Rinnovabili al 23% dei consumi

ENERGIA
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Già la legge 133 del 2008 prevedeva la definizione da parte dell’Italia di una Strategia energetica nazionale (SEN), diretta a delineare la direzione di sviluppo del settore, in modo da orientare le decisioni e le scelte dei prossimi anni. Anche se con notevole ritardo (la strategia doveva essere definita nei primi mesi del 2009), finalmente è stato avviato il percorso di stesura del documento che dovrebbe vedere la luce entro la fine dell’anno.

La prima bozza di Strategia energetica nazionale (a breve si attende l’ufficializzazione del documento per attivare il confronto con le parti interessate) si incentra su quattro obiettivi:

1. Ridurre significativamente il gap di costo dell’energia per consumatori e imprese, con un allineamento ai prezzi e costi dell’energia europei;

2. Favorire la crescita economica sostenibile attraverso lo sviluppo del settore energetico. Considerando le opportunità, anche internazionali, che si presenteranno in un settore in continua crescita (stimati 38mila miliardi di investimenti mondiali al 2035) e la tradizione e competenza del sistema industriale in molti segmenti, lo sviluppo del settore industriale energetico è un obiettivo in sé della strategia energetica;

3. Continuare a ridurre la dipendenza di approvvigionamento dall’estero che oggi costa al Paese circa 62 miliardi di euro l’anno;

4. Raggiungere e superare gli obiettivi del Pacchetto europeo clima-energia 2020.

I primi due obiettivi sono di fondamentale importanza anche per il mondo delle imprese, gli altri due assumono un grande valore strategico nazionale in riferimento ai traguardi ambientali che ci si prefigge al 2020:

-19% di emissioni di gas serra, rispetto al 18% di riduzione previsto dalla Ue per l’Italia rispetto alle emissioni del 1990;

23% di incidenza dell’energia rinnovabile sui consumi totali e oltre il 38% sui consumi elettrici (rispetto all’11% e al 23% rispettivamente del 2010);

-24% dei consumi primari rispetto all’andamento inerziale al 2020, superando gli obiettivi europei di -20%, grazie alle azioni di efficienza energetica.

Come già accennato, tra le priorità da sviluppare ai fini del raggiungimento della strategia, oltre all’efficienza energetica per la quale vengono previsti ambiziosi e condivisibili obiettivi, ci sono anche le rinnovabili per le quali la SEN si propone: il superamento degli obiettivi europei al 2020, con un più equilibrato bilanciamento tra le diverse rinnovabili (in particolare, le rinnovabili termiche); la sostenibilità economica dello sviluppo del settore, con allineamento dei costi di incentivazione ai livelli europei e graduale accompagnamento verso la grid parity; una preferenza per le tecnologie con maggiori ricadute sulla filiera economica nazionale; una progressiva integrazione con mercato e rete elettrica.

Fermo restando che sulle rinnovabili occorrerebbe una visione più europea, avendo maggiore coraggio e determinazione nel proiettarsi verso traguardi futuro, vi sono alcuni aspetti che lasciano perplessi.

Innanzitutto lo sviluppo della produzione termica a cui giustamente viene assegnato un grande ruolo nella strategia e vengono enfatizzati i risultati che si potranno raggiungere con l’applicazione del “conto termico”. In realtà il decreto in via di emanazione, oltre a concentrarsi nel settore pubblico, contiene diverse limitazioni per quanto riguarda la possibilità di installare generatori di calore a biomassa nelle imprese.

Poi occorre soffermarsi sul biometano che, almeno in questa prima stesura, viene trattato con totale sufficienza e liquidato in poche battute in relazione ai costi elevati di produzione ed all’abbondante disponibilità di metano esistente in Italia.

Tutto ciò lascia davvero sorpresi visto che produzione termica e biometano dovevano essere tra le più importanti novità del Dlgs. 28/11.

Infine gli obiettivi fissati dalla Strategia per la produzione elettrica al 2020: sviluppare la produzione di rinnovabili fino al 38% dei consumi finali. I decreti emanati di recente sul fotovoltaico e altre fonti rinnovabili, saranno in grado di sostenere questo percorso? Ad oggi non è possibile fare previsioni, però qualche perplessità c’è soprattutto in relazione all’eccessiva burocratizzazione.

VISIONE EUROPEA AL 2050

Meno incisiva è la bozza di SEN rispetto agli obiettivi da raggiungere nel 2030-2050, nonostante l’Ue nella Roadmap 2050 sulla decarbonizzazione dell’economia, punti: a ridurre le emissioni di gas serra dell’80-95% rispetto ai livelli del ‘90 entro il 2050; ad un incremento dell’importanza dell’energia elettrica, che dovrà quasi raddoppiare la quota sui consumi finali (fino al 36-39%) e contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti e del riscaldamento; ad un incremento sostanziale delle rinnovabili, che potranno rappresentare il 55% dei consumi finali di energia (e dal 60 al 90% dei consumi elettrici).

Scelta che lascia ancora più perplessi visto che lo stesso documento sottolinea che i principali Paesi si stanno muovendo verso l’adozione di obiettivi di strategia energetica in linea con quelli comunitari.

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Rinnovabili al 23% dei consumi

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