Sardegna Alluvione, 50 milioni dal Psr

Economia
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Oltre 20mila aziende sparse su tutto il territorio regionale, che contribuiscono a far lievitare il prodotto interno lordo della Sardegna, ma anche un comparto, quello zootecnico regionale, che è afflitto dalla crisi. Questo per via del prezzo del latte ovino, che nonostante abbia fatto registrare una piccola lievitazione nella campagna di conferimento 2012-2013, non soddisfa la stragrande maggioranza degli allevatori. Ma il settore è alle prese anche con l’epidemia di blue tongue, meglio nota come lingua blu o febbre catarrale degli ovini, che inevitabilmente sta avendo forti ripercussioni nel settore, per quanto riguarda i capi morti, quelli infetti e la forte flessione nella nascita degli agnelli destinati al mercato natalizio.


Ciononostante, a oggi, grazie agli interventi dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Sardegna, quello zootecnico è il comparto più redditizio dell’isola. Per fare il punto sull’attuale situazione del comparto anche in seguito alla recente alluvione, abbiamo intervistato l’assessore all’Agricoltura della Regione Sardegna, Oscar Cherchi.


A quanto ammonta la stima dei danni al patrimonio zootecnico regionale causati dal Ciclone Cleopatra?


«È ancora troppo presto per fare una stima attendibile dei danni alle aziende agricole e zootecniche dell’Isola. Fino a pochi giorni fa molte aziende risultavano ancora isolate e difficilmente raggiungibili a causa della compromessa viabilità principale e soprattutto di quella rurale nelle zone più colpite. Comunque è già all’opera l’Unità di Crisi che ho istituito proprio per quantificare i danni alle campagne e al patrimonio zootecnico. All’Unità di crisi lavorano le agenzie agricole regionali Agris, Laore e Argea e i consorzi di bonifica della Sardegna. Questi ultimi stanno provvedendo a quantificare i danni alle proprie strutture.


Le aziende agro-zootecniche potranno richiedere i sopralluoghi direttamente ad Agris e Laore, che ha potenziato i Sut (Sportelli unici territoriali) sui territori alluvionati. La documentazione dei danni subiti sarà integrata dalle agenzie regionali con fotografie georeferenziate che potranno essere sovrapposte alle mappe per un’esatta localizzazione, poi tutto sarà verificato da Argea che successivamente liquiderà i danni nelle proporzioni consentite dalla legge.


Da notare che l’eccezionalità dell’avvenimento, assimilabile alla calamità naturale (per essere giuridicamente dichiarato assimilabile alla calamità naturale l’evento deve rispondere a particolari requisiti che in questo caso sussistono, ndr.), ci consentirà, nella maggioranza dei casi, ma solo per le zone direttamente colpite dal ciclone, di coprire i danni che di norma sarebbero stati esclusivamente a carico delle compagnie assicurative. In mancanza di copertura assicurativa, senza la condizione di calamità naturale non avremmo potuto concedere nessun indennizzo alle aziende danneggiate. Una stima attendibile globale potremmo averla solo nella seconda metà di dicembre. Si tratta comunque di molti milioni di euro».


A quanto ammonta la cifra che il suo assessorato ha deciso di erogare alle aziende colpite dalla calamità naturale?


«Per il momento la Giunta ha stanziato 7 milioni di euro a favore dei consorzi di bonifica nei territori danneggiati dall’alluvione per gli interventi immediati. La delibera dell’assessorato dell’Agricoltura prevede una rimodulazione del Programma 2010-2011 destinando 2,5 milioni alla Gallura, 2 milioni all’Oristanese e 2,5 milioni alla Sardegna centrale. Considerata l’estrema gravità della situazione e la straordinarietà degli eventi abbiamo ritenuto prioritario adoperare le risorse per finanziare i consorzi di bonifica, le cui opere sono state maggiormente danneggiate e compromesse.


Per quanto riguarda le aziende, sono almeno 500 quelle coinvolte dall’alluvione ma potrebbero essere di più al termine della ricognizione. Per queste faremo ricorso a 50 milioni di euro del Psr. Per quanto riguarda la viabilità nelle campagne, oltre agli interventi previsti nella misura 125, è in corso di predisposizione una delibera per recuperare risorse in dotazione ad Argea».


Al di là di questa emergenza, cosa sta facendo il vostro assessorato per sopperire alla crisi del settore?


«Le iniziative per ridare vigore a un comparto importante come quello agricolo e quindi anche alla zootecnia, sono molteplici e ci vedono impegnati su più fronti. Lo strumento principale con il quale l’assessorato pianifica i suoi interventi è il Programma di sviluppo rurale (Psr) 2007-2013, uno strumento essenziale per un’espansione armonica e coordinata dell’agricoltura isolana, senza il quale sarebbe difficile orientare le produzioni verso i settori maggiormente redditizi e qualificanti.


In generale, comunque, sia con fondi comunitari che nazionali e regionali riusciamo a mettere a punto molteplici azioni utili a sostenere l’obbiettivo di miglioramento della qualità della vita rurale con l’intento di limitare la tendenza allo spopolamento di queste aree. Questo produce il doppio effetto di mantenere alto il livello d’importanza della nostra agricoltura e della zootecnia e, allo stesso tempo, possiamo contare sulla tutela del territorio che può essere grantita solo se le campagne vengono mantenute, per così dire, in piena attività.


