Romano: alleanza con Parigi per contrastare in Europa la liberalizzazione dei vigneti

Il ministro all’inaugurazione della kermesse veronese ha difeso l’attuale sistema dei diritti
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No secco a ogni ipotesi di liberalizzazione dei vigneti. È il messaggio che è emerso con forza nei giorni scorsi dalla 45ª edizione del Vinitaly di Verona. E il primo a scagliarsi con chiarezza contro la deregulation dei vigneti è stato il ministro per le Politiche agricole, Saverio Romano.
Il ministro, intervenuto alla cerimonia di apertura della kermesse veronese, ha ribadito l’opposizione dell’Italia alla liberalizzazione disegnata da Bruxelles. «L’Europa deve continuare anche in futuro a essere la stella polare delle nostre politiche – ha spiegato – per il bene di ogni singolo paese produttore e per questo stiamo già lavorando sulla riforma Ocm Vino del post-2015, con un obiettivo chiaro: eliminare la norma che riguarda la liberalizzazione dell’impianto di nuove vigne. D’accordo con la Francia, porteremo con forza la nostra voce nell’ambito dell’Unione europea: non permetteremo che vengano applicate nuove regole senza fornire ai produttori e alle filiere adeguate certezze di conservazione di quel valore di sistema, che fino a oggi ha consentito lo sviluppo del nostro vino made in Italy di qualità». Il ministro ha inoltre confermato la propria contrarietà anche facendo ricorso a un esempio. «Nella mia regione, la Sicilia – ha spiegato – tempo addietro il vino che si produceva non lo beveva nessuno e restava così invenduto. I produttori siciliani hanno investito per anni sulla qualità dei loro prodotti per invertire questa tendenza. Ebbene, di fronte a una improvvisa liberalizzazione dei diritti di impianto, rischieremmo di incentivare vigneti senza programmazione e produzioni senza mercato, riportando così la viticoltura indietro di anni e cancellando gli sforzi che sono stati fatti».
E una forte opposizione all’ipotesi deregulation è venuta anche da Confagricoltura che, in occasione della prima riunione di Giunta guidata dal neo-presidente Mario Guidi, che si è tenuta al Vinitaly, ha ribadito la netta contrarietà. «Si andrebbe verso una ingovernabilità del sistema vitivinicolo – ha detto Guidi -. Eliminare i diritti di impianto avrebbe conseguenze gravissime: aumento incontrollato delle superfici a denominazione d’origine, eccedenze nell’offerta, concentrazione nelle aree con costi di produzione più bassi, flessione del valore del vigneto e affermazione di una viticoltura lontana dalla nostra storia».
Confagricoltura inoltre ha chiuso a qualsiasi ipotesi di liberalizzazione anche parziale, che riguardi solo i vini comuni escludendo quelli Doc. «Il problema – ha aggiunto Guidi – non è solo per le denominazioni d’origine, ma riguarda anche i vini comuni. L’Ocm ha aperto la strada ai vini “varietali” che con la liberalizzazione e la delocalizzazione potrebbero minare il mercato di vini Igt». Insomma anche in Italia si rafforza il fronte del no all’ipotesi disegnata dalla riforma Ocm di arrivare alla cancellazione dei diritti di impianto dopo il 2015, o al massimo dopo un’eventuale proroga del sistema fino al 2018 (che comunque avverrebbe solo su esplicita richiesta degli Stati membri).
Le opinioni espresse dal ministro Romano rafforzano quindi la posizione italiana a sostegno delle critiche allo smantellamento del sistema delle licenze già espresse, nei giorni immediatamente precedenti il Vinitaly, nella riunione dei viticoltori europei che si è tenuta presso il Senato francese. Al termine di quella riunione i produttori europei in un comunicato congiunto di Efow (la federazione dei consorzi dei vini a denominazione d’origine europei) avevano chiarito che «nell’ambito della prossima riforma dell’Ocm vino, in calendario per il 2016 si punterà a fornire risposte concrete alle necessità espresse dal settore vino riguardo alla gestione della produzione».
Tuttavia, la questione deregulation non è stato l’unico argomento al centro dell’intervento del ministro. Romano ha anche parlato della necessità di rilanciare il mercato interno del vino. «Gli spazi all’estero sono ancora ampi – ha spiegato – considerando che negli Usa, il nostro principale cliente, il consumo pro capite arriva a malapena a 9,5 litri contro i 40 litri ancora registrati in Italia. Ma il futuro del vino non dipende solo dall’estero. Occorre rilanciare anche i consumi interni con una importante strategia promozionale diretta ai giovani e centrata sul consumo responsabile. E va inoltre rilanciata la carta dell’enoturismo».
Altro capitolo toccato dal discorso del neo-ministro è stato quello dei controlli. «Il nostro sistema di garanzia della qualità dei prodotti vitivinicoli – ha sottolineato – va valorizzato. Sotto questo profilo dobbiamo intensificare i controlli nell’ambito di una strenua lotta che deve essere diretta a bloccare lo “tsunami” della contraffazione ».
L’edizione 2011 di Vinitaly ha chiuso i battenti con numeri record sia sotto il profilo delle presenze nel complesso (156mila presenze, +10%) che soprattutto sotto quello dell’affluenza di operatori stranieri che con 48mila unità hanno fatto segnare un progresso del 3 per cento.
«Ma ai risultati positivi sotto il profilo numerico – ha detto il presidente di Veronafiere, Ettore Riello – hanno fatto da contraltare quelli registrati sul fronte del business con impressioni favorevoli raccolte da tutti i principali player del vino made in Italy». Pur senza cedere a trionfalismi, si è rafforzata la sensazione che il vino italiano abbia imboccato la strada di una solida ripresa.
Il Vinitaly 2011, infine, sarà l’ultimo con l’attuale organizzazione del calendario. «Dal prossimo anno infatti – ha spiegato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – il Vinitaly sarà inaugurato di domenica e durerà fino al mercoledì. Il primo giorno sarà dedicato al pubblico e i successivi tre esclusivamente agli operatori professionali. Contemporaneamente saranno rafforzati gli eventi di “Vinitaly 4U”, ovvero le manifestazioni dedicate al vino che si svolgono in contemporanea alla nostra manifestazione, nella provincia di Verona».
Infine, ulteriori indicazioni sono emerse sul piano delle possibili collaborazioni che in un prossimo futuro si potranno aprire fra Veronafiere e altre Regioni. «Abbiamo ricevuto alcune richieste – ha aggiunto Mantovani – in particolare da Toscana, Sicilia e Campania per verificare se sarà possibile organizzare con il nostro know how manifestazioni dedicate ai vini dei diversi territori».


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