Semine di barbabietola per il 2014: ecco le varietà consigliate

TECNICA AGRICOLA
barbabietole_semine_2013

Anche quest’anno ci sembra
necessario introdurre i risultati della sperimentazione con un commento
sull’andamento meteo di questa campagna che sarebbe da definire, usando un
eufemismo, almeno “particolare”.
Tranne una strettissima “finestra” di alcuni giorni, tra fine
febbraio e inizio marzo, nei quali si è riusciti a seminare circa il 10-15 %
delle superfici destinate a bietola, la restante parte è slittata da metà
aprile sino ai primi di maggio a causa delle abbondanti precipitazioni cadute.

La fase di emergenza della coltura è stata rapida, favorita
sia dalle temperature che dalle precipitazioni e, in generale, la fase di
chiusura dell’interfila che solitamente si colloca a metà maggio è stata raggiunta con circa 20 giorni ritardo.
Gli interventi irrigui sono iniziati verso la metà di giugno ma, ci preme
sottolinearlo, non sono stati ripetuti a fine luglio quando un’ondata di caldo
“africano” ha investito l’Italia e sottoposto la coltura ad un forte stress.

Foto sopra:
Poggio Rusco (MN)- La foto riprende lo sviluppo della radice nella prima decade
di luglio, con una profondità di circa 35 cm. Anche se le radichette secondarie
possono esplorare a ben maggiore profondità, con una profondità di falda di
-170 cm e temperature elevate è stato necessario irrigare.

Considerata la necessità di incrementare e stabilizzare le
produzioni di saccarosio, anche in vista dell’annullamento del regime delle
quote di produzione previsto dal 2017, è inderogabile il ricorso
all’irrigazione che certamente deve essere applicata in modo ragionato,
utilizzando modelli che garantiscano la massima efficienza e salvaguardia della
risorsa acqua.

Infine un accenno alla cercospora, di cui si parlerà più
ampiamente su altro numero della rivista, che è comparsa tardivamente e con
virulenza variabile da zona a zona, diffondendosi dapprima sulle semine precoci
per poi passare alle tardive. Da quest’anno è stato testato a “pieno campo” un
modello previsionale di BETA che, pur necessitando di ulteriori affinamenti,
rappresenta un ulteriore contributo nel contrasto alla malattia fungina.

Vighizzolo d’Este (PD) – Panoramica delle prove varietali con, in primo piano,
una delle capannine dislocate nei comprensori per l’acquisizione da remoto dei
dati meteo, necessari al funzionamento del modello previsionale.

Le prove varietali 2013

Le prove 2013 sono state realizzate in Emilia Romagna, Veneto
e Lombardia, in 3 località infestate dal nematode della bietola Heterodera schachtii e in 4 località
sane, di cui una esclusa per presenza di rizoctonia. Le piogge incessanti hanno
consentito di seminare solo una località ai primi di marzo, rimandando alla
metà di aprile tutte le altre. Sono state poste a confronto 67 varietà (Tab. 1), per un totale di oltre 3000
analisi di laboratorio per la determinazione di peso, polarizzazione e degli
elementi “melassigeni” azoto, potassio e sodio; i principali rilievi hanno
riguardato l’energia germinativa, l’emergenza finale di campo e l”A.F.A.” (area
fogliare ammalata) per la determinazione del livello genetico di tolleranza alla
cercospora.

Come già sottolineato altre volte in queste pagine, la scelta varietale dovrà tenere conto di
un primo fattore discriminante: terreno sano o infestato dal nematode. Se il
terreno è sano la scelta può essere effettuata nell’ambito della serie base (Tab. 2) che comprende
varietà controllate da diversi anni o della serie catalogo (Tab. 3), con varietà di recente o nuova
introduzione sul mercato.

Se il terreno è infestato dal nematode la scelta varietale
deve necessariamente essere fatta nell’ambito della serie nematolleranti (Tab.
4
)
nella quale le varietà sono provate in appositi test su terreni
infestati. L’errore di adottare una varietà non tollerante in terreno infestato
comporta perdite di produzione variabili tra un -20 e un -40%, in relazione del
livello di infestazione. In caso di dubbio sullo stato sanitario dei terreni
destinati a bietola è senz’altro consigliabile orientarsi sulle migliori
varietà tolleranti che esprimono ormai ottime performance produttive sia in
terreno sano che infestato.

Dopo questo primo importante passo, la scelta può essere
ulteriormente affinata in base alla
necessità di avere varietà con elevata
resa radici o con buona polarizzazione e in base all’epoca prevista di
raccolta. Le tabelle sono infatti suddivise in due sezioni: raccolta precoce,
con campi sperimentali estirpati nei primi 20 giorni di agosto e tardiva, da
fine settembre a inizio ottobre. Da notare che le tabelle riportano i risultati
medi di più annate allo scopo di fornire giudizi più “robusti” e affidabili
sulle singole varietà.

Nel Graf. 1 sono evidenziati
i risultati di una ristretta serie di varietà tolleranti la rizoctonia, provate, è importante
sottolinearlo, in terreni sani o con una bassissima pressione della malattia
fungina e che servono pertanto solo a fornire indicazioni di massima sulle loro
potenzialità produttive. Si tratta di varietà poco diffuse nel nostro Paese,
non raggiungendo il 5% sul totale anche se bisogna rilevare come i problemi
connessi a marciumi (non sempre imputabili a rizoctonia), complici i
particolari andamenti climatici, le rotazioni poco “variate” e lavorazioni del
terreno con sistemazioni agrarie non ottimali siano, negli ultimi anni, in
aumento.

Per quanto riguarda la cercospora, le attuali varietà
arrivano, al massimo, ad un livello “medio” di tolleranza alla malattia, quando
negli anni ’90 si disponeva anche di materiali con un livello di tolleranza
elevato. Nel grafico 2 sono
riportati i risultati produttivi in raccolta tardiva ( 2 ottobre) delle varietà
della serie catalogo in località Passosegni (BO), dove si è registrato un
attacco della malattia particolarmente forte. La prova è stata difesa con 4
interventi anticercosporici a partire dal 18 giugno e cadenzati a intervalli di
circa 20 giorni. Si noti come delle 23 varietà con produzione lorda vendibile
(Plv) superiore alla media degli standard, 12 siano classificate come non
tolleranti, 6 con un livello scarso, 2 con livello medio-scarso e 3 con
tolleranza media.

L’opinione dei genetisti delle principali Case Sementiere è
che incrementare troppo questa caratteristica comporti ancora dei cali di
produttività piuttosto consistenti che vanificano i vantaggi ottenibili da una
maggior resistenza alla malattia. D’altra parte è nostro parere che le Case
sementiere seguano linee di miglioramento genetico più mirate alle zone del
centro-nord Europa, dove il problema della cercosporiosi è assai più ridotto e
dove gli attuali livelli di tolleranza costituiscono un buon compromesso. Alla
fine, il miglior consiglio che si può dare al bieticoltore per le raccolte di
settembre-ottobre è di scegliere, nell’ambito delle varietà più produttive in
tale epoca, quelle maggiormente tolleranti la malattia oltre che predisporre un
adeguato piano di difesa fitosanitaria.

Risultati
dell’annata 2013 e le nuove varietà proposte
.

di Massimo Zavanella, Giovanni Bettini, Adriano Fabbri, Alessandro Vacchi – Beta, Ricerca in agricoltura


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