Riforma Pac, pronto il «Piano B»

POLITICA AGRICOLA
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La Commissione europea
è già pronta a
prendere le misure
necessarie per rendere il
2014 un anno transitorio per
i pagamenti diretti, al fine di
evitare un vuoto normativo.
Questo anche in caso di un
accordo in tempo utile sulla
riforma della Pac per il periodo
2014-20. Lo ha confermato
nei giorni scorsi lo stesso
portavoce del commissario
Ue all’Agricoltura, Dacian
Ciolos. La necessità di un
anno di misure transitorie,
infatti, sembra ormai certa:
anche se i regolamenti e le
norme applicative fossero
pronti in tempo, gli organismi
pagatori avrebbero bisogno
di tempo per concludere
le procedure interne, tra cui
l’installazione di sistemi informatici
adatti a gestire il
nuovo regime di pagamento
agricolo. Su questo aspetto
concordano anche i ministri
europei dell’Agricoltura.

Diverso invece il discorso
relativo al secondo pilastro.
L’approvazione dei nuovi
programmi di sviluppo rurale
2014-20 nei tempi necessari
non dovrebbe essere a
rischio, ammesso che i capi
di Stato e di Governo riescano
a trovare un’intesa sulle
prospettive finanziarie dell’Unione
nel corso del Consiglio
europeo di febbraio, permettendo
così di definire il
budget della futura politica
di sviluppo rurale e soprattutto
di raggiungere anche un
accordo politico sulla riforma
della Pac entro giugno
2013.
Il 23 gennaio è previsto
intanto il voto in commissione
Agricoltura del Parlamento
europeo degli emendamenti
alla riforma: «Ci saranno
modifiche sostanziali
alla proposta della Commissione
europea», annuncia il
presidente Paolo De Castro.
A partire da «una significativa
riduzione degli oneri burocratici
a carico delle imprese
per l’applicazione delle
nuove regole sul greening,
con una soglia di esenzione
elevata a 15 ettari e la riduzione
dal 7 al 3% delle aree
ecologiche. Per il voto finale
aspetteremo però la conclusione
del negoziato sul bilancio.
Senza garanzie sul budget
– avverte De Castro –
non ci sarà nessuna riforma
».
Le indicazioni dell’Europarlamento
sul tema potrebbero
però sostenere, pur indirettamente,
la posizione italiana
(si veda anche «Agrisole
» n. 47). Mentre in seno al
Consiglio dei ministri Ue si
viaggia ancora in ordine
sparso e risulta difficile individuare
possibili maggioranze
o minoranze di blocco anche
su singoli aspetti della
riforma. Per il ministro delle
Politiche agricole, Mario Catania,
«l’andamento tecnico
della discussione è comunque
positivo per l’Italia, anche
se la trattativa parallela
sul bilancio pluriennale resta
difficile e incerta. Ma ho
grande fiducia nel lavoro
che sta portando avanti il
premier Monti, sia sulla salvaguardia
della spesa agricola
complessiva che sulla ripartizione
dei fondi tra Stati
membri». Una posizione che
comporta un doppio onere
negoziale per l’Italia «che
da una parte – spiega il ministro
– chiede di non tagliare
il bilancio europeo, e al tempo
stesso di riequilibrare la
spesa migliorando la posizione
contributiva dell’Italia».
Le ultime proposte del
presidente del Consiglio europeo,
Herman Van Rompuy,
penalizzano fortemente
però proprio i capitoli di spesa
attraverso i quali sarebbe
possibile una redistribuzione
dei fondi Ue più vantaggiosa
per l’Italia, come la politica
agricola e quella di coesione.
D’altra parte si tratta
anche delle principali voci
del bilancio Ue e, dovendo
tagliare, è quasi impossibile
non intaccarle. «Il problema
però – spiega De Castro – è
che le ultime bozze presentate
da Van Rompuy sono gratuitamente
appiattite sulle richieste
britanniche di tagli,
anche se per fortuna non siamo
ancora arrivati ai 200 miliardi
di risparmi invocati da
Cameron». Il vertice di febbraio
sul bilancio, non ancora
formalmente convocato,
ripartirà comunque dall’ultima
bozza (si veda «Agrisole
» n. 46/2012) che migliorava,
anche se di poco, gli stanziamenti
a favore dell’agricoltura
rispetto alla stangata
da 25 miliardi di tagli proposta
alla vigilia del vertice,
con 372,2 miliardi totali
(277,8 agli aiuti diretti e
83,6 allo sviluppo rurale). E
confermava i criteri di riparto
più favorevoli all’Italia,
«anche se – dice Catania –
devono ancora essere tradotti
in numeri».

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