Sana 2012: La crisi non frena il biologico

BIOLOGICO
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La crisi non sembra influenzare più di tanto l’acquisto di prodotti biologici. I dati Ismea parlano chiaro: dopo la crescita di oltre il 9% nel 2011 delle vendite di prodotti naturali (rilevazioni relative alla gdo, ma nel canale specializzato la crescita potrebbe essere anche di un paio di punti in più) nel primo trimestre di quest’anno si è verificato un ulteriore aumento del 6,1%.

Cio sta a significare che anche in questo momento economicamente difficile non è venuta meno la coscienza dei consumatori nei confronti dei prodotti più sicuri e salutari.

Secondo uno studio di Nomisma il 53% della popolazione mette nel carrello del supermercato almeno un prodotto bio in un anno, mentre il 32% lo consuma almeno una volta alla settimana. Risulta anche che il 21,5% dei consumatori di bio abbia incrementato gli acquisiti.

Gli acquirenti di articoli biologici – secondo Nomisma – sono soprattutto persone con un elevato titolo di studio (grazie al quale hanno le basi per apprezzare al meglio questa tipologia di alimenti) e che hanno buone disponibilità economiche (a conferma del fatto che il prezzo rappresenta ancora uno sbarramento importante alla diffusione del biologico).

Il Sana, salone internazionale dei prodotti biologici, che si è chiuso a Bologna l’11 settembre scorso, si è svolto quindi in un clima di moderata euforia che ha dato ulteriore forza e speranza agli operatori del settore.

«Si tratta di un momento magico per il biologico – ha detto Tiberio Rabboni, assessore all’agricoltura della regione Emilia-Romagna (8% di superficie bio e 33% dei fondi Psr dedicati al comparto) – che però può cessare da un momento all’altro se dovesse venir meno la fiducia dei consumatori. Un’attenzione particolare deve essere poi essere posta al prodotto importato che aumenta in funzione della maggiore richiesta».

Mentre la produzione biologica italiana rimane costante le importazioni tendono ad aumentare (nel 2011, secondo i dati Sinab, le importazioni da Paesi terzi sono cresciute del 61%). Negli ultimi 7 anni a fronte di una stabilità della superficie, attorno al milione di ettari, e degli operatori, poco sotto i 50mila (dati Sinab – vedi anche Terra e Vita n. 34-2012, pag. 50), l’incremento degli acquisti di prodotti biologici fino a questo momento non si è mai arrestato.

Intervenendo al Sana, Paolo De Castro, presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, ha spiegato che «il contesto europeo dal punto di vista dell’agricoltura è carico di novità».

«Sulla riforma della Pac attualmente in discussione – ha detto De Castro – insistono addirittura 7.500 emendamenti, segno del malessere intorno alla proposta fatta dalla Commissione agricoltura guidata da Dacian Ciolos. In questo contesto, però, proprio per il biologico emerge un ruolo importante che garantisce al comparto un accesso ai fondi Pac senza ulteriori specifici impegni».

Il settore potrebbe trovare dunque nella politica comunitaria una strada preferenziale per il suo sviluppo (vedi anche Terra e Vita 34 pag. 60-61).

E a chi insinua che il biologico non sia in grado di fornire produzioni alimentari sufficienti risponde Markus Arbenz dell’Ifoam, la federazione internazionale delle associazioni del biologico.

«Non vogliamo essere campioni di produttività – afferma Arbenz –, ma ricordo che le nostre coltivazioni sono a basso impatto e non vanno a deupaperare la fertilità del terreno».

«Oltre tutto – aggiunge Andrea Segrè, preside della Facoltà di Agraria di Bologna – c’è molto da lavorare sul fronte degli sprechi che creano un grosso impatto sulla disponibilità di cibo. Servirebbe una vera e propria wasting review per affrontare il problema con incisività a livello mondiale»

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