltiti in modo sicuro e non possono (devono) entrare nella catena alimentare.

Il mais con tenori di aflatossine superiori ai limiti previsti dalla normativa, in accordo con l’Autorità competente, può essere destinato ad usi alternativi (ad esempio produzione di biogas, bioplastiche, ecc.). 

Il presente articolo è tratto dalla relazione presentata al convegno di Rovigo “Aflatossine mais, meglio prevenire


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