Un esempio pratico d’intervento sulla zootecnia, a parte i bandi per il benessere animale che sono importantissimi, è quello che riguarda l’allevamento più caratteristico della nostra isola, l’ovicaprino. Abbiamo da poco dato il via al progetto pilota di certificazione elettronica degli agnelli sardi che consentirà di poter accertare la provenienza e la rispondenza ai disciplinari imposti dalla igp della totalità degli animali nati e cresciuti in Sardegna.


Due anni fa le certificazioni erano 160mila, l’anno scorso circa 350mila e nel 2013 si stimano in circa mezzo milione o poco meno, quindi, ad oggi, circa un quarto del totale, mentre, con la certificazione elettronica puntiamo ad attestare entro il 2014 la tracciabilità e la qualità del totale degli agnelli sardi. Gli animali che si potranno fregiare del marchio Agnello di Sardegna igp dovranno essere nati in Sardegna da pecore di razza sarda allevate allo stato brado e semibrado, in libertà, alimentati con latte materno e con gli elementi naturali dei pascoli sardi senza manipolazioni, sofisticazioni e forzature alimentari e macellati in Sardegna. Questo consentirà ai consumatori di distinguere e di scegliere se preferire i prodotti isolani, garantiti sotto tutti i punti di vista, o altri provenienti da altri Paesi».


La vertenza sul prezzo del latte ovino a che punto è?


«C’è stato già un passo avanti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno con un sensibile aumento del prezzo del latte ovino. Nel 2012 con l’applicazione dell’articolo 7 della legge 15 abbiamo potuto incentivare i produttori che hanno deciso di destinare il latte ovino alla diversificazione, nell’intento di produrre meno Pecorino Romano del quale bisognava ancora smaltire le eccedenze. Certo i fattori che hanno contribuito a questa ripresa sono tanti, ma un piccolo aiuto è arrivato anche da quell’iniziativa. Poi il Pecorino Romano ha ricominciato a comparire con maggiore frequenza sulla tavola dei consumatori nazionali e internazionali, soprattutto in Usa, dove aveva avuto un momento di flessione, e il mercato del nostro formaggio ne ha ovviamente risentito positivamente con ulteriore effetto traino sul latte. Tutto ciò non è ancora sufficiente per poterci dichiarare soddisfatti, ma questo progresso ci induce all’ottimismo. Quest’anno, assieme alle organizzazioni agricole, troveremo altre strade, il più possibile condivise da tutti gli attori della filiera, per aumentare la redditività del comparto».


Quanto incide il comparto zootecnico isolano nel Pil regionale?
«La valutazione dell’importanza del comparto zootecnico isolano, e dell’agricoltura nel suo complesso, non può essere limitata alla sola considerazione della sua incidenza sul Pil. Occorre infatti tenere conto, non solo dell’aspetto economico, ma anche ad esempio di quello sociale e paesaggistico, solo per citarne due che in una regione come la nostra non sono certo di secondaria importanza.


Il dato economico parla di un comparto agricolo che incide sul Pil regionale per il 5% circa (1.700 milioni di euro del comparto su 33.638 della Sardegna), in linea quindi con quanto avviene nelle altre regioni d’Italia. Il comparto zootecnico rappresenta l’attività prevalente dell’agricoltura sarda perché coinvolge oltre 14mila aziende e produce oltre il 50% del Pil agricolo. A ciò si aggiungono le produzioni dell’industria lattiero-casearia e delle carni e i loro derivati».


Quanto incide il prezzo sul mercato dei formaggi rispetto al prezzo del latte ovino?


«A fronte di un aumento del costo sul mercato di circa il 60% del pecorino romano, che è di gran lunga il derivato quantitativamente più importante dal latte ovino, la materia prima, il latte appunto, è aumentato di meno del 20%. Occorre quindi capire come si può intervenire per rendere la forbice meno ampia. Per questo, a breve, incontrerò le organizzazioni agricole con le quali periodicamente cercheremo di analizzare quali strategie si possono attuare per rendere più remunerativo il prezzo del latte, ovviamente salvaguardando le prerogative di ogni settore.


Gli allevatori devono essere tutelati, tenendo anche conto che alla determinazione del prezzo dei derivati si arriva sommando tutta una serie di costi che generano la quotazione finale dei formaggi pecorini. In quell’incontro comunque non si parlerà solo del latte, che pure resta l’argomento principale, ma anche di Politiche agricole comuni (Pac)».


Può fare il punto sulla blue tongue e i provvedimenti del vostro assessorato per arginare l’epidemia?


«Con la legge regionale n. 25 del 12 settembre 2013, il Consiglio regionale ha destinato 18,5 milioni di euro per fronteggiare la nuova emergenza epidemica. Una parte, 10 milioni, è destinata a sostenere il reddito delle aziende sede di focolaio della malattia. Sarà possibile intervenire per indennizzare le perdite dirette causate dalla morte degli animali, la perdita di redditività causata dalla diffusione della malattia, quindi sostenere il reddito aziendale per la minore produzione dei capi dichiarati infetti.


Tra le novità più significative vi è il coinvolgimento degli enti locali, ai quali verranno trasferite le risorse per velocizzare i tempi di erogazione delle somme necessarie a ricostituire il patrimonio zootecnico compromesso direttamente dalla blue tongue. Inoltre, una parte consistente dei fondi sarà destinata alla prevenzione e alla ricerca. Con la delibera del 16 ottobre scorso, la Giunta regionale ha dato attuazione agli interventi approvando la direttiva. Nei prossimi giorni sarà pubblicato l’avviso per la presentazione delle istanze d’aiuto. Inoltre interverremo per compensare i danni derivati al settore bovino dalla mancata movimentazione dei capi conseguente alla necessità di impedire la diffusione della malattia».


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